L’ANPI per la Giornata della Memoria

1 febbraio 2017
Marco Sini

La Giornata della Memoria si sta celebrando in Sardegna con diverse iniziative programmate per il 27 gennaio e per i giorni che precedono e seguono questa giornata.
L’ANPI è promotrice o compartecipe di diverse iniziative nelle scuole, nei Comuni e in altri luoghi pubblici: a Monserrato, Quartu, Cagliari, Oristano (con la partigiana Pina Brizzi), Carbonia, Villacidro, San Vero Milis, Villa Verde ecc.
Come noto la Giornata della Memoria, è stata istituita in Italia con la legge 211/2000 per ricordare “la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché tutti coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Il 27 gennaio 1945, con la liberazione del campo di Auschwitz- Birkenau i soldati dell’Armata rossa scoprirono un inedito tipo di orrore nazista e il mondo intero iniziò gradualmente a fare i conti con la tragedia della Shoah (ebrei), del Porrajmos (popoli di etnia Rom, Sinti ed altre), dell’annientamento degli oppositori politici al nazismo e al fascismo, degli omossessuali, dei portatori di handicap, dei soldati italiani (e sardi) deportati e di tante altre vittime.
Quest’anno l’ANPI provinciale di Cagliari ha voluto caratterizzare il suo impegno di ricerca, conoscenza e divulgazione, promuovendo una iniziativa specifica sul Porrajmos (la c.d. “shoah degli zingari”) che, pur costata la vita a circa 500 mila uomini, donne e bambini rom e sinti ed appartenenti ad altri ceppi, sia di queste due etnie, sia di altre etnie catalogate dai nazisti e dai fascisti come “zingare”, era stata a lungo completamente rimossa e oggi viene scarsamente ricordata. E’ solo di recente che il Porrajmos ha iniziato ad avere visibilità e riconoscimento nei media e sporadicamente viene ricordato insieme allo sterminio degli ebrei.
Gli altri ceppi che al pari dei Rom e dei Sinti furono aspramente perseguitati e subirono la deportazione e lo sterminio altre etnie Romanì o comunque indicate come “zingari”: nella Germania nazista, ma anche in Austria e nei paesi bassi e in Belgio sotto occupazione nazista, i Jenisch (chiamati “zingari tedeschi”); nella Francia di Vichy sotto occupazione tedesca, SS e fascisti francesi rastrellarono e inviarono nei campi di sterminio migliaia di manusche (Rom francesi).
Rinchiusi anche loro (Jenisch e Monouches), come i Rom e i Sinti nei campi di concentramento, pagarono un alto prezzo in termini di vite umane soprattutto ad Auschwitz-Birkenau.
Gli Jenisch, proprio perché tedeschi e considerati, come gli ebrei tedeschi, la feccia della Germania hitleriana, subirono un trattamento particolarmente odioso e violento.
Nei due incontri di Monserrato di mercoledì 25, al mattino (ore 11) presso l’Istituto Industriale Scano e di sera (alle ore 19) presso il Teatro MOMOTI (Is Mascareddas) per la Giornata della Memoria dedicata al Porrajmos. Santino Spinelli, insieme a Gennaro Spinelli e a Silvya Fuagno ci hanno aiutato a conoscere un po’ di più il Porrajmos, la così detta Shoah degli zingari, che loro chiamano Samudaripen, Baro Romano e Meripen. Sono parole che dovremo ricordare e imprimere nelle nostree nostre menti e che si possono tradurre con i termini: Divoramento, Tutti uccisi, la grande morte. Più in particolare “Barò Porrajmos”, in lingua romanì significa “il grande genocidio”. Ci hanno anche precisato che usare il termine “Olocausto” per indicare l’annientamento degli ebrei e dei popoli Romanì, è improprio perché Olocausto indica un “sacrificio” o un “martirio” e gli ebrei e i popoli Romanì non hanno scelto di morire nei campi di sterminio ma sono stati assassinati.
Perciò d’ora in avanti anche noi chiameremo tutto questo “genocidio”.

Santino Spinelli ha fornito gli aspetti sociologici, i numeri della deportazione e dello sterminio senza risarcimento ne morale né materiale e ci ha aiutato anche a conoscere un po’ di più, demistificando le falsità e i pregiudizi che fanno parte del senso comune della gente, il mondo Rom e Sinti con la loro storia, cultura, arte e musiche. Quelle musiche che anche molti di noi conoscevano e apprezzavano senza però sapere che erano musiche rom o comunque frutto di interscambio rom-yiddish nei campi di sterminio o miscugli di musiche rom- ebree- arabo moresche come il Flamenco andaluso…….
Ieri Piero carta ci ha ricordato che Santino Spinelli è un Rom italiano e la sua famiglia è Italia dal 1400, suo nonno e suo padre (aveva 5 anni) sono stati deportati dalla milizia fascista, non dagli SS tedeschi. Santino è musicista, poeta, scrittore, docente universitario, da anni impegnato nella battaglia contro i pregiudizi di ieri e di oggi. Nei suoi libri già trenta anni fa ha denunciato il malaffare delle finte associazioni e delle cricche che si arricchiscono alle spalle dei Rom, un malaffare che si autoalimenta con la politica emergenziale, con i campi e con gli sgomberi.
Se lo avessero ascoltato non avremmo avuto ancora i campi, vergogna per un paese che si dice civile e come altri paesi hanno sperimentato, avremmo realizzato esperienze concrete di convivenza multiculturale, senza cioè praticare politiche di assimilazione forzata.
Quelli di ieri sono stati due momenti di incontro particolarmente importanti ed istruttivi nei quali abbiamo anche distribuito una scheda informativa sul Porrajmos e sulla filmografia del Porrajmos a cura del Memorial Sardo della Shoah. Un’altra importante iniziativa sul Porrojmos si tiene a San Vero Milis. Santino Spinelli ci ha detto che in tutta Italia se ne tengono solo 11, il fatto che in Sardegna se ne tengono due ci inorgoglisce.

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