Turchia e dintorni. Si perde nella notte dei tempi (seconda parte)

16 aprile 2018
[Emanuela Locci]

In questa seconda parte dell’analisi del rapporto tra curdi e turchi si riprende il discorso dalla fondazione del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Fondato da Abdullah e Osman Öcalan nel novembre 1978 con un’ideologia di base marxista leninista, aveva come scopo la rivendicazione di uno stato indipendente nella regione del Kurdistan.

Nel 1980 a causa del colpo di stato il partito fu posto sotto stretto controllo dai militari. Dal 1980 all’83 molti componenti del partito furono indagati, arrestati e ottantanove di essi furono condannati a morte. Con la repressione derivante dal colpo di stato dell’80, i militanti del PKK si trasferirono in Libano, mentre molte altre organizzazioni curde decisero di trasferire le proprie attività in Europa.

La decisione di queste organizzazioni di portare la causa curda all’attenzione dei paesi europei ebbe però come primo effetto quello di attribuire al PKK che ancora aveva un contatto diretto con il territorio, il monopolio della lotta curda. Nel 1984 con il ripristino di un governo democratico, il PKK che lottava politicamente per il riconoscimento dei diritti della popolazione curda decise di inaugurare la stagione della lotta armata. Iniziò così la lotta curda contro il governo turco. Nel corso dei decenni la disputa è stata molto dura registrando una serie di picchi di violenza. Dopo i primi episodi di guerriglia il governo di Ankara definiva il PKK come un “gruppo limitato di terroristi”, anche per non rinforzare la sua posizione nelle comunità curde, invece dal punto di vista militare e politico il governo cercava di porre dei rimedi.

Fu prima promulgata la legge marziale che rimase in vigore fino al 1987, dopo fu indetto lo stato di emergenza, strumento di controllo statale che colpì anche il Kurdistan dal 1992. Furono promulgate tutta una serie di leggi che in modo esplicito vietavano la continuazione della cultura curda in ogni sia forma: dalla lingua, al vestiario, feste, canzoni e tradizioni. Ma Ankara va oltre e nel 1991 promulga la legge antiterrorismo, che indica una serie lunghissima di comportamenti che possono essere considerati terroristici, bloccando di fatto qualsiasi possibile manifestazione di dissenso.

Intanto la Turchia conosceva varie fasi politiche in cui si susseguirono diversi governi: Süleyman Demirel trattò la questione curda limitandosi a considerarla solo nella prospettiva della lotta al terrorismo, eludendo il possibile dialogo con la comunità curda. La situazione migliorò leggermente nel 1993, quando da parte curda fu annunciato il cessate il fuoco. Le ragioni che spinsero i vertici del PKK verso questa decisione unilaterale erano molteplici: gli alleati internazionali del PKK, come ad esempio i siriani non erano più in grado di fornire l’aiuto che avevano fornito fino a quel momento; lo scenario internazionale in relazione alla formazione della regione autonoma del Kurdistan si era complicato, anche se invece in Europa la voce dei curdi era sempre più forte e faceva molta presa sull’opinione pubblica europea.

Conscio di tutti questi tasselli e del fatto che la posizione degli stessi potesse cambiare molto velocemente, Öcalan cercò di fruttare al massimo i fattori positivi per la causa curda, chiedendo che il PKK fosse considerato legale. L’apertura del PKK probabilmente derivava anche dalla presenza sullo scenario politico turco del presidente della Repubblica, Halil Turgut Özal, che era stato il primo politico turco a parlare apertamente di Kurdistan, e che non nascondeva le sue origini curda per parte materna. La situazione peggiorò a causa della morte improvvisa, quanto sospetta, di Özal. Demirel, il successore di Özal interpretò la tregua unilaterale come un segnale di debolezza del PKK, la situazione precipitò con il ritrovamento nella località vicina alla città di Bingol dei corpi senza vita di trentotto soldati turchi.

Öcalan da parte sua negò ogni coinvolgimento ma tant’è che la lotta armata riprese, e anche con maggior vigore da entrambe le parti. Alla fine la strategia governativa ebbe la meglio e nel 1998 la Turchia chiese l’espulsione di Öcalan dalla Siria e per rafforzare la sua richiesta inviò diecimila soldati in Siria. (la storia si ripete oggi). Il leader del PKK cominciò un periodo di fuga, prima si rifugiò a Mosca e dopo a Roma, dove fu arrestato, anche se aveva chiesto asilo politico. Mentre Roma cercava di far processare Öcalan in uno stato terzo, la Corte di Appello di Roma revocò l’obbligo di dimora e il dovere di espatrio. L’unico paese disposto a ospitarlo fu la Grecia, che decise di accoglierlo nella sua ambasciata in Kenya. La vicenda si concluse con Öcalan catturato all’aeroporto di Nairobi da agenti della CIA. Estradato in Turchia, fu rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di İmralı, e condannato all’ergastolo.

Con l’arresto e il processo al leader curdo anni è evidente che la questione curda non può più essere né nascosta, né sottovalutata anche a livello internazionale. Nel 2000 l’Unione Europea invitò a Strasburgo un rappresentante del Kurdistan turco. Poco dopo, sull’onda delle azioni post 11 settembre 2001 il PKK fu iscritto nella lista delle organizzazioni terroristiche. Da allora le azioni di guerriglia sono all’ordine del giorno, registrando una recrudescenza dal 2011. Anche se dal 2013 Öcalan ha dichiarato il cessate il fuoco e la ripresa delle trattative di pace, la situazione non è migliorata di molto per i curdi, da non dimenticare, infatti, la lotta contro l’Isis che ha impegnato le loro milizie.

Fin qui ciò che si può ricostruire dal punto di vista storico, da qui in poi parla l’attualità, che vede ancora contrapposti turchi e curdi, anche fuori dal territorio turco. L’offensiva “ramo d’ulivo” non è ancora finita, mentre Ankara punta altri obiettivi curdi nell’area del Medio Oriente, in quella che sembra una storia, una guerra, infinita.

 

[Della stessa autrice leggi anche 1) Turchia e dintorni. La nuova Turchia di Erdoğan, 2) Turchia e dintorni. Vivere lo stato di emergenza3) Turchia e dintorni. Una donna sfida l’egemonia di Erdoğan4) Turchia e dintorni. Osman Kavala il mecenate che disturba Erdoğan5) Turchia e dintorni. Ritratto degli eredi politici di Atatürk 6) Turchia e dintorni. La stretta di Erdoğan sulla libertà di stampa7) Turchia e dintorni. Ridere è peccato: la Turchia e le sue donne8) Turchia e dintorni. Quando il ramo d’ulivo non è un segno di pace 9) Turchia e dintorni. Sentirsi in pericolo10) Turchia e dintorni. La morte dello Stato di diritto11) Turchia e dintorni. Cose che accadono dentro e fuori la Turchia 12) Turchia e dintorni. Si perde nella notte dei tempi (prima parte)]

 

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