Difendiamo i valori paesaggistici della Sardegna

1 agosto 2018
[Red]

Le proposte di Legambiente per una legge urbanistica che rafforzi i valori naturalistici e paesaggistici della fascia costiera previsti dal PPR.

ll futuro della Sardegna passa per il rafforzamento delle sue qualita’ e identita’, anche in chiave turistica e di sviluppo economico, a partire da due direttrici fondamentali: protezione del sistema costiero, e riqualificazione urbanistica, ambientale ed energetica del patrimonio edilizio esistente.

Legambiente ha svolto una intensa attività di analisi e discussione nei territori da cui è emersa la vera e propria emergenza dei piani urbanistici comunali non adeguati al PPR. Il caso “Calabona” nel comune di Alghero ha messo in risalto in maniera eclatante la situazione di lottizzazioni varate negli anni ’80 e “riesumate” alla attenzione degli uffici comunali per riprendere il percorso autorizzativo, indifferenti a tutto il complesso normativo recente. Nello specifico, ad esempio, sono state rilasciate delle concessioni edilizie a progetti per edifici di 4 piani a meno di cento metri dal mare.

Altra emergenza emersa è quella costituita dal patrimonio di 200.000 seconde case (in parte degradate), eredità di un modello di sviluppo che ha stravolto soprattutto le aree costiere.

Secondo i dati forniti dalla  Regione in Sardegna si rileva che,  nonostante dal 2006 la Regione abbia stanziato 36 milioni di euro ai comuni per varare i PUC nei 102 Comuni inclusi interamente all’interno del Piano Paesaggistico Regionale, la realtà presenta  notevoli differenze. Infatti:

  • 21 Comuni hanno ancora un Programma di fabbricazione,
  • 13 Comuni applicano un Piano regolatore generale,
  • 49 Comuni adottano un PUC ante PPR,
  • 15 Comuni hanno adeguato il PUC al PPR e 4 lo hanno adeguato e stanno recependo alcune prescrizioni.

In sostanza abbiamo una Sardegna dove è consentito che il paesaggio e la gestione del territorio siano  amministrati anche con strumenti talmente arretrati, quali i programmi di fabbricazione del 1974 che tuttavia risultano ancora vigenti, e  fortemente in contrasto con le direttive del PPR. In sostanza un’isola a  differenti livelli pianificatori.

Alghero, Olbia, Arzachena ed altri 18 centri minori amministrano il territorio, secondo l’impostazione di 40 anni fa, con dei veri e propri piani  alieni rispetto agli scenari delineati dai nuovi orientamenti espressi nella convenzione europea del paesaggio, nel codice del paesaggio ed in ultimo dagli accordi di Parigi.

Quindi adeguarsi al PPR non è un mero atto burocratico, ma significa scegliere di  legare le prospettive di sviluppo del proprio territorio alla preservazione del patrimonio di bellezza del paesaggio.  Per cui ognuno dei Comuni che ha realizzato l’adeguamento lo ha fatto con originalità e innovazione, fornendo un complesso di  strategie che la Regione ha il dovere di valorizzare.

In tale contesto il DDL per il governo del territorio presentato dalla Giunta Regionale, pur rappresentando in alcune  parti un avanzamento nelle scelte di pianificazione, evidenzia delle  forti criticita’,  in particolare per quanto riguarda le aree costiere.

Risaltano alcuni  articoli: l’art 31 dove si prevede nei 300 metri dalla linea di costa, la possibilita’ di ampliare in maniera consistente le volumetrie esistenti delle strutture ricettive; l’art 96 di “salvare” le previsioni dei piani esistenti e di prevederne eventuali nuove in continuita’; l’art 86 sulla monetizzazione delle misure compensative; l’allegata tabella 4A sulla rivalutazione degli indici nelle zone F; ma soprattutto l’art. 43 che lascia un’ampia discrezionalità, attraverso gli accordi di programma, tale che si potrebbe arrivare persino a realizzare dei nuovi complessi edilizi in aree oggi di grande pregio ambientale, in deroga al PPR. In sostanza esiste un insieme di articoli che propongono un indirizzo arretrato della pianificazione del paesaggio tali da connotare la legge in senso retrogrado.

