La guerra con gli occhi della storia

16 Ottobre 2022

[Roberto Mirasola]

Mercoledì 5 ottobre con un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera la premier Lituana Ingrida Simonyte esprime forte preoccupazione e diffidenza nei confronti della Russia dal canto loro spinti dallo stesso animo Svezia e Finlandia fanno ingresso nella Nato ed in Europa centrale non pare la pensino in modo molto dissimile basti guardare le posizioni della Polonia.

A un occhio ben attento, scevro da ideologie, appare chiara la diversa posizione assunta all’inizio del conflitto da parte dei paesi fondatori della CEE, dall’attivismo diplomatico svolto da Macron, sino alle scettiche posizioni iniziali verso gli Stati Uniti del governo italiano e tedesco. Perplessità messe a tacere all’interno dell’U.E. dai paesi del vecchio blocco sovietico. Certo in quest’analisi non possiamo dimenticare l’attivismo degli anglosassoni sia d’oltre manica sia d’oltreoceano. Questo quadro non può che declinare un rischio di spostamento a est dei confini europei con un appiattimento dell’Europa Carolingia.

Cosa c’entra Carlo Magno morto nell’814, in una guerra in pieno XXI secolo? Certo se ci limitiamo a guardare gli eventi con gli occhi del presente o del passato prossimo alcuni passaggi ci possono sfuggire. Questo però, a mio parere, ci porta ad analisi parziali. Dimentichiamo la complessità e diamo risposte che rasentano la tifoseria ma non aiutano la comprensione.

Proviamo a guardare la guerra con gli occhi della storia e cerchiamo di capire, questo porterà alla pace? Non credo, ma può aiutare a trovare soluzioni accettabili.

Quando morì Carlo Magno, il Sacro romano impero comprendeva la Germania fino al fiume Elba, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, la Francia, la Catalogna, la Carinzia (l’odierna Austria) e l’Italia centro-settentrionale. Insomma l’Europa latina, romana e cattolica. Mille e più anni dopo quel blocco di paesi fonderà la CEE, precisamente nel 1957. E’ un caso? Forse no. Come Carlo Magno anche la CEE sposta i suoi confini mobili a Est. Un Est storicamente rappresentato da Bisanzio con il suo rito cristiano ortodosso. Una Bisanzio violata dai Franchi nel 1204. Un rito che abbraccia guarda caso, tra gli altri, il principato di Kiev sotto Vladimiro I. I Balcani diventarono i confini dell’Europa Carolingia cosi come appunto la Rus di Kiev. Quest’ultima arriverà a comprendere nel 1054: l’attuale Ucraina, Russia Occidentale, Bielorussia, Polonia, Moldavia, Lettonia orientale, Estonia e Lituania.

Questo blocco originario a causa dell’invasione dei tartari, percorrerà strade diverse che daranno poi vita alle varie Russie: di Kiev, di Novgorod e di Mosca. Cosi come nasceranno il regno di Polonia e il granducato di Lituania, che avrà al suo interno l’Ucraina. Gli slavi orientali della Rus originaria si divideranno portando i popoli a identità diverse tra loro. Da qui inizia una storia centenaria che vede protagonisti Lituani e Polacchi impegnati in sanguinosi scontri con la Moscova, per avere il controllo di queste terre di confine che delimitano l’est e l’ovest europeo. Scontri ai quali non si sottrarranno neanche gli Svedesi di Carlo XII. Alla lunga prevarrà prima la Russia imperiale degli zar e poi la Russia bolscevica. Tutto ciò non sarà però indolore, privo di conseguenze. Epopee che saranno ricordate nella letteratura come il romanzo “Taras Bul’ba” di Nicolaj Gogol o il romanzo “il diluvio” di Henryk Sienkiewicz. In particolare quest’ultimo riporta nel titolo il nome con cui è conosciuta nella storia polacca l’invasione da parte del regno Russo.

Un est e un ovest che si unificheranno con la caduta del muro di Berlino e la successiva implosione dell’Unione Sovietica nel 1991. Non più est ma di nuovo Europa centrale per i paesi oggi U.E. come Polonia, Ungheria, Cechia e Slovacchia. Non più est non più ovest ma ancora Europa Carolingia da una parte e paesi Visegrad dall’altra, e ancora un’Europa Carolingia e i paesi del Trimarium: paesi Visegrad più paesi baltici oltre Austria, Croazia, Slovenia e Bulgaria. Come se rinascessero il regno di Polonia e il granducato di Lituania, ovviamente di nuovo in chiave antirussa .

La storia che ritorna e con la quale L’U.E. non ha fatto i conti, ha ancora una volta spostato i suoi confini a est ma non ha ripensato se stessa, non si è interrogata su quale fosse diventato, a quel punto, il suo ruolo e non ha pensato al suo futuro. Si è detto più volte che la stessa U.E. sia stata la grande assente di questa guerra e non poteva che essere altrimenti, da una parte l’Europa carolingia e dall’altra i paesi Visegrad. L’U.E. a ventisette ma est e ovest ancora non si comprendono. Siamo arrivati ai confini della Russia ma non abbiamo voluto comprenderla, non abbiamo voluto vedere da una parte la sua voglia di aprirsi a occidente e dall’altra la sua idea di missione slava. Non abbiamo saputo coniugare Puskin con Dostoevskij, Gorbačëv con Putin e i risultati purtroppo sono sotto i nostri occhi.

L’articolo è stato pubblicato nel blog della Scuola di Cultura Politica “Francesco Cocco” di Cagliari con cui il manifesto sardo ha avviato una collaborazione.

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