Un mondo più giusto è possibile

1 giugno 2018

Renato Guttuso, Contadini al lavoro

[Amedeo Spagnuolo]

Il mondo è ingiusto, è ingiusto in maniera globale e nelle diverse dimensioni che compongono la vita dell’uomo, da quella affettiva a quella dei rapporti sociali, passando per l’inferno del mondo del lavoro ecc. ecc. Potrebbe essere un po’ meno ingiusto? Si, potrebbe, sarebbe sufficiente che la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, vittima dell’ingiustizia, si ribellasse e imponesse ai responsabili e beneficiari dell’oscena iniquità che assilla il mondo, di redistribuire almeno una parte delle loro ricchezze per rendere meno faticosa la vita della maggior parte della popolazione che vive sulla Terra.

Bisogna pur sopravvivere e per fare ciò ogni tanto è salutare lasciarsi andare un po’ all’utopia, ma ormai a chi si colloca politicamente ancora a sinistra, quella autentica è ovvio, non è concesso neanche questo, infatti, a qualsiasi affermazione del genere è pronto immediatamente a replicare l’economista “allineato” di turno che definisce, in maniera perentoria, tutto ciò delle patetiche banalità populistiche (oggi va molto di moda il populismo) basate sull’astrazione tipica delle ideologie comuniste morte e sepolte da tempo.

Poi però ascoltando con un po’ più di attenzione il confronto delle idee che, nonostante il pensiero unico di matrice capitalista, continua ad agitare le coscienze, ci si rende conto che, ad esempio, un personaggio di grande spessore spirituale e culturale, come papa Francesco dice le stesse cose, richiamandosi addirittura alle coraggiose battaglie portate avanti dalla “teologia della liberazione” in Sudamerica. Queste affermazioni provenienti non da un veterocomunista ma da un capo religioso ma anche politico, molto potente e influente, incredibilmente cadono nel vuoto più assoluto a causa della subdola strategia della cosiddetta “doppia morale” della destra “autentica” e dalla destra mascherata da sinistra.

Per essere più chiari, la destra (autentica e mascherata), puntello ideologico fondamentale per il sistema capitalista, comprendendo l’efficacia potenziale che le parole del papa potrebbero avere in termini di denuncia sociale e monito a creare un mondo più equo, ricorre subito ai ripari sottolineando che il pensiero del papa ha un grande valore nella dimensione etico – religiosa, ma risulta inapplicabile in campo economico. Eccola lì, giungere immediatamente in soccorso del capitale la doppia morale: se si rimane nell’ambito della dimensione etica, pretendere la giustizia sociale è giusto, ma se ci si sposta nel campo economico questi discorsi sono purtroppo inapplicabili e dunque “ingiusti”.

Tra le innumerevoli ingiustizie che dominano su questo pianeta ce n’è una veramente insopportabile che in qualche modo è all’origine di tante altre forme d’ingiustizia, si tratta della questione relativa all’incredibile sperequazione con la quale si redistribuisce la ricchezza nelle società umane. A questo riguardo è stata illuminante, per chi scrive, la lettura di una scheda relativa al rapporto annuale sulle disuguaglianze realizzata da Oxfam, la più influente ONG al mondo che grazie ai dati reperiti da una delle più grandi banche del pianeta, la Credit Suisse, è riuscita a tracciare un quadro effettivamente inquietante dell’ingiusta e intollerabile distribuzione della ricchezza mondiale.

Da questo studio esce fuori una situazione a dir poco desolante, a fronte di alcuni segnali incoraggianti che sembrano volerci comunicare che il peggio della crisi economica è stato superato, assistiamo a un aumento esponenziale della forbice tra ricchi e poveri, infatti, l’un per cento della popolazione mondiale possiede più ricchezze del resto dell’umanità e nel 2016 l’unica cosa che è veramente aumentata è il numero dei miliardari. Secondo questo rapporto, non a caso intitolato “Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”, il benessere si distribuisce sostanzialmente in tre parti assolutamente disuguali tra loro: da una parte troviamo i proprietari che accumulano di continuo ricchissimi dividendi, dall’altra milioni di lavoratori sfruttati, soprattutto nei paesi più poveri, e nel mezzo i manager che indipendentemente dalla qualità del loro lavoro, vengono ripagati in azioni dalle aziende per le quali lavorano (stock options).

L’Italia, purtroppo, non si sottrae a questa inammissibile distribuzione iniqua della ricchezza, infatti, a metà del 2017 il 20% più ricco degli italiani possedeva oltre il 66 % della ricchezza nazionale mentre il 60 % più povero possedeva appena il 14,8 della ricchezza nazionale. Il grande merito del suddetto rapporto dell’Oxfam risiede nel fatto che esso non si limita a individuare le cause principali delle disuguaglianze economiche mondiali, bensì si sforza d’individuare delle soluzioni efficaci affinché nel mondo si diffonda un po’ di giustizia in più.

Le cause vengono schematizzate in nove punti molto chiari e precisi: 1) «l’indebolimento delle norme che tutelano i lavoratori» «spesso dietro pressione del Fondo monetario internazionale o della Banca Mondiale»; 2)  «Corsa al ribasso dei salari»; 3) «Automazione e proprietà delle tecnologie» che «possono cancellare centinaia di milioni di posti di lavoro», «specie nei paesi poveri»; 4) «sfruttamento della diseguaglianza di genere»; 5) «netto predominio dei ricchi azionisti in ambito societario»; «crescita del settore finanziario e deregolamentazione del capitale»; 7) «i paradisi fiscali» che sottraggono «170 miliardi di dollari sufficienti a fornire un’istruzione ai 124 milioni di bambini che non vanno a scuola e a finanziare interventi sanitari che salverebbero la vita di altri 6 milioni»; 8) «corsa al ribasso dell’imposizione fiscale» che causa, tenendo conto dei 20 paesi più ricchi del mondo, un effetto devastante: «l’aliquota fiscale media sui redditi societari era del 40 per cento nel 1990 ed è scesa al 28,7 per cento nel 2015»; 9) «concentrazione delle imprese: negli ultimi 30 anni i profitti delle imprese più grandi al mondo sono triplicati in termini reali».

Oxfam però, come si diceva, dopo aver lucidamente e in maniera estremamente chiara elencato le cause principali che determinano le ingiustizie mondiali relativamente alla distribuzione delle ricchezze, si sofferma su una serie di «raccomandazioni a governi e istituzioni internazionali».

Si sottolinea l’importanza di favorire modelli imprenditoriali che pongano al centro la questione di una maggiore equità retributiva e di livelli salariali dignitosi; d’individuare un tetto agli stipendi dei super – manager con un divario retributivo che non superi il rapporto di 20 a 1 ed eliminare le discriminazioni di genere ancora molto forti a livello manageriale; riportare l’attenzione sui diritti dei lavoratori, soprattutto di quelli più esposti  come, ad esempio, i lavoratori domestici e i migranti, facendo in modo che possano anche loro usufruire del diritto di associazione sindacale; spingere i governi mondiali ad impegnarsi affinché i più ricchi e le grandi multinazionali contribuiscano con una tassazione più giusta attraverso una maggiore progressione fiscale e una più adeguata lotta all’evasione fiscale; incrementare in maniera sostanziale la spesa pubblica per i servizi fondamentali come la sanità, l’istruzione, le prestazioni sociali finalizzate al sostegno delle fasce più deboli della popolazione.

“Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. È la qualità più bella di un buon rivoluzionario.” (Ernesto Che Guevara)

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