Una storia

1 maggio 2018

Nell’immagine: Marco Ligas

[Franco Tronci]

Pubblichiamo la prefazione di Franco Tronci al nuovo libro di Marco Ligas “Una storia. La Sardegna e il mondo negli scritti del Manifesto Sardo”, CUEC Editrice. (red)

Dalla Rete alla carta stampata. Quando saremo finalmente usciti dalla crisi (economica, politica, culturale e morale) che attanaglia e blocca il nostro Paese e che condiziona la nostra vita, potremo, con onestà e chiarezza di idee, valutare il contributo che anche le azioni parziali avranno dato per il conseguimento di tale obiettivo. Già da oggi, tuttavia, possiamo cercare di valutare, con la nostra capacità di leggere il presente per modificarlo, il valore dell’uscita sulla carta stampata di una raccolta di articoli di Marco Ligas apparsi sul giornale on line “il manifesto sardo” di cui è stato per un decennio, a partire dalla nascita, il direttore. Il trasferimento sulla carta stampata degli articoli, divisi in quattro sezioni, precedute da un’introduzione che chiarisce le motivazioni della scrittura e le ragioni della loro distinzione, costituisce, anche per il lettore, un’occasione di riflessione sui modi e sull’utilità di due forme di comunicazione considerate spesso come inconciliabili e alternative. E’ vero, infatti, che l’informazione on line presuppone un modo di intendere la selezione, la raccolta e la scrittura delle notizie, nonché i tempi della divulgazione. Senza contare la possibilità di limitare il tempo e il costo dell’attività redazionale e della stampa acquistando, nel contempo, la possibilità di sollecitare immediatamente la partecipazione e il giudizio dei lettori. Liberandoci da ogni facile ottimismo sulle magnifiche sorti e progressive della comunicazione elettronica (spesso contraddette dall’eccesso di faciloneria e approssimazione dei giornalisti nonché dalla “licenza di uccidere” concessa talvolta all’anonimo lettore) è prudente riconoscere che la carta stampata continua a svolgere un responsabile ruolo di produttrice di informazione controllata, verificabile, riconducibile ad una autorialità certa. Quand’anche svolgesse soltanto il ruolo di archivio efficiente, la stampa cartacea può ancora occupare un posto di rilievo nel sistema dell’informazione e contribuire, com’è nella tradizione, alla crescita democratica dei cittadini. Così intesa, la pubblicazione alla quale facciamo riferimento può offrire l’occasione l’occasione di un bilancio che non si limiti soltanto al merito delle idee espresse nei singoli articoli. Dietro la firma del direttore è possibile intravedere l’esistenza di un gruppo di collaboratori del giornale che ne hanno ampliato ed arricchito la varietà dei punti di vista.

Una decennale carrellata sulla vita sarda. I dieci anni di direzione de “il manifesto sardo” on line, rappresentati ora dalla pubblicazione di Ligas, costituiscono anche un invito a considerare nel suo insieme l’ampiezza e la profondità dell’indagine condotta sulla società sarda. La stampa sarda, in genere, ha spesso oscillato tra la semplice riproposizione delle problematiche nazionali (e dei loro effetti sulla realtà locale) e la sottolineatura puntigliosa (anche se non sempre sufficientemente argomentata) di una specificità ​isolana tale da configurare la persistenza di un’irrisolta “Questione sarda”. L’esercizio corretto di un possibile bilancio decennale della vita recente della Sardegna non troverà difficoltà a realizzare come la rilevanza degli argomenti trattati, l’autorevolezza e la competenza del direttore (estensibile, per altro, ai collaboratori del giornale, arricchitosi nel tempo di collaborazioni dalla penisola) abbiano assicurato al giornale una qualità ed un rigore rimarchevoli. Lo testimoniano firme importanti come quella di Giulio Angioni recentemente scomparso. E’ proprio in virtù di tale rigore professionale che “il manifesto sardo” on line ha potuto essere presente con i suoi articoli in occasione di avvenimenti e dibattiti legati alle scadenze più importanti della vita isolana.

