Università: fine di un epoca?

1 Luglio 2009

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Pier Luigi Carta

Nonostante la formazione evidentemente differente e le appartenenze estranee e distanti, tra il rettore uscente Mistretta e quello entrante, Giovanni Melis, non v’è traccia alcuna di antipatie, gelosie professionali e accademiche o comunque, di contrastigestionali di alcun  genere. Così almeno traspare dall’intervista a cui si son prestati i due professori riguardo gli esiti delle elezioni di giugno. Come si sa in ambiente accademico Melis è professore ordinario di Economia Aziendale, mentre il ventennale Rettore è un urbanista, ma non nascondono la loro pluriennale collaborazione scientifica in svariati campi come quello urbanistico, geografico, economico e sociale. Il punto focale che stabilirà la differente gestione dell’Università di Cagliari sta nell’approccio rigorosamente programmatico dell’economista Melis, che si scosta di una buona spanna, ideologicamente parlando, dall’approccio più empirico di Mistretta, come egli stesso sostiene “maggiormente adattabile ai contesti”. L’ancora rettore è stato sorprendentemente prodigo di giudizi positivi sul neoeletto collega, definendolo un professore di esperienza, seppur appartenente anch’egli alla pingue schiera di professionisti e accademici stagionati dell’ambiente cagliaritano, è senz’altro un ottimo gestore della res publica, avendo ricoperto la carica di presidente dell’Ersu, preside della Facoltà di Economia, e presidente della Banca CIS s.p.a. Il preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Roberto Coroneo ammette che questa tornata elettorale non è stata affatto facile, in quanto si trattava di quattro candidature rivestite da personalità di spicco. Data però la condizione di indigenza finanziaria in cui versa l’Università sarda i candidati hanno presentato programmi elettorali piuttosto simili, nei quali si davano le medesime risposte ai problemi più pressanti. A questo riguardo è lecito quindi pensare che tra programmi comuni apparisse più appetibile quello del candidato con più competenze in ambito amministrativo e gestionale, capace di tagliare chirurgicamente dove è obbligatorio tagliare senza causare emorragie o ulteriori cancrene e necrosi nel tessuto amministrativo dell’ateneo cagliaritano, già malridotto da trent’anni di politiche ministeriali disastrose. Forse è questa la ragione della vittoria dell’economista Melis piuttosto che del preside di Medicina Gavino Faa. O forse perché per l’elettorato accademico far vincere Faa significava ritornare a su Connottu, essendo egli il candidato appoggiato da Mistretta. Eppure un ulteriore scossone innovativo si sarebbe potuto assestare eleggendo Maria Del Zompo, professoressa di Farmacologia clinica e già prorettrice, in testa al turno del 22 maggio. Invece in ultima analisi, sia per il clima di terrore che i tagli progressivi imposti dalla “riforma universitaria gelminiana” sia per le convincenti promesse di buon governo, ha prevalso Giovanni Melis, vantando un consenso diffuso in tutte le aree. Durante un suo intervento all’incontro-dibattito del 25 marzo ha esposto le modalità di azione per rendere effettive le innovazioni necessarie al rilancio dell’ateneo cagliaritano:  sostiene che nonostante le incertezze sul quadro normativo nazionale per ciò che concerne le risorse finanziarie e gli aspetti normativi, sia un compito improrogabile imporre una nuova cultura nella gestione, fornire nuove opportunità di crescita alla popolazione studentesca e favorire il ricambio generazionale a livello accademico. Si tratta ovviamente di un progetto pluriennale, possibilmente condiviso e obbligatoriamente trasparente, che punta a migliorare la reputazione dell’ateneo a livello nazionale (speriamo anche europeo). Melis citando una classifica di 86 atenei, pubblicata dal Ministero e dal Sole24Ore, la quale posiziona l’ateneo di Cagliari settantasettesimo sul piano della didattica, si propone di riorganizzare l’offerta accademica migliorando i servizi agli studenti, quali aule, biblioteche, rapporto studenti/docenti e potenziando gli insegnamenti di base. Ammettendo che si tratti di impegni nobili quanto improrogabili, sarà un’impresa miracolosa realizzarli considerati i dati del Bilancio preventivo del 2009, in cui i valori inerenti alle spese sono quasi interamente negativi, compresi gli stipendi al personale docente (-200.000 €) e per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (-4.575.000 €) con tanti auguri ai precari e con buona pace della flessibilità professionale. Un altro obbiettivo di Melis verte giustamente a migliorare le condizioni dei ricercatori isolani, l’anello più debole e fragile che notoriamente non gode di un trattamento dignitoso a livello nazionale, e si propone di inserirli in un organo consultivo e propositivo autonomo, in grado di intervenire negli organi di governo d’ateneo. In Italia un ricercatore guadagna al massimo 1.000 € al mese, mentre un ricercatore indiano con il suo solo stipendio può permettersi un appartamento e di mantenere il suo nucleo familiare, ma questa è un’altra storia. Melis continua il suo discorso proponendo di sgravare la figura del ricercatore dalla gran parte del carico didattico, impegno non retribuito che non gli consente di occuparsi della ricerca. I suoi discorsi suonano bene quando parla di valorizzare i meriti, ampliare gli spazi di crescita e della programmazione delle carriere sia sul piano produttivo che su quello retributivo. Se poi andiamo a domandarci come, scopriamo che quest’anno le borse di studio per i dottorati di ricerca disporranno di un milione e mezzo di € in meno, i medici si vedranno sottratti due milioni per la formazione specialistica Mi.U.R. e 955.000 per i medici R.A.S.; il fondo per il miglioramento dei servizi agli studenti cala di 300.000 € e 80.000 vengono tolti alle attività di sostegno alla riforma didattica, mentre le assegnazioni per funzionamento delle scuole di specializzazione calano di 287.500 €. Come si potrà potenziare la collaborazione universitaria internazionale, obbiettivo tanto veicolato dal Plan Bologna, se si elimina un buon 1.150.000 alla già risicata somma di tre milioni e mezzo? Per quanto riguarda le aule e le strutture è un disastro totale: le spese per acquisizione di beni di uso durevole e opere immobiliari vengono tagliate di 3.900.000 € e quelle per il materiale bibliografico calano di 1.600.000, e arrotondiamo sempre per difetto. Quindi possiamo concludere complimentandoci col futuro rettore: le intenzioni son buone ma le premesse materiali sono spaventose. Il 57% degli elettori ha scacciato via il vecchio con il Timeico riso sardonico di chi sa cosa lascia ma che si affida al su connottu dell’amministrazione trasparente, sperando che il governo lasci qualche scampolo all’università. Di questo passo però l’euforbia potrebbe non bastare a restituirci il sorriso mentre mutilano in nome della competitività europea la ricerca indipendente e la didattica competitiva.

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