Un declino definitivo

1 aprile 2018
[Marco Ligas]

In 15 mesi, dal 4 dicembre del 2016 al 4 marzo del del 2018, ministri e dirigenti del Pd hanno subito due batoste sonore ma, sebbene risentiti per il mancato consenso degli elettori, reagiscono mostrando la stessa alterigia con cui hanno governato in questi anni. Non appaiono preoccupati per i disastri che hanno provocato, né cercano di capire le ragioni del malessere presente nel paese.

Si soffermano principalmente sulle difficoltà che incontreranno i due schieramenti che hanno vinto le elezioni perché nessuno dei due ha i numeri sufficienti per governare e sembrano appagati da questi dati aritmetici. Dicono di non voler ripetere l’Aventino ma, in realtà, non hanno idea di ciò che avrebbe bisogno il paese per uscire dalla crisi. Niente inciuci, aggiungono, ma dimenticano che cosa abbia rappresentato il Patto del Nazareno e come quell’accordo con Berlusconi e con la Confindustria abbia sconfitto un principio fondamentale della democrazia: la linearità tra ciò che si programma e la pratica che viene poi seguita per la sua realizzazione.

Nell’atteggiamento di questi dirigenti è presente un segnale pericoloso, un disprezzo nei confronti della società italiana. Si comportano come se avessero ancora un mandato straordinario senza scadenza, indipendente da qualsiasi forma di consenso popolare. Forse attendono il precipitare della crisi nell’illusione di poter assumere di nuovo il governo del paese.

Intanto non accettano l’inopportunità di qualche iniziativa che vorrebbero concretizzare in queste settimane prima della formazione del nuovo governo, ritenendola pertinente al regime di prorogatio per il disbrigo degli affari correnti. Dubitiamo, per esempio, che la decisione finalizzata all’approvazione del decreto che indicherà le aree idonee ad ospitare i rifiuti nucleari rientri nel disbrigo degli affari correnti. Eppure il ministro dello sviluppo economico Calenda lo ha detto in modo esplicito e la determinazione con cui si è espresso non lascia dubbi.

Aggiungiamo che questo decisionismo non può non preoccupare i cittadini sardi. Troppe volte, nel corso di questi anni, la nostra regione è stata indicata come la più idonea ad ospitare le scorie nucleari, chissà forse per garantirle il primato delle aree adibite a servitù militare e perciò maggiormente compromesse dall’inquinamento provocato dalle esercitazioni che vengono effettuate con regolarità. È curioso come si usi il termine ospitalità quando ci si riferisce al deposito dei rifiuti nucleari. Questa delicatezza non si usa neppure con i migranti, sempre considerati alla stregua di una presenza malefica da tenere lontana dai nostri territori. Meglio le scorie nucleari dunque piuttosto che i migranti portatori endemici di conflittualità sociali e usurpatori della ricchezza destinata alle classi sociali più disagiate.

Ha proprio ragione Luigi Ferraioli quando sostiene che anche l’uso di questa terminologia fa parte della strategia di tutti i populismi: mettere i penultimi contro gli ultimi, i poveri contro i migrantiNon diversa è l’ispirazione del nostro governo relativa al silenzio che ha mantenuto in seguito al fermo di Puigdemont effettuato dalla polizia tedesca e il suo successivo incarceramento con l’intesa del governo di Madrid.

Come interpretare un livello di repressione così sproporzionato? Verosimilmente come una minaccia o un avvertimento rivolti a coloro che rivendicano, ovunque si trovino in Europa, istanze autonomiste e indipendentiste. Anche questo non è un segnale augurante per il consolidamento della democrazia. Ed è per queste ragioni che ci auguriamo che il declino di questa classe dirigente sia definitivo.

1 Commento a “Un declino definitivo”

  1. fausto todde scrive:

    Un’analisi “troppo di parte” con qualche luogo comune di troppo. Secondo me il disastro elettorale non è del solo PD, ma di tutta la sinistra. Certamente Renzi ha fatto più di un errore, ma che credibilità può avere una sinistra che affronta le elezioni politiche suddivisa in 5-6 formazioni che sgomitano tra loro? E sopratutto, chi le finanzia dal momento che per presentarsi alle elezioni ci vogliono molti soldi? Personalmente sinora sono d’accordo sulla linea del PD di stare all’opposizione e non capisco il senso delle critiche. Il discorso sul deposito delle scorie lo ritengo datato e strumentale: il problema non è dove localizzare, ma localizzare in assoluta sicurezza, dal momento che una buona volta si dovrà pur decidere di trovare una soluzione definitiva. Infine le servitù militari: Sono sicuramente troppe, ma rammento le violente manifestazioni dei maddalenini nei riguardi di Soru nel 2009. Dunque cosa si vuole: elimenare le servitù o lasciarle per avere una rendita?

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