Tuvixeddu, altro che ruspe

8 Agosto 2008

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Marcello Madau

Non sono felici, a Cagliari, le prospettive della necropoli punica di Tuvixeddu, una delle più vaste dell’antichità, notissima nel mondo scientifico internazionale. Vincoli cancellati, spazio alla ruspe. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Regione contro l’annullamento, da parte del TAR Sardegna, dei vincoli a suo tempo imposti dalla giunta di Renato Soru.
La sentenza del Consiglio di Stato è ampia e stringente. Dice che i quattro membri esterni della Commissione Regionale per il Paesaggio dovevano essere nominati con un provvedimento legislativo, che è mancato. Che il Comune di Cagliari, partecipe oltretutto del precedente accordo di programma sull’area, non è stato coinvolto formalmente. Infine, che la Regione è passata dall’eccesso allo sviamento di potere per aver collegato il vincolo susseguente all’analisi della Commissione Regionale al progetto di sistemazione del colle, una sorta di oggetto misterioso, elaborato dal celebre architetto Gilles Clement. Una forzatura che nei fatti non ha certo reso un buon servizio alla tutela dell’area. Errori di forma e di sostanza democratica difficili da accettare.
Veleni politici esplodono come fuochi d’artificio: chi non ha mai sopportato difesa e valorizzazione di paesaggi e monumenti si lancia, gli occhi iniettati di sangue e cubature, su un caso che promette di trascinarsi sino alle prossime elezioni. Una proterva iniziativa di destra, senza punti di vista culturalmente motivati sulla necropoli, travalica i confini classici della politica impregnando di sé pezzi del centro-sinistra in una rissa fatta di richieste di dimissioni, commissioni d’inchiesta ad uso di polverone elettorale, inaccettabili intimidazioni verso gli esperti della Commissione Regionale (chiamati da esponenti di AN “plotone di esecuzione contro l’accordo di programma”).
Nei commenti la necropoli è nella sostanza assente, travolta, prima ancora che dalle ruspe e premessa necessaria ad esse, da una politica tradizionale che non accetta di passare la mano e da sempre assente o assai debole nella difesa di cultura e paesaggio. Questo incrocio oggettivamente complesso di crisi della tutela, delicate questioni giuridiche con forti elementi di tensioni e contraddizioni istituzionali, pessime concezioni della qualità urbana, bassa cultura della tutela e degrado della politica, offre non pochi insegnamenti. Vediamone alcuni.
Ad esempio, lo scontro fra vincolo regionale e precedente vincolo della Soprintendenza Archeologica: quest’ultimo, l’unico oggi giuridicamente esistente, è ampiamente inadeguato. Ma esso esprime una ben nota modalità operativa media di soprintendenze archeologiche squattrinate, non di rado tese ad accordarsi con enti e privati per una mediazione che permetta di scavare qualcosa e salvare il salvabile (qua il concetto di salvabile appare davvero miope e riduttivo). Un’ottica dello scavo di emergenza/urgenza che produce pasticci a volte assai censurabili e tutela inadeguata, arrivando a consentire persino orrendi buchi nelle strutture dell’anfiteatro romano di Karalis.
Tuvixeddu è stato per decenni abbandonato, in preda al degrado: ma il suo problema, più che da attribuirsi ad imprenditori che fanno il loro mestiere (fermo restando che non prevederebbe danneggiamenti), è la mancata comprensione che un tale patrimonio ammetta solo interventi di tutela e valorizzazione, ed escluda di per sé edilizia abitativa nella sua area. Oggi la Regione sarda mostra di voler salvare il patrimonio culturale anche con interventi di grandi nomi e grandi capitali. Lo fa per supplire alle scarse idee e soprattutto alle risorse inadeguate della tutela classica; questa azione sarebbe comprensibile se fosse accompagnata da processi di coinvolgimento democratico ai quali la sinistra non può rinunciare. Ancora, nel tormentato mare delle competenze statali/regionali la Regione Sarda (e anche la giunta di centrosinistra) non si è mostrata solo innovativa e coraggiosa ma pure, e non raramente, autoritaria e pasticciona; si coglie il rischio di spinte corporative, anche di apparato, che sognano una piena devolution nel campo dei beni culturali con malferme nozioni giuridiche. La saldatura con le tendenze leghiste è di fatto pericolosa. Vi è infine, e non certo da ultima, la forte volontà della destra cagliaritana, al governo nel capoluogo, di capitalizzare il momento politicamente favorevole e muoversi con le mani libere rispetto ad ambiente e monumenti, soprattutto verso i vincoli che essi portano, consolidando una città della speculazione dove si spara senza competenza sul Museo del Betile di Zara Hadid e si progetta un altro stadio di calcio, ritenuto inutile persino da Gigi Riva…
Chi difenderà oggi Tuvixeddu? Chi potrà dire, dopo le nuove centinaia di tombe e i danneggiamenti denunciati, che il vincolo esistente (quello ‘vecchio’ della Soprintendenza) è davvero sufficiente? Il Ministro, il suo Comitato scientifico, il Direttore regionale ai beni culturali e paesaggistici ed i Soprintendenti sardi vorranno prendersi questa responsabilità?
La Regione ha già annunciato alcune contromisure: speriamo che siano efficaci e meglio consigliate e non siano rallentate, come sembra, dalla crisi del PD. La sentenza del Consiglio di Stato non dice – né potrebbe dirlo – che i vincoli non sono appropriati, ma che devono essere fatti bene e facendo tesoro delle sue “prescrizioni”. Ma il problema non è solo giuridico. Speriamo che non si riproducano errori che non è sufficiente ammettere se non si modifica quella parte di prassi autoritaria e approssimativa che ne è causa. Tutti gli uomini che amano la cultura e capiscono il valore della gigantesca necropoli (espressi dall’appello di centinaia di studiosi e semplici cittadini capeggiato da Giovanni Lilliu) devono battersi democraticamente e con grande fermezza per salvarla ed acquisire definitivamente i terreni al patrimonio pubblico. Gli Enti territoriali, e non solo la Regione, dovrebbero togliere ogni edificazione da un’area anche troppo martoriata, eventualmente, laddove come pare vi siano diritti giuridicamente maturati, spostandola in cambio verso altre aree. Intanto, una mobilitazione è bene che riparta, che cittadini, associazioni culturali e ambientaliste vigilino e continuino a documentare e fotografare. Che il luogo non venga abbandonato e la precisa localizzazione dei nuovi rinvenimenti, che modificano profondamente i termini della questione, diventi di evidenza pubblica, anche con una mostra autorevole e ‘indipendente’.

