Villacidro paese mafioso?​

1 luglio 2018
[Antonio Muscas]

Produce un certo imbarazzo riscoprirsi da un giorno all’altro cittadino di un paese mafioso. Lunedì 25 giugno 2018, la giuria del premio Giorgio Ambrosoli ha consegnato una menzione speciale alla sindaca Marta Cabriolu “poiché, nella veste di sindaco di Villacidro, è stata oggetto sia di due gravi intimidazioni, sia di sistematica e ripetuta delegittimazione locale a mezzo stampa (anche con riferimenti lesivi della sua dignità di persona e di donna), con correlate attività di indagine. Ciò in presenza sia di possibili interessi non dichiarati e illegittimi, sia di seri rischi di associazioni criminali miranti a turbare e influenzare il normale operato della pubblica amministrazione locale nel suo complesso, anche di stampo mafioso, sussistendo al riguardo tutti gli indizi tipologici”.

Cosa è esattamente la mafia, e Villacidro può essere inserita tra i paesi colpiti da questo grave male? Quando si parla di mafia si fa riferimento a organizzazioni criminali i cui membri generalmente sono tra loro legati da rapporti familiari; alla mafia corrispondono mentalità, ideologie e atteggiamenti mafiosi, la mafia agisce in un contesto sociale omertoso in cui prevale la convinzione che i referenti, più che la legge e la legalità, debbano essere alcune figure influenti e di spicco.

La nostra società in generale non è spuria da comportamenti, mentalità e metodi accostabili a quello mafioso e, anzi, ogni giorno di più, si misura in maniera diffusa, da una parte un atteggiamento di rassegnazione e dall’altro una accettazione e addirittura assimilazione di quanto in una società sana e realmente democratica dovrebbe essere condannato e combattuto.

Per contro, ci sono numerosi soggetti, singoli, rappresentanti istituzionali, organizzazioni e associazioni molto attivi, mai domi, la cui azione costante di contrasto alla mafia si rivela fondamentale. Ma proprio per questo, per rispetto delle vittime della mafia e di chi la mafia la combatte veramente, è necessario chiamare le cose con il loro nome.

Villacidro da anni vive una situazione di grave crisi sociale, economica e lavorativa. A più riprese è stata colpita da episodi incresciosi, attentati, atti vandalici, inclusi diversi omicidi e un femminicidio. Per diverse decadi è stata amministrata quasi continuativamente da amministrazioni riconducibili a poche figure, politiche e non. Figure non esenti, in particolare negli ultimi anni, da feroci critiche e ritenute corresponsabili di molti dei problemi da cui è afflitta la nostra comunità.

Individuare una connessione inequivocabile tra fatti di violenza e figure di spicco del panorama villacidrese – la dichiarazione della sindaca in proposito “ho scardinato un sistema trentennale” non lascia infatti dubbio alcuno – necessita però di un salto importante ma oltremodo pericoloso.

Importante, perché si costruisce una relazione di causa effetto tra un presunto sistema clientelare e omertoso, e addirittura mafioso, e gli episodi di violenza riconducibili, appunto, al suo scardinamento. Pericoloso perché in ballo ci sono persone con nomi e cognomi e c’è una comunità intera con i suoi pregi e i suoi difetti, i suoi meriti e demeriti, i suoi compiti e le sue responsabilità, e accuse di questo tipo devono avere piena fondatezza.

Ciò che è vero e inconfutabile è che fino ad ora il grave disagio villacidrese è stato sempre trascurato. Ripetutamente sono state invitate le istituzioni ad aprire un dibattito serio e allargato per individuare dei percorsi di intervento utili a risalire la china. Ripetutamente, l’amministrazione precedente, guidata dalla sindaca Pani, e quella attuale, guidata dalla sindaca Cabriolu, si sono rifiutate di affrontare il tema, definendo Villacidro “un paese normale”, quindi privo di problematiche tali da richiedere particolare attenzione. Da ultimo, delle scritte razziste apparse sui muri del paese sono state liquidate dalla sindaca Cabriolu come “opera di qualche maleducato”. Inoltre, i metodi clientelari, peculiari delle amministrazioni precedenti, sono stati ereditati paro paro dall’amministrazione attuale. Diverse volte ci sono state segnalazioni di anomalie e di episodi ambigui anche piuttosto imbarazzanti dell’amministrazione passata e di quella odierna, e quasi sempre hanno trovato ragione nella sospensione dei provvedimenti e/o nell’intervento di stampa ed enti preposti. Ma tutto quanto sopra, per quanto disdicevole ed estremamente grave, mi pare carente di alcuni importanti elementi per poterlo accostare al concetto di mafia. E se lo fosse, coinvolgerebbe allo stesso modo amministratori passati e presenti. A meno che, quando parliamo di mafia, non ci riferiamo ad altro. E allora, le domande che mi sento di formulare sono queste:

1 – alla luce di quanto sta capitando da anni a Villacidro, quali elementi ha la sindaca per avvalorare le sue affermazioni e per ricondurre l’intero fenomeno ad un contesto mafioso?

2 – quali azioni ha messo o intende mettere in atto a contrasto della mafia nel territorio?

3 – ritiene valide le motivazioni con le quali è stata insignita della menzione? E se no, perché non ha rifiutato la menzione?

4 – quali elementi ha tenuto in considerazione la fondazione Ambrosoli quando fa riferimento a “poteri occulti, interessi personali forti di carattere mafioso presenti nel territorio del comune sardo”, e quali verifiche ha condotto per identificare la sindaca quale vittima di atti mafiosi?

Non mi associo a tutte quelle persone che si sentono offese per la definizione data a Villacidro. Mi preme di più scoprire la realtà dei fatti, l’individuazione delle diverse responsabilità all’origine dei nostri problemi. Non sono preoccupato del quadro che ne emerge, se questo è utile per comprendere e intervenire correttamente. Se invece ciò che viene descritto è un quadro distorto e non corrispondente alla realtà, il pericolo è doppio e doppie le vittime, i problemi non vengono risolti e i veri responsabili ringraziano sentitamente​.

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