Vogliamo una scuola a regola d’arte!

16 giugno 2017
Martina Dessalvi, Rebecca Loi, Marta Sarais

Articolo di Martina Dessalvi, Rebecca Loi e Marta Sarais nel dossier LAC sul diritto allo studio negato nel Liceo Artistico e Musicale “Foiso Fois”. Una serie di articoli interamente realizzati dagli studenti e le studentesse della scuola in accordo con la redazione de il manifesto sardo che sostiene la loro mobilitazione. (Red)

Stiamo gridando. Stiamo marciando. Stiamo lottando. Perché noi vogliamo una scuola a regola darte. Ci stiamo ribellando. Il 4 ottobre abbiamo deciso di dare il via alla nostra campagna per la salvezza della nostro Istituto. Quasi tutta la scuola è scesa in piazza a manifestare, studenti, genitori e docenti riuniti sotto un unico grande desiderio, quello di ottenere finalmente delle risposte.

Nei giorni precedenti alla manifestazione abbiamo deciso di rinunciare a delle preziose ore scolastiche per creare striscioni, cartelloni, magliette e far vedere a tutti chi siamo veramente e per cosa ci stiamo battendo. La cosa che caratterizza il nostro Liceo è la grande unione che c’è tra tutti gli studenti, il sostegno reciproco e la voglia di lavorare per un ideale comune, ciò si è visto sopratutto in questa estrema situazione di difficoltà. Il giorno prestabilito ci siamo tutti incontrati in piazza Martiri delle Foibe per dar inizio alla prima delle nostre manifestazioni. Abbiamo iniziato la nostra marcia più grintosi che mai. Eravamo una scia di finissima neve, quella neve che non accetta di sciogliersi sotto il sole cocente.

Le nostre magliette bianche avevano un contrasto spettacolare con lambiente circostante. Le nostre grida rimbombavano per le strade della città, dimostrando a coloro che ci guardavano che ancora qualcuno aveva la forza e la voglia di lottare per un diritto che troppi trascurano. Continuammo ad urlare e suonare, a puntare in alto i nostri striscioni colorati come se stessimo aspettando che anche il cielo ci dimostrasse di essere dalla nostra parte. Nella nostra marcia abbiamo fatto differenti tappe e in ognuna di esse ci fermavamo per farci sentire . Facemmo il giro di piazza San Cosimo, Via Dante, fino a piazza Giovanni, passando davanti al Liceo Scientifico Michelangelo.

Poi viale F. Ciusa, davanti alla provincia e allITC Pietro Martini, via Sonnino per poi concludere la manifestazione con un sit-in in via Roma davanti al Consiglio Regionale. In ognuna delle tappe abbiamo lasciato una nostra traccia: delle scarpe bianche con il logo della nostra scuola e una frase che ricordavano il nostro passaggio. Nel pomeriggio siamo stati ricevuti in Consiglio Regionale dove hanno ascoltato le nostre esigenze e i nostri disagi, per la prima volta qualcuno ci aveva ascoltato, ovviamente, ci hanno detto che loro non avevano potere sulla situazione ma ci hanno promesso che avrebbero portato avanti la causa. E poi sono spariti. Dopo aver creduto alle loro false promesse ci siamo risollevati per rivendicare sempre il nostro principale diritto allo studio. Il 10 febbraio, per la seconda volta siamo scesi in piazza. Ma non ci siamo limitati solo a questo, bensì abbiamo inscenato il funerale del Foiso Fois.

Ci siamo muniti di una bara da cui uscivano dei palloncini neri e con la grande forza fisica di alcuni ragazzi labbiamo sollevata e siamo partiti. Stavolta eravamo vestiti tutti di nero, insomma, eravamo in lutto, come la cenere del legno dopo che viene bruciato. Siamo partiti, anche questa volta, dalla sede centrale in via SEusebio passando davanti al liceo Classico Dettori e al liceo Linguistico Eleonora dArborea, per poi percorrere via Alghero, via Sonnino e poi fermarci davanti al comune in via Roma, in attesa di parlare finalmente con il sindaco. Le persone al nostro passaggio rimanevano ancora una volta sbigottite dalla nostra tenacia ma stavolta, anche dalla bara a capo della nostro corteo.

Questa volta non eravamo colorati, gioiosi e carichi di speranze ma bensì delusi e arrabbiati nei confronti di chi voleva ancora prendersi gioco di noi. Siamo stati ricevuti dal segretario di Massimo Zedda, al quale abbiamo chiesto un incontro con il sindaco, ci ha promesso che avrebbe chiamato a scuola nel giro di qualche settimana per prendere appuntamento. Ovviamente nessuna chiamata. Addirittura è stata negata lesistenza di questo incontro. Però possiamo dire che la speranza è lultima a morire e non ci faremo buttar giù da questa ipocrisia.

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