12 Commenti a “Tuvixeddu, altro che ruspe”

  1. Stefano Deliperi scrive:

    caro Marcello, la Regione – a voler esser buoni – è riuscita a complicarsi la vita da sola. Considerazioni più ampie su gruppodinterventogiuridico. Vent’anni di battaglie ecologiste e culturali rischiano di esser buttate nel guardaroba dei cani…

  2. Elio Pillai scrive:

    Marcello
    Ti chiedi chi difendera’ oggi Tuvixeddu?Io penso cheTuvixeddu si possa difendere solo se nasce un forte movimento autonomo, avendo come obiettivo una battaglia contro ogni tipo di cementificazione di destra e di sinistra.Così come dovrebbe sorgere contro il betile a Sant’elia e contro la costruzione del nuovo stadio.Io credo che ci sia in atto un progetto per mettere le mani su una zona che non esito a definire la piu’ bella della citta’.C’è progetto che va dallo stadio passando per le demolizioni dei palazzoni di S.Elia fino ad arrivare alla Sella del Diavolo,per poi tornare al campo Rossi e alle aree militari dismesse.E’ sul campo Rossi e sulle aree militari che si chiudera’ la partita.Nel Cda del C.Rossi si discute da anni su un nuovo assetto urbanistico da dare ala citta’ di cagliari.E’ non è neppure un caso che il campo Rossi da anni sia stato dato in gestione alla destra.Marcello,Soru non puo’ essere il sostenitore e il difensore di questa battaglia solo perche’ è un po piu’ ambientalista di Cualbu.Tu dai a Soru un alibi,quasi che la sentenza su Tuvixeddu sia frutto dei suoi cattivi consiglieri e che il progetto di Giles-Uros sia un oggetto misterioso e una sua forzatura.
    Soru non fa nulla a caso.E’ in atto uno scontro fortissimo tra imprenditori per chi si aggiudicherà questa partita e Soru e la Lega Coop non sono estranei.
    Noi non abbiamo ancora capito la lezione del 13/14 aprile,quando la sinistra governa come la destra,le gente preferisce la destra vera.

