I nuraghi secondo Berlusconi

22 gennaio 2009

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Un’aria nuova

La Casa Bianca, notoriamente poco sensibile alle rivendicazioni sindacali, probabilmente ammorbidirà i toni con l’arrivo di Obama; un segnale è rappresentato dalla nomina del nuovo ministro del lavoro Hilda Solis, una parlamentare ispanica di Los Angeles che non aveva esitato a manifestare al fianco delle donne delle pulizie in sciopero. L’occupazione di una fabbrica a Chicago conferma che qualcosa potrebbe effettivamente cambiare.Dopo il brusco annuncio del proprio licenziamento, all’inizio del dicembre 2008, 240 operai della società Republic Windows & Doors, tutti iscritti al piccolo sindacato United Electrical Radio and Machine Workers, hanno occupato la loro fabbrica per sei giorni. Scandendo la preghiera laica “sì, se puede!”, formula resa popolare dal sindacato United Farm Workers Union negli anni ’60, gli operai il 5 dicembre decidono all’unanimità per l’occupazione della fabbrica, rischiando non una giornata di stipendio ma l’arresto per violazione della proprietà privata. La disinvoltura con cui Obama si è schierato a favore degli operai denota una condotta inedita pure tra i democratici. Al di là della vittoria del sindacato, che supportato da alcuni parlamentari della stessa linea è riuscito a far cedere la Bank of America ottenendo l’indennizzo per i licenziati, questo caso fornisce un esempio di come, in questa congiuntura di crisi che sta producendo centinaia di migliaia di disoccupati, i cittadini debbano lottare personalmente contro gli istituti finanziari e le imprese. La lotta per il diritto dei lavoratori è disperata in Italia come e più che negli US, i gruppi sindacali, che dovrebbero rappresentare l’ultima leva per far valere la forza contrattuale del lavoro insistono sull’uso della piazza come agone dello scontro, scordando che esistono mezzi già codificati, ma ben più efficaci per riottenere ciò che un tempo in Italia i lavoratori potevano vantare di aver già ottenuto. Nel 1981, sotto Reagan, una lotta sindacale simile finì con risultati molto più nefasti; e nel 2009 in Italia sotto Berlusconi cosa potrebbe accadere?

Vogliamo almeno discuterne?

Oggi sembra difficile e poco praticabile una forma politica unitaria a sinistra. Ma è indubbio che rimanga un’esigenza fondamentale. Su questi temi, anche nel corso della campagna elettorale, sarebbe opportuno riflettere e discuterne.
Sono molteplici gli argomenti che sollecitano questa riflessione, si va dalla crisi gravissima che investe la nostra economia e si ripercuote pesantemente su milioni di famiglie alla situazione internazionale sempre più annunciatrice di conflitti, dal federalismo fiscale che non promette niente di buono alle regioni del sud alle limitazioni degli spazi democratici e dei diritti.
Diversi partiti e movimenti, separatamente e con differenti declinazioni, propongono o rivendicano iniziative già presenti. Ma perché non ragionare assieme, almeno a livello di metodi e programmi? Noi siamo ostinati, e vogliamo creare spazi per questa pratica, la cui logica va ben oltre la stessa campagna elettorale che si presenta molto difficile e impegnativa.
Come caratterizzare a sinistra una nuova esperienza di governo alla Regione, migliorando l’esperienza passata?
E’ il tema che proponiamo a chi si presenta e si muove nelle elezioni verso tale direzione. Inviateci nel merito una vostra riflessione, entro il limite massimo di tremila battute spazi compresi. Gli interventi saranno inseriti in un testo dal titolo ‘Vogliamo almeno discuterne’ che porterà i contributi di tutti e che sarà pubblicato nell’intervallo tra il numero 43, previsto per il prossimo 1° febbraio, e il numero 44.

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