Il nuovo piano di rinascita

16 marzo 2017
Graziano Pintori

“Prospettive di collaborazione sia nel campo delle tecnologie sia in quella della conoscenza e dello sviluppo del capitale umano…”. Si tratta di un sunto giornalistico (La Nuova Sardegna 20.02.2017) dell’incontro tra Raffaele Paci – Assessore Regionale (Bilancio, Credito, Assetto del Territorio) il responsabile della sezione meridionale della Confindustria Sarda Maurizio De Pascale, il vice presidente esecutivo della Saras Dario Scaffardi e Francesco Marini Presidente della Sarlux – una controllata della SARAS che brucia i residui tossici del petrolio per produrre energia che i sardi consumano a prezzo maggiorato-.

Non si tratta del solito quartetto degli amici al bar della canzone di G. Paoli che volevano cambiare il mondo, ma più modestamente parlavano di come cambiare la Sardegna, cioè concordare “…una mano d’aiuto per la costruzione della dorsale energetica sarda e garantire la compatibilità ambientale degli impianti”. Con la manifestazione d’intenti appena citata, i raffinatori di petrolio hanno colto l’occasione per illustrare all’assessore Paci il Piano Aziendale degli Investimenti fino al 2019, pari a 645 milioni, di cui 80 milioni per la compatibilità ambientale.

La mano d’aiuto della Saras non è casuale visti i cospicui finanziamenti annunciati all’atto della sottoscrizione del “Patto per la Sardegna”, firmato da Renzi e Pigliaru, che vale 2,9 miliardi di euro. Il fondo miliardario non è scaturito dal cappello magico dell’imbonitore Renzi, ma si tratta della parte spettante dal Fondo per lo Sviluppo e dai Fondi Strutturali Europei 2014/2020, attraverso cui sono attuate le politiche per lo sviluppo della coesione e rimozione degli squilibri economici, sociali, territoriali. Il fondo si divide tra “ Patto per la Sardegna” per 557,920 mln, di cui sono disponibili 277,6 mln da spendere nel 2017, questi annunciati dalla grancassa di Gentiloni, durante il suo sbarco in Sardegna, mentre alla Cabina di Regia e all’Anas fanno capo i restanti 1,443mld e spiccioli. A parte l’Anas, che tutti conosciamo nel bene, ma anche nel male, la Cabina di Regia è un organismo composto di alti burocrati dello Stato, dell’Europa e delle Regioni Autonome e Ordinarie, oltre che dai rappresentanti del Digitale dell’Anticorruzione e della Consip, quest’ultima alla ribalta della cronaca tangentiera.

Mentre al tamburo del ministro De Vincenti è stato riservato il compito di annunciare altri fondi, per 684 mln, quelli degli accantonamenti e finanziamenti negati agli enti locali, per cui sono in corso le trattative tra Stato e Regione. Dulcis in fundo non mancano riferimenti a Industria 4.0, ossia la Quarta Rivoluzione Industriale che tratta dell’interconnessione delle risorse (impianti, dati, persone) con l’utilizzo di un “filo digitale” che collega tutta la catena industriale (per es. quella della Sardegna) che permetterà di organizzare e gestire in modo automatico il business tramite la raccolta e l’analisi di grandi quantità d’informazioni, i cosiddetti Big Data. In sostanza con Industria 4.0 si apre una nuova era di trasformazione dei processi di progettazione, produzione e manutenzione: un’era che va ben oltre la cibernetica applicata alla robotica (Leonardo Company.com).