  3. Marcello Madau scrive:

    Caro Elio, condivido molte delle tue affermazioni, e spero davvero (noi cerchiamo di fare la nostra parte) che si formi un movimento autonomo per Tuvixeddu.
    Siccome un vincolo va messo istituzionalmente, meglio ancora se con la pressione di movimenti e società, che esso sia ben fatto, che sia chiarito chi lo vuole davvero e chi è meglio che cambi mestiere. Questo non significa creare alibi: permettimi la presunzione, ma quanti a sinistra, come dalle colonne del Manifesto Sardo, hanno criticato errori e autoritarismo soriani senza scadere nell’antisorianismo viscerale né tanto meno nella canea della destra, o senza flirtare per qualche lacerto identitario? Quante assenze a sinistra mentre noi , apprezzando l’apprezzabile, criticavamo apertamente (prendendoci degli antisoriani…) sia FestArch che modalità e natura del progetto dell’architetto Clement.
    Riguardo al Museo del Betile, sul quale siamo intervenuti con critiche interne al progetto (che architettonicamente trovo assai bello) e di contesto urbano, non credo che un quartiere e una città, meglio ancora se di origini umili, non possano e non debbano avere un bel museo, che la grande cultura non possa essere una risorsa per il popolo. Ovvio che c’è un problema, delicatissimo, più ampio, come tu fai intuire. Ma devo dire, francamente, che gli alibi per Soru li ha creati soprattutto l’assenza della sinistra, partiti e movimenti, sul tema della tutela dei beni culturali e del loro rapporto con le comunità.

  4. Elio Pillai scrive:

    Marcello non siete voi in discussione.
    Soru mi lascia indifferente,cio’ che non mi piace è la sua Politica.
    E’ lungo l’elenco delle cose politicamente inaccettabili che Soru ha fatto in questi 4 anni..
    Non possiamo nasconderci che Soru è un imprenditore,continua a fare l’imprenditore,ragiona da imprenditore,e siede con suoi rappresentanti nei vertici sardi e nazionali della confindustria.
    Entra in politica combattendo i partiti, per distruggerli,non per riformarli.
    Il suo ultimo acquisto “L’Unita’”,la usa come una mazza dentro e fuori il suo partito,”licenziando”persino il segretario
    Sono stato a Is arenas,con un deputato di Rifondazione,il direttore di quel carcere ci ha spiegato che ci sono forti pressioni da parte della regione sarda per dismettere il carcere?!
    Ho saputo che il carcere Is arenas confina con una sua proprieta’(Scivu)altra bellissima spiaggia.
    Soru non è stato ne un innovatore-rinnovatore,ha governato da soloe male,tenendo spesso la sua giunta sotto scacco pena il licenziamento.
    Ha reagito spesso come Berlusconi nei confronti della magistratura quando questa bacchettava le sue leggi.
    Il sole 24ore di oggi pubblica i dati su” lavoro ,ricerca e occupazione”dopo di noi c’è solo la Sicilia.
    Gia’, i movimenti,( le presenze, vedi legambiente su G8 o sulla Saras)e le assenze,i partiti, la societa’, la democrazia e la questione morale?
    Dico solo che se c’è un prezzo da pagare tra Soru e i residui di una classe politica forchettona,io non pago!

  5. Cristina Ronzitti scrive:

    Io ho lasciato la Sardegna per lavoro quasi 2 anni fa…Ma ricordo con molto piacere la stagione 2004-2006 dei sit in e delle varie battaglie per difendere Tuvixeddu e altre aree di Cagliari, del dibattito sulla democrazia partecipativa e sul piano strategico , dei tentativi di introdurre nuovi strumenti democratici nell’amministrazione della città….Raf, Stefano D., e tutti gli altri ….dove siete ?

