La bella confusione

1 novembre 2007

IL 20 OTTOBRE 2007 A ROMA
Sante Maurizi

Quante volte si è sentito dire e si è detto: la piazza è più avanti dei partiti, il popolo è più avanti delle nomenklature. Difficile non ripeterlo dopo il 20 ottobre, ancor di più aggiungere altro alle cronache e ai commenti che hanno raccontato il corteo romano. Certo, i numeri e la qualità dei partecipanti hanno scompaginato quanto alcuni volevano vederci prima che il tutto accadesse, ma a parte qualche importante segnale, lo stillicidio quotidiano sul grado di salute della maggioranza che sostiene Prodi pare fagocitare già oggi qualunque tema che non sia elettoralistico, di architettura istituzionale, di simbolo.
Nell’accavallarsi di storie, personaggi e situazioni che Federico Fellini raccontava ai suoi collaboratori provando a mettere ordine in quella cartelletta sulla cui copertina aveva appuntato 8½, Ennio Flaiano aveva proposto come titolo per quell’ottavo-film-e-mezzo La bella confusione. Ci è venuto in mente guardando il 20 ottobre gli striscioni (striscioni?) di Manifesto, Carta, Liberazione in mezzo al corteo (avete mai visto gli organizzatori di una manifestazione stare al centro e non in testa?). Ci è venuto in mente guardando in particolare lo striscione del Manifesto (pare che quello bellissimo preparato per la liberazione di Giuliana Sgrena sia andato perduto e che ce ne si sia accorti nella serata del 19 ottobre). Ci abbiamo pensato guardando le sbrindellate bandiere della pace, i cartelli disegnato col pennarello, gli iscritti alla Cgil e a Sinistra Democratica orgogliosamente visibili, le sigle fino ad allora ignorate (confortanti i ‘radicali di sinistra’), chi è contro il carbone a Roma e Tarquinia (non potevano credere che invece in Sardegna…), l’assenza dei girotondini (si erano stancati troppo al Vaf-day?), il ‘passo indietro’ dei partiti sul palco e la contenuta delusione di chi si aspettava un discorso sanguigno e trascinante in piazza San Giovanni (sarà che alla fine ‘essere plurali’ è bello, ma aspirare a un leader non è peccato?).
Ci abbiamo pensato guardandoci fra noi sardi, la nave e la traversata, le scritte contro le banche usuraie e quei quattro mori che – come sempre – arrivano per primi sotto il palco, o che si baciano in rosa sulla bandiera del Movimento Omosessuale Sardo.
Queste immagini vogliono allargare ad altri occhi quanto visto da qualcuno che c’era, e aggiungere qualche riga al block-notes di chi voglia pensare prima agli esseri umani e poi alle formule.
Se il titolo è La bella confusione, il miglior sommario è quanto scritto da Loris Campetti sul Manifesto del 23 ottobre: «Se a qualcuno venisse in mente di ricostruire una sinistra in Italia saprebbe da dove cominciare».

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