Turchia e dintorni: Europa e Turchia, la storia infinita

1 giugno 2018
[Emanuela Locci]

Mentre la Turchia si prepara alle prossime elezioni, i leader dei diversi partiti fanno alcune importanti dichiarazioni concernenti la questione dell’ingresso della Turchi in Europa, rendendo noto ai più la loro posizione politica rispetto a questo tema che da decenni sta interessando in modo più o meno costante la politica, la società e i numerosi interessi economici sia in Turchia sia in Europa.

Ultimi in ordine di dichiarazione il candidato del CHP, maggiore partito di opposizione all’AKP, Muharrem İnce, che ha detto che “L’UE è un’istituzione basata sul secolarismo e di conseguenza ha bisogno di Ankara” e la leader di destra Meral Akşener, che chiede che si acceleri il negoziato di adesione e che si aprano i capitoli bloccati. “Dobbiamo instaurare legami più stretti con l’UE”. Chiare quindi le loro posizioni sia rispetto al fatto che la Turchia debba entrare nell’Unione Europea, sia rispetto alla riaffermazione decisa della laicità della Turchia. Da decenni ormai l’ingresso della Turchia nell’Unione europea è un tema “caldo”, ma quali sono i passaggi storici di questa, che sembra una storia infinita che dopo circa sessanta anni dal suo inizio non ha ancora trovato compimento? Per scoprirlo bisogna fare un passo indietro e arrivare a ritroso fino alla fondazione della repubblica di Atatürk e forse anche più indietro. Infatti, già nel 1839 l’allora Impero ottomano aveva fatto un notevole passo nei confronti dell’Europa, introducendo una serie di riforme che avvicinavano l’Impero all’occidente, al momento della costituzione della repubblica questa linea politica si è istituzionalizzata e la nuova Turchia si è dotata di numerose misure che la ponevano al fianco dell’Europa. Ci si riferisce ad esempio alle riforme giuridiche, quali codice civile, diritti delle donne (si ricorda che le donne turche ottennero il diritto di voto attivo e passivo nei primi anni trenta del Novecento), ecc. Questo costante sforzo di essere annoverati tra i paesi occidentalizzati e moderni si è protratto nel tempo per giungere al 1959, quando la Turchia presento formale richiesta per aderire a quella che era allora la CEE, costituita due anni prima e prologo a quella che sarebbe diventata la Comunità Europea. Con questa richiesta si dimostrava ancora di più da parte turca la volontà di legare i propri destini a quelli dell’Europa. Dopo quattro anni la Turchia sottoscrive l’Accordo di Ankara, che pone un nuovo e importante tassello sulla strada della piena adesione. Il processo di adesione subisce un primo stallo negli anni Settanta e Ottanta sia a causa dei colpi di stato, sia per l’annosa questione di Cipro (questione su cui torneremmo in uno dei prossimi appuntamenti della rubrica). Saranno necessari tredici anni di intensa attività diplomatica, prima che la situazione si sblocchi, infatti, nel 1987, Turgut Özal presenta un’ulteriore richiesta di adesione, che però due anni dopo sarà rifiutata. Malgrado questi problemi i negoziati non si fermano, gli anni Novanta sono cruciali per la definizione del concetto di Europa unita, nel 1993 si passa da quello che era un accordo economico tra stati al compimento del disegno europeo, attraverso l’istituzione dell’Unione Europea, che diverge dal primo organismo per la sua specificità politica.

La Turchia in tutto ciò rimane ai margini, ma mai fuori dalla porta, nel 1996 entra in vigore l’unione doganale, e tre anni dopo, quasi inaspettatamente, le è riconosciuto lo status di paese candidato. Dall’inizio del 2000 la Turchia mette in atto una serie di riforme, anche perché in questo periodo sembra che i paesi europei siano tutti concordi nel ritenere la Turchia meritevole dell’ingresso nell’Unione. La delusione per i turchi però è dietro l’angolo, infatti, al contrario di altri paesi, tra i quali anche Cipro, è esclusa. Ma quali sono stati i motivi di questo nuovo arresto nel processo di adesione? Possono essere identificati diversi ostacoli da entrambe le parti: da parte europea ha giocato un ruolo fondamentale l’opposizione della Francia e della Germania. Da parte turca si possono indicare tre questioni fondamentali: il problema delle libertà civili spesso negate, la questione curda e quella relativa al mancato riconoscimento del genocidio armeno. Il processo è riavviato nel 2005 con l’inizio di nuovi negoziati, ma a tutt’oggi non si è pervenuti a nessuna conclusione definitiva.

Del resto i problemi che erano presenti negli anni duemila, sono oggi attualissimi. Con l’avvento al potere del partito AKP, guidato dall’attuale presidente della repubblica Erdoğan, nulla è cambiato, anzi negli ultimissimi anni la percezione è che l’ingresso nell’Unione non sia una priorità nell’agenda politica del partito al governo. In più dichiarazioni il presidente ha sottolineato la volontà turca di adesione all’Unione, ma nello stesso tempo non ha mancato di rimarcare l’eterna indecisione dell’Unione stessa, che si dibatte tra impegno nell’allargamento a paesi terzi, e problemi legati alla propria identità.

L’Unione europea ha comunque da parte sua continuato ad incoraggiare la Turchia a lavorare per effettuare le riforme necessarie per ottenere l’adesione. L’ha fatto anche nel 2011 attraverso dei fondi che ammontavano a 750 milioni di euro, denari necessari per il rafforzamento delle istituzioni democratiche. Nel corso degli anni agli sforzi economici europei non hanno corrisposto uguali risultati dal punto di vista delle riforme.

Il processo di adesione è ancora aperto, anche se in una situazione di semi-paralisi, poiché la Turchia sembra scivolare sempre più verso un governo autoritario, i criteri indicati dall’Unione non sono stati soddisfatti, e ora più che mai pare che Erdoğan abbia concentrato la sua attenzione sui rapporti con la Russia e l’Oriente in generale, alla strenua ricerca di un ruolo di primo piano nella regione del vicino e medio oriente, ruolo che non riesce a vedersi riconosciuto nel quadro europeo.

[Della stessa autrice leggi anche 1) Turchia e dintorni. La nuova Turchia di Erdoğan, 2) Turchia e dintorni. Vivere lo stato di emergenza3) Turchia e dintorni. Una donna sfida l’egemonia di Erdoğan4) Turchia e dintorni. Osman Kavala il mecenate che disturba Erdoğan5) Turchia e dintorni. Ritratto degli eredi politici di Atatürk 6) Turchia e dintorni. La stretta di Erdoğan sulla libertà di stampa7) Turchia e dintorni. Ridere è peccato: la Turchia e le sue donne8) Turchia e dintorni. Quando il ramo d’ulivo non è un segno di pace 9) Turchia e dintorni. Sentirsi in pericolo10) Turchia e dintorni. La morte dello Stato di diritto11) Turchia e dintorni. Cose che accadono dentro e fuori la Turchia 12) Turchia e dintorni. Si perde nella notte dei tempi (prima parte) 13) Turchia e dintorni. Si perde nella notte dei tempi (seconda parte), 14) Turchia e dintorni. Turchia monopartitica?, 15) Turchia e dintorni. Il neo-ottomanesimo, nuova frontiera per la Turchia]

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