  6. Stefano Deliperi scrive:

    Cristina mi segnala questa discussione e mi chiede “dove sono”. Il Gruppo d’Intervento Giuridico, gli Amici della Terra e, molto più modestamente, Stefano Deliperi sono qui e lavorano qui, in questa maledetta/amata Isola, cercando di fare del proprio meglio per salvaguardare Tuvixeddu e le mille Tuvixeddu di questa Sardegna. Poco ci importano le posisizioni di questa o quest’altra “entità” sociale, ambientalista, culturale o altro. Spesso ci troviamo, in concreto, da soli o poco ci manca. Poco importa. Se avessimo atteso Godot nel 1992 l’amministrazione comunale socialista, comunista, solidarista, progressista (e magari pure amica dei Kurdi) di Arbus avrebbe fatto cementificare Scivu ben prima dell’acquisto da parte di Renato Soru. Le nostre denunce, le nostre campagne stampa, le petizioni internazionali da noi promosse evitarono la colata di cemento. 80 mila metri cubi. Potrei elencare cento altri casi ed ancora altri cento, ma non interessa. Interessa dire altro: un po’ di sana concretezza in più, qualche bandiera blù in meno e farà bene alla Sardegna, al suo ambiente e a noi tutti. E a speculatori “rossi”, “azzurri” farà solo male.

  7. Nicola Imbimbo scrive:

    Sottoscrivo pienamente le considerazioni di Elio Pillai sul Presidente Imprenditore. Considerazioni analoghe avevo fatto, ricevendo critiche anche da molti che successivamente hanno scoperto la natura del capo, sia negli organi dirigenti dell’allora partito DS sia sul sito dei DS Cagliari nel momento in cui fu proposto come candidato Presidente. La democrazia non è una merce. E non basta essere “buoni” e anche ottimi mercanti ( o imprenditori) per poter governare la cosa pubblica democraticamente.

  8. Raffaello Ugo scrive:

    Cara Cristina, è in corso una raccolta di firme per Tuvixeddu su http://www.cagliarisocialforum.it. E’ puramente simbolica ma indica che c’è qualcuno dall’altra parte del vetro che non si è ancora assopito. Siamo in un momento storico in cui l’assalto alla diligenza è in pieno svolgimento. Pare che l’opinione pubblica sia in gran parte andata al mare. Da anni. Questo è il problema che credo fondamentale. E’ il progetto P2 che marcia a ritmi sostenuti. Sono convinto comunque che la responsabilità sia sempre individuale. A destra se ne sbattono delle fisime ideologiche e marciano come un sol uomo. A sinistra c’è un gran polverone. Per adesso anche una firma può servire. Magari verranno tempi migliori.

  9. Andrea Nurcis scrive:

    Io a Tuvixeddu ci sono nato. Sin da bambino sapevo che li erano sepolti gli antenati dei cagliaritani. I miei genitori me l’avevano insegnato; ero piccolissimo, mia madre mi teneva per mano, conosceva quella signora molto anziana che viveva insieme ai suoi nipoti in una casetta proprio al centro della necropoli. Questa signora ci accompagnava a visitare questo luogo: ci portava dentro delle grandi tombe che contenevano meravigliosi tesori e ci diceva: “siete i primi che faccio entrare in questa grotta, è giusto che il bambino impari”… I suoi nipoti erano due ragazzi piuttosto disadattati, avevano le mani enormi, le unghie abbombate, i denti marci e le gengive violacee. Una volta che mi ammalai mia madre chiamò questa signora che mi fece degli strani sortilegi: un’ insalata di preghiere condita con acqua e olio. Tuvixeddu era davvero una collina bellissima e misteriosa anche nell’abbandono e nel degrado. I sacri scarabei stercorari spingevano le loro sfere di sterco districandosi tra le chiazze di nafta e carburante perse dalle ruspe della Cementeria. Lo sterco era quello di un gregge di pecore che transumava sul colle arrivando praticamente sin dentro il cortile della mia casa. Il pastore era un signore molto simpatico. Anche lui, come tutti noi, abitanti sottoproletari del colle, discendente incorrotto del popolo fenicio punico.

