A giudizio per traffico di rifiuti tossici

16 febbraio 2011

Stefano Deliperi

In sordina, Giovanni Massidda, G.U.P. del Tribunale di Cagliari, ha scritto una “pagina storica” per la Sardegna: l’8 febbraio 2011 ha rinviato a giudizio (procedimento n. 5890/2007 G.I.P.) i presunti responsabili di un ingente traffico di rifiuti altamente pericolosi prodotti dagli impianti della Portovesme s.r.l. e smaltiti illecitamente in cave del Cagliaritano e, addirittura, nella realizzazione di riempimenti stradali e piazzali di ospedali e strutture sanitarie. Dopo alcune udienze, sono stati rinviati a giudizio: Maria Vittoria Asara (responsabile della gestione rifiuti dello stabilimento Portovesme s.r.l.) e Aldo Zucca (responsabile del sistema Gestione ambientale della Portovesme s.r.l.) – che hanno richiesto il rito abbreviato – davanti al G.U.P. il prossimo 20 maggio 2011; Massimo Pistoia (amministratore unico della Tecnoscavi),  Lamberto Barca (gestore della società Gap service s.r.l.), Stefano Puggioni, Giampaolo Puggioni, Larbi El Oualladi (dipendenti della Tecnoscavi), Danilo Baldini (socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio di analisi Tecnochem s.r.l. ) davanti al Tribunale di Cagliari, Sez. II, in composizione monocratica il prossimo 10 novembre 2011. Sono state ammessi quali parti civili i Comuni di Portoscuso, Settimo San Pietro e Serramanna, l’A.S.L. n. 8 di Cagliari e le associazioni ambientaliste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico. Secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica di Cagliari e dei Carabinieri del N.O.E., tra il 2005 e il 2007 oltre 10.000 metri cubi di residui altamente tossici della lavorazione dei fumi di acciaieria negli impianti della Portovesme s.r.l. (gruppo Glencore) sono stati prima stoccati in siti (Su Paiolu, nelle campagne di Settimo San Pietro) dove – grazie anche a certificazioni di analisi non veritiere – venivano miscelati con materiale di cava e utilizzati per pavimentazioni stradali, piazzali, riempimenti in vari lavori pubblici, fra cui quelli dell’ospedale cagliaritano “Businco” e quello della “cittadella sanitaria” in Via Romagna.  L’attività illecita aveva un duplice obiettivo: smaltire a basso costo scorie altamente pericolose e lucrarci ulteriormente vendendole quali materiali edili.   In tre anni la Portovesme s.r.l. avrebbe avuto un ricavo fra i 600 mila euro e i 3,5 milioni di euro.  Massimo Pistoia e la sua Tecnoscavi avrebbero guadagnato oltre 230 mila euro per circa 600 trasporti su autocarri delle scorie oltre al ricavato delle relative vendite. Non c’è ancora un’adeguata attenzione sul grave problema ambientale e sanitario del traffico di rifiuti pericolosi dal Nord Italia alla Sardegna: ancora recentemente proprio la Portovesme s.r.l. è stata coinvolta dall’arrivo di un carico di fumi di acciaieria radioattivi proveniente da Brescia. Ma il rinvio a giudizio dello scorso 8 febbraio rappresenta un primo importante passo per combattere con efficacia i traffici illeciti di rifiuti, unitamente al riconoscimento della costituzione di parte civile ecologista e alla presenza colorita e determinata dei comitati popolari di Carloforte e Nuraxi Figus (Gonnesa), decisi a difendere il proprio ambiente e la propria salute. Appuntamento a maggio e a novembre prossimi.

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