Pigliaru e le videocamere

6 luglio 2018
[Antonio Muscas]

Mentre nel mondo migliaia di esperti si scervellano alla ricerca di soluzioni a contrasto dello spopolamento delle zone rurali, tutti ignoravamo l’esistenza di una banale soluzione a portata di mano. Con un’affermazione tanto semplice quanto disarmante, il governatore Pigliaru, il 6 luglio 2018, dal suo profilo Facebook ci ha illuminato: “la videosorveglianza aggiunge un tassello cruciale alle nostre politiche per combattere lo spopolamento delle zone interne”.

Quindi, sarà per la gente che a buca oberta resterà immobile e per tutta la vita a guardare affascinata le telecamere o per le migliaia di addetti ai lavori impegnati da domani a montare i dispositivi e successivamente a visionare i filmati, in Sardegna abbiamo trovato un modo tutto nostro e altamente professionale e qualificante, per salvare i paesi dell’interno.

Devo ammettere che, ogni qualvolta leggo le proposte-soluzione di Pigliaru per la Sardegna del futuro, non posso non mettermi a sorridere. Ma poi il sorriso lascia inevitabilmente spazio all’indignazione.

Sono venti i milioni di euro finanziati per dotare di videocamere di sorveglianza tutti i comuni della Sardegna eccetto quelli già provvisti. Servirebbero a far fronte alla “grande e crescente domanda di sicurezza da parte di cittadini e di amministratori di tutta la Sardegna”.

Perciò, alla moda dei Paesi occidentali con i più alti tassi di criminalità, la risposta ai problemi sociali è la videosorveglianza, e in futuro, perché no, più sanzioni e più carcere. Non avessimo già dati storici sufficienti a dimostrare il fallimento di queste ricette, potremmo anche credere alla buona fede di chi ce le propina, ed essere disposti a concedere a costoro almeno un tentativo. Ma in una società in cui crescono incessantemente diseguaglianze, povertà, deprivazione e malessere, diminuiscono le opportunità e gli spazi vitali, in cui senza soluzione di continuità il territorio ci viene rubato e depredato e l’ambiente circostante è costantemente sottoposto a speculazione e degrado, la risposta non può essere lo stato di polizia, salvo lo scopo non sia proprio alimentare la paura e gli istinti più bassi, e mettere a tacere le voci contrarie.

Invece di costruire comunità, offrire servizi e creare opportunità di lavoro, crescita individuale e professionale, di connessione col resto del mondo, si procede spediti allo smantellamento delle scuole, degli ospedali e dei trasporti pubblici, si lasciano in totale stato di abbandono i territori interni, si promuove la speculazione ambientale, favorita dalla scarsa presenza umana e dall’arrendevolezza delle comunità fiaccate dal perenne stato di difficoltà in cui versano.

Cemento nelle coste, impianti di produzione elettrica da finte rinnovabili, discariche, inceneritori, centrali a carbone, gasdotti per il metano, rigassificatori, paiono i soli progetti di reale interesse del governo sardo. Tutti legati tra loro da uno solo denominatore: la speculazione.

E perciò, secondo questa logica, a misura di quanto inevitabilmente cresce il malcontento, deve aumentare il manganello. Risposte semplici a problemi complessi.

Non avessimo la contezza di come le trovate della giunta Pigliaru siano generalmente destinate al fallimento, ci dovremmo preoccupare delle conseguenze prodotte dal progetto di videosorveglianza diffuso. Se però quei venti milioni di euro rappresenteranno sicuramente lo strumento per accontentare qualche clientela, è pure vera l’idea aberrante di sicurezza contenuta nel provvedimento: la repressione come strumento alla base di ogni intervento a soluzione dei problemi sociali.

Il PD tanto prodigo nel fare la guerra a Salvini, pronto a coglierne le contraddizioni e condannare ogni sua sparata, tacciandolo di estremismo e razzismo, dà piena evidenza di non distinguersi affatto da lui; anzi, mentre fino ad ora Salvini per la maggiore le corbellerie le dice, nel PD le corbellerie le fanno. E il problema più serio risiede nell’aurea di umanitarismo con il quale le ammantano. I vari Salvini, piccoli e grandi, sono i figli legittimi delle politiche del PD, sono il risultato del tentativo grossolano di mistificazione della realtà, della legittimazione della prevaricazione e del sopruso, dell’annichilimento delle minoranze e delle voci contrarie, attraverso leggi elettorali truffa e provvedimenti contrari alla volontà e agli interessi della comunità, sono la violenza psicologica e fisica esercitata con l’indifferenza, il silenzio, gli interessi superiori da difendere, le ragioni del mercato o la presunta impossibilità di fare diversamente. Nel corso degli ultimi anni i governi di centrosinistra hanno sdoganato politiche, atteggiamenti e azioni tipici della peggiore destra reazionaria e neoliberista. I loro eredi si limitano a prendere esempio e proseguire nello stesso solco, in una gara al ribasso senza fine, chiamando però le cose con il loro vero nome. Come se fosse questo il vero dramma.

Il PD in Sardegna alla prossima tornata elettorale verrà probabilmente spazzato via, ma l’eredità che ci lascia assieme ai mostri partoriti sarà molto pesante da sostenere per tutti noi. A fatica, anche stavolta supereremo il trauma, e le telecamere resteranno per un po’ a testimoniare l’infelice esperienza del governo Pigliaru.

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