  10. Giancarlo Nonis scrive:

    Andavo a fare le foto a Tuvixeddu, nel 1970, era “sorvegliata ” dall’ultima abitante della necropoli, un’arzilla vecchietta, vi risiedeva dagli anni dello sfollamento e dei bombardamenti “amici” su Casteddu. I tombaroli operavano al di fuori del’area che verrà poi vincolata dalla Sovrintendenza, e fino al primo progetto della Coimpresa nel il centrosn e centrodx, si preoccuparono, salvo GIG e AdT, che promossero assembleee e raccolte di firme. Intervenni alla presentazione del progetto nella circoscrizione di S. Avendrace, criticando da cittadino la proposta progettuale. Poi sulla diligenza salirono varie improvvisate associazioni più o meno leghiste dell’ambiente. E il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ora che c’è stato il giudizio di condanna, sul metodo e sul merito dell’operato dei consulenti (se non sbaglio non è il cittadino -governatore Soru, a scrivere cosa e come si vincola il territorio, anche se le spese processuali le pagherò anche io con le nuove tasse regionali). Il rispetto della legge ci impone di avanzare una proposta. Un tavolo di discussione tra i progettisti privati che hanno vinto il ricorso, gli enti locali, regione, e associazioni che hanno titolo (non mere chiacchere) per discutere giuridicamente, con storia e cultura, un confronto definitivo, senza che si presentino progetti non approvati da nessun ente che ha titolo per farlo. La crisi economica e culturale e di valori che avanza, non sottovalutiamola.

  11. Mimmia Casu scrive:

    SCRIVE PILLAI : “Sono stato a Is arenas,con un deputato di Rifondazione,il direttore di quel carcere ci ha spiegato che ci sono forti pressioni da parte della regione sarda per dismettere il carcere?!
    Ho saputo che il carcere Is arenas confina con una sua proprieta’(Scivu)altra bellissima spiaggia.
    Soru non è stato ne un innovatore-rinnovatore,ha governato da soloe male,tenendo spesso la sua giunta sotto scacco pena il licenziamento….”

    Andate avanti così compagni! Siete ridotti allo 0,0 del 2%. E non vi basta, volete di più, toccare le quote più basse. Emozionante vero? Ma si sa che è bello essere il nano più basso del mondo. Se non vi è andato bene Soru temo che non ci sarà futuro, chi scrive in questo modo chissà dove mira. Se non vi va bene nulla di Soru che farete quando governerà Nizzi? Vi brucerete in piazza Yenne in una notte senza luna? O festeggerete con Cabras e Zuncheddu ? Allora sì che vi voglio vedere all’opera, quando moltplicherete gli sforzi (???) per combattere gli speculatori. Ma non capite che dovete dimostrarlo che Soru vuole chiudere il carcere di Is Arenas per suoi interessi? Non capite che insinuare in questo modo fa danno a tutti? E’ una linea senza futuro, sotto lo 0,000. Auguri Pillai!

  12. elio pillai scrive:

    Mimmia,
    su Is Arenas non è una insinuazione, ho riportato quello che ho sentito con altre 5 persone. E’ vero come dici che la sinistra radicale e sotto lo zero, ti dovrai chiedere anche tu come mai è successo questo disastro. Io sono stanco di ripeterlo, fai tu! Se me lo consenti, non mi pare che in casa PD si navighi in acque migliori, stai parlando di corda in casa dell’impiccato. In quanto ai festeggiamenti, io non festeggio con Cabras, con Zuncheddu e neppure con Soru e tanto meno con Nizzi. Festeggerei una nuova rivoluzione Francese, con chi non ha lavoro, con chi il lavoro ce l’ha e non arriva a fine mese, con i precari, con i pastori, con i pescatori e con i contadini, ma questo è un sogno! Caro Casu io non compro cappotti di vintage, giornali e nè bond, e neppure Gramsci si dava a queste pazze spese, pur essendo sardo come Soru. Tuvixeddu? Tuvixeddu è stata gestita malissimo, Soru con la sua presunzione e con i suoi “errori” ha riconsegnato Tuvixeddu a Cualbu e & Soru non ha mai dialogato con i movimenti, quelli che contano, quelli che autonomamente sostengono da anni questa battaglia contro ogni tipo di speculazione e cementificazione, per non parlare del movimento cuntra su G8 (escluso lega ambiente, naturalmente..). Raffaello Ugo, Diliperi, Nonnis sono sempre li a testimoniarlo a fare la loro parte insieme a tanti/e altri/e.
    Casu, non mi piaciono gli imprenditori che governano il bene pubblico, finiscono per mescolare le due cose. Gli esempi sono li a dimostrarlo.

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