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Valorizzazione o termovalorizzazione?

16 gennaio 2009

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Marcello Madau

Il ruolo e l’immagine della Sardegna come vettore di cultura e bellezze naturalistiche è sottolineato da tutte le formazioni politiche. Il centro-sinistra, e in esso l’accelerazione su questi temi impressa dal governo di Renato Soru, ha definito strategicamente per la prima volta la centralità di tale patrimonio. Ha anche commesso azioni inadeguate e politiche errate, come l’organizzazione delle aree monumentali oppure la politica energetica e di smaltimento dei rifiuti, con la spiacevole insistenza sui termovalorizzatori.
Ma su questi temi il centro-destra sardo ha una credibilità pari allo zero assoluto: assalto alle coste come tradizione, beni culturali fra visione idealistica e antiquaria mercantile, reti museali dirette da esperti in gioco d’azzardo e friggitorie, sabotaggio della tutela ambientale (si veda la grave posizione in ambito europeo sulle emissioni nocive).
Che vi sia un’emergenza ambiente in Sardegna, frutto di fenomeni globali e scelte industriali, è bene averlo presente, perché una sinistra in grado di misurarsi con le sfide portate dal liberismo nel terzo millennio non può accontentarsi di pur importanti misure urbanistiche e di conservatorìa.
In una lettura apparentemente semplificatoria possiamo definire l’ambiente tutto ciò che ci circonda, che avvolge la nostra esistenza. Ciò che ognuno di noi abita in senso lato, l’alveo del percorso umano sin dalla sua formazione infantile (la psicologia sociale ha dedicato magnifiche pagine su questo aspetto), con la possibilità di svilupparlo in maniera biologicamente corretta.
Mi pare che il celebre mens sana in corpore sano possa essere tranquillamente recuperato e riattualizzato. E il rapporto con la salute è metro decisivo per capire se e come questo alveo del nostro percorso sia corretto. L’ambiente è quadro fisicamente e giuridicamente diviso in aree e settori, ma in sé unicum strutturato. I cibi che assumiamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo, ciò che attraversa la nostra pelle, quello che percepiamo a livello tattile e quello che possiamo vedere, nella veglia come nel sonno, rappresentano misurazioni essenziali. Le insidie e l’attacco a queste funzioni non sono mai state così intense, e coincidono con alcuni dei livelli più indiscriminati di profitto globale.
Confondere le politiche ambientali con gli strumenti di tutela urbanistica certo non bilancia il saldo negativo in termini di contabilità ambientale determinato in Sardegna da grandi insiemi come la natura della produzione energetica, lo smaltimento dei rifiuti, la politica industriale, le basi militari.
Forti allarmi provengono dalla scienza, dagli studi di personalità avvertite e responsabili. Si veda il Salto di Quirra, dove inquinanti nuovi si aggiungono, con ben altra potenza nei corpi delle comunità, ai veleni dell’arsenico legati alla vecchia attività mineraria dell’argento (e il Partito Democratico Sardo protesta contro il temuto ridimensionamento della base!)
Ma l’avvelenamento da arsenico provoca nausea, vomito, diarrea, cianosi, e non tumori. Se lo scrittore Massimo Carlotto, nel suo splendido ‘Perdas de Fogu’, costruisce un romanzo sul dramma ambientale vissuto dalle comunità di quest’area sarda, in una recente intervista pubblicata dalla Nuova Sardegna Piero Mannironi rilancia l’allarme di Antonietta Gatti, chimico fisico dell’Università di Modena a capo di uno studio internazionale sulle nanopatologie, nel quadro dell’inchiesta del Senato della Repubblica. Insomma, uranio impoverito e ‘sindrome di Quirra’, con la presenza di nano particelle di metalli pesanti nei tessuti di alcuni agnelli.
“Particelle così piccole, 0,1-0,01 micron” – spiega Gatti – “possono essere soltanto il risultato di combustioni a temperature altissime. Le bombe all’uranio esplodendo producono una temperatura di oltre tremila gradi. Particelle di 0,1 micron superano la barriera dei polmoni in 60 secondi, entrano nel sangue, nel fegato, nel rene, arrivano dappertutto, anche nel midollo e nello sperma”.
Nanoparticelle, carbone da bruciare, circolazione automobilistica irresponsabilmente stipata nei centri storici in silos interrati i cui filtri non ci proteggeranno, piombo nell’aria come nei mari, sino alle recenti risultanze nei pesci che proverrebbero dal Golfo di Porto Torres. Incineritori.
Il tentativo reiterato di piazzare inutili e pericolosi inceneritori ha avuto nei mesi scorsi una straordinaria critica istituzionale da sinistra nell’Amministrazione Provinciale di Sassari, con una proposta alternativa di smaltimento e uso economico dei rifiuti sostenuta dal medico Vincenzo Migaleddu (Medici per l’Ambiente-ISDE, attento osservatore critico dell’incidente radioattivo all’Isola di S. Stefano). No quindi ai termovalorizzatori, contraddizione alla stessa raccolta differenziata, inquinanti e pericolosamente legati a un servizio di smaltimento superiore alle nostre esigenze, e quindi ad un’importazione di rifiuti come fonte di investimento redditizio.
In realtà andrebbe riesaminata tutta la programmazione di attività produttive a basso reddito, forte dispendio energetico e alto carico inquinante; andrebbe visto con attenzione l’impianto stesso del PEARS (Piano Energetico Ambientale Regionale Sardegna) che ha necessità, ricorda proprio Vincenzo Migaleddu, di “una seria analisi sui costi sanitari delle attuali strategie industriali ed energetiche”. E il 28 gennaio prossimo è attesa la discussione della VAS (Valutazione Ambientale Strategica) misura imposta dalla direttiva europea 2001/42 CE per garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente, che in essa individua lo strumento per l’integrazione delle considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione e dell’adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile.
Insomma, che me ne faccio di un monumento, di un centro storico o di una spiaggia protetta se vi respirerò emissioni nocive? Di una base militare dismessa se nelle viscere dello stesso luogo,come pare succeda a La Maddalena, si ospiteranno rifiuti bellici? Di un appetitoso sarago pieno di mercurio? Se, come pare di intravvedere, il problema delle basi militari sta diventando progressivamente il loro uso come depositi di scarichi ‘privati’ e industriali?
E il nucleare? Interveniamo proprio in questo numero con uno scritto di Stefano Deliperi. Ma il Partito Sardo d’Azione crede che – ammesso che le promesse di Berlusconi su questo tema siano affidabili (il Ministro Scajola, massimo sostenitore del nucleare, è quello che difendeva gli italiani dal terrorismo e dava del rompicoglioni a Biagi) – rifiutare le scorie e le centrali solo in Sardegna sia sufficiente? Che un inquinamento radioattivo sarà fermato, prima che arrivi in Ichnussa, dalla politica collaborazionista di Giacomo Sanna e Paolo Maninchedda?
I temi che abbiamo indicato in queste righe pretendono un dibattito coraggioso in tutta la comunità sarda, una riflessione di programma ‘a sinistra’ e davvero autonomista, contrapponendo alla stessa destra, che l’ha recentemente e clamorosamente rifiutato in Europa schierandosi con le nazioni più retrive, il protocollo di Kyoto e, senza eccezioni, gli obiettivi indicati a Poznan.

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