Per Legambiente occorre modificare  il testo per porre un chiaro divieto a qualsiasi costruzione nuova nella fascia costiera tutelata.

Più volte nella pubblica discussione che è seguita alla proposta del DDL,  è stato ricordato che già dal 1993, con l’art. 10bis, erano previsti i premi di volumetria per le strutture ricettive. Si fa presente che nel 1993,  cioè 25 anni fa, neanche si discuteva dei temi emersi dalla conferenza di Parigi.  Pertanto  cosi’ rilevanti premi di volumetria, previsti allora per le strutture ricettive, alla stato attuale non appaiono proponibili nel nuovo quadro paesaggistico e ambientale, imposto dalle nuove direttive internazionali.

Si ricorda che nel 1989, 1993, 2006 la Sardegna si propose all’attenzione nazionale con un modo innovativo di intendere il paesaggio, per cui proponiamo che nella discussione attuale si guardi al futuro ed ancora una volta la Regione Sardegna possa assurgere ad apripista del modo nuovo di intendere il rapporto con il territorio, contenuto nelle direttive venute dalla COP21 la Conferenza sul clima di Parigi  (è da rimarcare come l’intuizione del PPR del 2006 di assegnare alla fascia costiera un ruolo strategico è stato ripreso nei documenti della COP21).

In accordo con la CGIL REGIONALE SARDA abbiamo sottoscritto un documento per affermare che bisogna lavorare a rafforzare le politiche “attive” della salvaguardia e dello sviluppo, gli investimenti sui progetti di qualità, sullo sviluppo virtuoso basato su comparti economici innovativi che incorporano il paesaggio come valore aggiunto, come quel marchio distintivo che farà uscire la Sardegna dall’isolamento e dal sottosviluppo a cui gli usi speculativi del suolo inevitabilmente la condannerebbero. Diventa senso comune che il paesaggio è uno dei pilastri della storia e dell’identità di un popolo per cui proponiamo un grande progetto di implementazione del patrimonio paesaggistico naturale rivolto all’aumento della attrattività turistica della fascia costiera, alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, a veri e propri progetti di rigenerazione urbana e territoriale,  per realizzare nuova occupazione di qualità.

Molti istituti di ricerca hanno evidenziato che una parte notevole dei turisti, il 45%, è disposta a spostarsi in funzione di una qualità ambientale elevata. Quindi, al di là degli aspetti culturali, la tutela e valorizzazione del paesaggio punta anche a difendere e rilanciare una risorsa economica strategica come quella del turismo, con tutti i benefici che ne derivano per l’occupazione del settore e dell’indotto. Se riusciremo a mantenere integri il nostro paesaggio e il nostro territorio i turisti continueranno ad arrivare da tutto il mondo; ma se il paesaggio viene stravolto rischieremo di perdere una grande industria nazionale. Insieme all’identità del Paese, qui sono in gioco insomma la sua immagine, la sua competitività e il suo benessere.

In particolare Legambiente propone una innovazione culturale che operi la saldatura concettuale tra l’impostazione della legge 431/85, la Convenzione Europea del Paesaggio, il Codice dei beni Culturali e del Paesaggio del 2004, il Piano Paesaggistico Regionale e gli accordi della Conferenza  di Parigi sul clima. Infatti la priorità assoluta è diventata la salvaguardia del territorio ed in primis di quello costiero indicato come il più fragile.  Tutti i documenti usciti dalla COP21 impongono una vera e propria rivoluzione per: energia, trasporti, gestione del territorio con l’aumento della protezione ambientale e quindi della sua resilienza, edificazione dei centri urbani, edilizia, industria, tecnologie, materiali.

