A proposito dell’indipendenza della Catalogna

30 settembre 2017
Riccardo Petrella

Referendum Catalunya Pubblichiamo una riflessione di Riccardo Petrella, in queste ore in Catalogna la situazione precipita. Continuano gli arresti e le occupazioni di edifici pubblici da parte della guardia civil. Il governo catalano dichiara che Rajoy ha oltrepassato la linea rossa (Red).

Fin dal XIX° secolo, detto dagli Occidentali il secolo delle nazionalità, il principio dell‘autodeterminazione dei popoli è stato riconosciuto come uno dei pilastri del diritto internazionale. La Carta delle Nazioni Unite stabilisce all’art. 1 che il rispetto dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli costituisce uno dei fini principali delle Nazioni Unite.

Nel diritto internazionale nato con l’ONU gli individui e i popoli sono soggetti originari e gli stati sono da considerarsi come entità complesse “derivate” per cui, il principio di sovranità degli stati e di non ingerenza negli affari interni cede al principio di sovranità dell’essere umano e della famiglia umana universale.

Ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani, il soggetto titolare del diritto all’autodeterminazione è il popolo come soggetto distinto dallo stato. Ma in nessuna norma giuridica internazionale c’è la definizione di popolo. Questa reticenza concettuale non è dovuta al caso. Gli stati giocano sull’ambiguità, non essendo disposti ad ammettere espressamente che i popoli hanno una propria soggettività internazionale. L’ambiguità esistente in materia genera molte confusioni, mistificazioni e abusi sia da pare degli stati esistenti sia da parte dei popoli alla ricerca della loro autodeterminazione in favore della creazione di un loro stato.

In un contesto democratico, solo il popolo che si esprime ha il potere di decidere chi è il popolo. Da qui l’importanza fondamentale delle consultazioni popolari, referndum inclusi. Il Québec ha tentato a più riprese di rivendicare il suo diritto all’autodeterminazione. I referendum finora realizzati non hanno permesso di registrare in seno ai diritti di voto in Quebec una maggiorazna favoravole all’indipendenza. Lo stesso vale per la Scozia. Nei due casi, lo stato Canada e lo stato Regno Unito avevano l’obbligo, non solo giuridico ma anche la saggezza politica di organizzare i referendum richiesti dalla popolazione del Quebec e della Scozia.

Ricorrere alla forza per impedire i referendum, dietro l’alibi dell’incostituzionalità della richiesta di autodeterminazione, non è un atto di saggezza democraticamente valido, anche se lo fosse sul piano giuridico/costituzionale. La storia dimostra, peraltro, che più i poteri al comando degli stati cercano di impedire o addirittura vietare i referendum, ricorrendo alla violenza dello stato, conducono ad accentuare ed aggravare i conflitti fra lo stato ed il popolo /i popoli “in lotta “ per la loro autodeterminasione, specie quando cio’ avviene all’interno di uno stato, come è il caso della Catalonia/Spagna.

Alla luce dell’esperienza degli ultimi anni, la trasformazione della Spagna in uno “stato delle autonomie” non si è rivelata la soluzione pacifica e democratica ricercata. Le ambiguità e le lacune su cui si fonda lo stato delle autonomie hanno invece favorito, in certi casi, l’accentuazione dei problemi.

I diritti umani ed i diritti dei popoli essendo strettamente connessi, uno dei problemi sollevati e sovente irrisolti dai processi di lotta per l’autodeterminazione dei popoli è di verificare in che misura l’autodeterminazione di un popolo non si traduca nell’affermazione del potere dei gruppi sociali dominanti in seno alle forze sociali favorevoli all’indipendenza. Altrimenti detto è fondametale evitare che l’acquisizione o il recupero dell’indipendenza politica di un popolo significhi principalmente l’acquisizione o il recupero di “sovranità” da parte dei gruppi dominanti e non anche quella dell’insieme dei gruppi sociali e categorie che compongono il popolo. La questione diventa: l’indipendenza per che cosa, per chi , a vantaggio di chi e come?

Se la risposta è “piuttosto” positiva nel senso che l’indipendenza sarà una grande opportunità per promuovere e salvaguardare meglio i diritti umani, la giustizia sociale, l’uguaglianza fra tutti i cittadini, la sicurezza sociale generale, la democrazia partecipativa ai vari livelli del vivere insieme, in uno spirito di cooperazione e solidarietà con gli altri popoli e stati, in questo caso l’autodeterminazione non dovrebbe essere ostacolata. E’ altrettanto evidente che il popolo catalano non ha bisogno di passare da uno stato spagnolo ad uno stato catalano le cui logiche ed i cui obiettivi non fossero che una copia di quelli dello stato spagnolo. Solo il popolo che si esprime liberamente e democraticamente potrà dare una risposta legittima.

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