Un “mestiere” difficile. Non deve essere facile la direzione di un giornale, sia che si tratti di carta stampata, sia che ci si riferisca alla comunicazione elettronica. Le due modalità hanno molto comune (individuazione delle notizie da pubblicare, selezione e collocazione delle stesse, discussione preliminare degli aspetti problematici prevedibili, ecc.) ma anche tratti differenti (rapporti con la redazione, assenza o presenza nella pubblicazione di elementi estranei all’informazione in senso stretto come, ad es. la pubblicità, economia degli spazi e impaginazione. Si tratta, come si vede, di un lavoro che richiede forte attenzione alla realtà, rispetto di punti di vista differenti, capacità dialettica, disponibilità alla mediazione e fermezza sui principi ritenuti irrinunciabili e tante altre competenze e virtù. Gli anni della direzione di Marco Ligas sono classificabili a partire dalle principali tematiche trattate nei suoi articoli e delle quali il testo recentemente pubblicato offre un campionario esaustivo. Il lettore non avrà difficoltà a notare come l’autore si soffermi ripetutamente su questioni che testimoniano le difficoltà, teoriche e pratiche, incontrate dalla sinistra di classe in Sardegna di fronte alla disgregazione del tessuto produttivo e alla crescita esponenziale della disoccupazione, alle conseguenze della dipendenza culturale alimentata dalla crisi della scuola e dell’università, ai limiti dello Statuto e dell’autonomia regionale. Anche un giornale on line deve, talvolta, farsi carico di tutto questo ed avere il coraggio di avanzare proposte politiche anche quando esse vadano controcorrente ispirandosi a principi di uguaglianza e solidarietà.

Un capitolo di una lunga storia. Il giornale del quale stiamo tracciando un profilo sommario ci dichiara, con le sue scelte, la propria origine. Esso reca nel frontespizio lo stesso nome di un quotidiano nazionale (“il manifesto” quotidiano comunista) nato, per volere dei suoi fondatori (Luigi Pintor, Valentino Parlato, Lucio Magri, Rossana Rossanda, Luciana Castellina, tanto per citarne alcuni) come strumento di lotta politica di quella sinistra comunista che aveva coraggiosamente messo in discussione i limiti dell’esperienza sovietica e le deviazioni stalinistiche del partito e che per questo fu radiata risultando incompatibile con le scelte dettate dalla guerra fredda. Il quotidiano nazionale sopravvive ma, per ragioni economiche non raggiunge le due isole maggiori d’Italia. Tutto ciò ha influito notevolmente sul ruolo de “il manifesto sardo” on line collocandolo, oltre che in ideale continuità col quotidiano nazionale, anche in veste di supplente sul terreno dell’attività informativa e della battaglia culturale. La rappresentazione cartacea dei suoi dieci anni di vita diviene perciò testimonianza della difficoltà di operare in una regione che non ha saputo dotarsi di uno Statuto adeguato ad un uso progressista dell’autonomia, né esprimere una classe dirigente all’altezza del compito come dimostrano le scelte delle Giunte succedutesi nel tempo e le vicende legate alla vita delle Istituzioni regionali, a cominciare dalla legge elettorale. Senza nulla concedere alla millanteria, va serenamente riconosciuto il ruolo positivo che il giornale ha svolto sia a sostegno delle ragioni del NO nel recente referendum in difesa della Carta costituzionale, sia nella denuncia del carattere antidemocratico della legge elettorale regionale suddetta contro la quale è stato presentato ricorso al Consiglio di Stato.

Prospettive e ambizioni. Lo spazio fin qui conquistato costituisce un viatico e un buon auspicio per il nuovo decennio che vede rinnovata anche la direzione del giornale on line. Non sono certamente di poco conto, per una pubblicazione di sinistra, gli obiettivi intorno ai quali potenziare la propria diffusione e la propria influenza. Il più importante dei quali appare a chi scrive questa breve prefazione quello di contribuire alla costruzione di una sinistra rinnovata, capace di dare risposta alle importanti scadenze che attendono la Sardegna e, in prospettiva più lunga, alla rinascita di un partito di sinistra che sappia ancora denunciare le forti contraddizioni del sistema capitalistico e che ne indichi le forme e i modi del superamento. L’ambizione non è di poco conto: essa è tuttavia sorretta da un impianto costituzionale forte e aperto al futuro, da una volontà di programmazione coerente, dall’affermazione di principi di democrazia e progresso sui quali può crescere e maturare una nuova classe dirigente. La storia e le idee del libro scritto da Marco Ligas guardano in quella direzione.

2 Commenti a “Una storia”

  1. Andrea Pubusa scrive:

    Marco Ligas ha una lunga e bella storia, sempre dalla parte dei lavoratori, dei ceti subalterni e degli umili, sempre rivolta alla creazione di una società giusta, fondata sulla libertà e sulla eguaglianza. Nell’ultimo mezzo secolo non c’è battaglia democratica e della sinistra che non lo abbia visto protagonista intelligente e disinteressato.
    Marco ha sempre mantenuto gli ideali e i comportamenti della gioventù e questo spiega la stima e la considerazione da cui è circondato fra gli uomini di buona volontà e negli ambienti democratici.
    Leggerò la sua storia con tutta la partecipazione e l’affetto che io gli porto e che merita. Grazie Marco!

  2. Marinella Lörinczi scrive:

    Complimenti vivissimi, all’autore e al prefatore. Spero che anche la presentazione a Macomer sia stata soddisfacente. Non

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