La Saras proprio su Industria 4.0 si è mossa in largo anticipo rispetto a tutti, regione sarda compresa, perchè si regge su un sistema avanzato di produzione, di tecnologia e di ricerca tale da proporre al nostro assessore Paci un piano di sviluppo, al quale il politico non poteva che dire di sì, dando l’impressione che l’unico ubriaco del quartetto citato più sopra fosse proprio il rappresentante politico nostrano. Un’impressione che scaturisce dall’accondiscendenza dell’accademico prestato alla politica, che, come tanti suoi predecessori, anziché farsi promotore ed espositore di piani di sviluppo compatibili con la realtà economica, ambientale e umana dell’isola, subisce le pressioni dei colossi industriali. In modo particolare dalla Saras, quella che voleva bucherellare Arborea, che ha base operativa a Sarroch dove rimane abbandonata a se stessa un’area contaminata di vaste proporzioni, alla faccia del tanto impegno sbandierato dalla famiglia Moratti sulla compatibilità ambientale dei loro impianti.

La passività propositiva e politica caratterizza anche la Giunta Pigliaru, come tante altre che l’hanno preceduta, palesatasi con l’accettazione incondizionata delle proposte di sviluppo contenute nel Patto per la Sardegna. Tanto è che il ministro De Vincenti, una sorta di Commissario che vigilerà l’iter del finanziamento, è arrivato a dire: “…sarebbe bello immaginare una Sardegna ricca da un giorno all’altro di molti milioni nazionali, ottenuti ex novo o rimborsati, per sperare in un futuro migliore…” Un vero discorso da colonialismo economico che ignora l’autonomismo, la cultura, l’identità e le vere attese di sviluppo dei sardi. Tanto è, ripeto, perché davanti a se il Commissario dello Stato Centrale, forse scambiato per Babbo Natale, aveva un interlocutore – il Presidente della Giunta Regionale Sarda On Francesco. Pigliaru -che ha pronunciato poche, semplici e servili parole: ” Dobbiamo correre e il più in fretta possibile”. Ogni commento è superfluo.

Sul Patto per la Sardegna non poche volte i politici nazionali e isolani hanno parlato di nuovo Piano di Rinascita, come a dire che bisogna rispettare “Su Connottu” di quell’avventura economico/finanziaria, in cui lo Stato Centrale impose un’idea di sviluppo industriale che ancora oggi ne subiamo le nefaste conseguenze. A quel periodo risale il tradizionale foraggiamento, con denaro pubblico, di quelle aziende, italiane o estere che fossero, che hanno dato la stura alla cronicizzazione delle aziende in crisi per mancanza di fondi o per i costi energetici troppo alti. Un tiremmolla costante e assordante tra aziende, operai e Regione Sarda, quest’ultima ridotta ad assistere con proprie risorse, ormai da decenni, posti di cassa integrazione anziché veri e produttivi posti di lavoro. Una storia che anche le pecore hanno assimilato da qualche tempo, essendo testimoni di una cultura millenaria che brucano l’erba all’ombra delle ciminiere, nonostante tutto.

Patto per la Sardegna, Quarta Rivoluzione Industriale, Fondi degli Accantonamenti che dovranno essere restituiti ai sardi ecc, fanno presagire nel prossimo futuro una cascata di denaro che, volendo, potrebbe far fare all’isola un concreto salto di qualità. Ciò non trova conforto, perché in tutte le fasi di cui sopra non si è fatto riferimento all’uomo in se e ai problemi indifferibili dei sardi: disoccupazione, dispersione scolastica, spopolamento dei piccoli centri, territorio, ambiente, fuga dei giovani verso altre certezze e prospettive di vita. Questioni quotidiane che i sardi vivono sulla loro pelle, le quali non tutte potranno essere risolte dalla quarta rivoluzione industriale, dove il lavoro sarà sempre più relegato nella memoria della storia dell’uomo.

Tutto ciò accade mentre Pigliaru è indaffarato a far scendere dal bus di via Roma alcuni suoi assessori e staccare il biglietto alle nuove proposte. Tutta gente per bene, che, presumo, conoscano non tanto il Piano di Rinascita del passato come quello del prossimo futuro targato Renzi/Gentiloni ma, sicuramente, sono più addentro di come si gestisce una carriera politica.

 

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