 

 

Pertanto proponiamo una ampia revisione al DDL di nuova legge urbanistica che rischia di interrompere il processo positivo intrapreso con il  PPR e si  concentra dunque sulle seguenti questioni:

  1. Si ribadisce la priorità dell’adeguamento dei PUC al PPR e la necessità di studiare le modalità per snellire le procedure di co-pianificazione per incentivare i comuni che hanno in corso l’adeguamento, prevedendo misure di premialità per i comuni che hanno già concluso l’adeguamento. Proponiamo un articolo chiaro per decretare la sospensione dei piani attuativi fino alla approvazione definitiva del PUC adeguato al PPR.
  2. Per i comuni dotati ancora di programma di fabbricazione si propone entro 6 mesi la nomina di un commissario ad ACTA per varare l’adeguamento al PPR.
  3. Nella fascia dei 300 metri dal mare e dagli stagni nessuna concessione di incremento volumetrico ed aumento del carico antropico alle strutture ricettive, ma si potrebbe prevedere la sola realizzazione dei volumi strettamente necessari all’adeguamento alle normative tecnologiche, di sicurezza, di ammodernamento ed efficientamento energetico col massimale del 10%. Misure da concedere solamente per i Comuni che abbiano adeguato lo strumento urbanistico al PPR.
  4. Proponiamo invece misure di incentivazione per la riconversione dei comparti delle seconde case in strutture ricettive.
  5. Fondamentale riaffermare il valore strategico della fascia costiera nella capacità di creare sviluppo turistico e mobilitazione attiva nelle amministrazioni locali e nei singoli territori, nella convinzione che la tutela del paesaggio non si riduce a una protezione fine a se stessa, ma è in grado di creare per la Sardegna i presupposti di un nuovo e moderno sviluppo. Esiste la consapevolezza che del PPR sono apparsi in primo piano gli aspetti di “vincolo” che le politiche paesaggistiche portano con sé in fase iniziale. Tuttavia esiste la convinzione che anche la grande “moratoria” alla trasformazione del paesaggio che si è verificata in questi anni sia funzionale all’esigenza di non distruggere la risorsa base su cui si fondano le prospettive delle generazioni a venire.
  6. Favorire le proposte di integrazione delle strutture ricettive esistenti con il sistema insediativo nei territori oltre i 300 metri dal mare, anche prevedendo nei PUC forme di incentivazione urbanistica alle delocalizzazioni oltre la fascia dei 300 metri, degli edifici fortemente impattanti.
  7. Non deve essere consentito alcun nuovo insediamento edilizio nella fascia dei 300 metri dal mare e dalle zone umide, nei boschi e nella macchia mediterranea, anche se proposti attraverso accordi di programma variamente definiti.
  8. L’edilizia è uno dei settori strategici su cui intervenire per ridurre i consumi di energia e le emissioni di gas serra, per cui gli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio turistico e residenziale devono prevedere precisi obiettivi di riduzione dei consumi energetici ai sensi delle direttive europee, escludendo premi di volumetria.
  9. Per evitare il ripetersi di tragedie come quella di Olbia del 2013, è necessario un preciso indirizzo per promuovere piani e progetti di riassetto idrogeologico ed urbanistico, favorendo le delocalizzazioni, con l’obiettivo dell’adattamento dei territori costieri ai cambiamenti climatici.
  10. Salvaguardia dei paesaggi rurali minacciati dalle costruzioni sparse nell’agro, per cui appare necessario riaffermare il lotto minimo di 3 ettari per le edificazioni destinate esclusivamente alle aziende agricole.
  11. Estensione del piano paesaggistico alle zone interne con indirizzi unitari e innovativi per la riaffermazione forte che il paesaggio della Sardegna, sia nella fascia costiera che nell’intero territorio, costituisce una risorsa strategica per la regione. Far crescere la qualità culturale dei territori significa anche combattere lo spopolamento progressivo e l’isolamento delle piccole comunità per costruire una nuova coesione sociale.

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