13 febbraio

16 Febbraio 2011

Marco Ligas

Diverse migliaia di persone hanno riempito le piazze delle città anche nella nostra isola. È successo il 13 febbraio quando tutte le donne hanno ripetuto più volte le parole ‘Se non ora, quando’. C’era in queste parole la rivendicazione dei diritti delle donne a partire dal rispetto del proprio corpo: una rivendicazione espressa con dignità ma anche con determinazione e allegria.
Non se ne può più di un satrapo che alimenta e pratica, in virtù del potere conquistato con l’illegalità, comportamenti da bordello, ricambiandoli in denari e offrendo prospettive di carriera politica.
Le donne, la quasi totalità di esse, sono cosa diversa dall’immagine perversa che si è costruita il Presidente del Consiglio. Questa immagine si è talmente radicata nei suoi pensieri al punto che i suoi comportamenti, anche quando racconta le barzellette, mostrano come abbia assunto i modelli maschili più beceri.
Lui non pensa ai problemi del paese, alle difficoltà che incontrano migliaia di famiglie a far quadrare i bilanci, al lavoro che non c’è; no, lui non pensa a nessuna di queste cose, è più interessato ad organizzare i festini nelle sue ville e a ricompensare i suoi valletti perché glieli preparino; così come è impegnato ad aggirare le leggi perché possa evitare la galera imponendo ad un Parlamento ormai squalificato nuovi provvedimenti che gli garantiscano l’impunità.
Il 13 febbraio ha fatto capire che è possibile interrompere questa deriva; non sarà facile ma si può, soprattutto se si volge lo sguardo verso la società dove sono evidenti gli atteggiamenti di disponibilità per un impegno politico e culturale capace di andare oltre i timori e le incertezze che troppo spesso bloccano le stesse formazioni politiche che si dichiarano sensibili ai bisogni dei cittadini. Le donne nel manifestare questa esigenza di cambiamento sono certamente più capaci perché meno legate al potere, alle mediazioni dei gruppi dirigenti dei partiti che col passare del tempo hanno perso i legami con la società.
Non è quella espressa il 13 febbraio una ribellione occasionale, conseguenza di una scelta irragionevole e affrettata; è piuttosto l’espressione di una valutazione responsabile che trova le radici nella ricchezza di una esperienza politica e culturale che le donne hanno consolidato nel corso degli ultimi decenni; e che hanno saputo trasmettere anche alle generazioni più giovani.
Ha colpito infatti la presenza in tutte le piazze di donne (e anche di uomini) di tutte le età e la loro appartenenza a diversi strati sociali.
Se vogliamo interpretare correttamente il senso di questa manifestazione credo che non sia arbitrario sostenere che nella protesta delle donne ci fosse anche la consapevolezza di un diritto di rappresentanza che gli uomini che dirigono i partiti e governano il paese hanno accantonato ormai da troppo tempo.
Per queste ragioni ritengo che le principali destinatarie di questo messaggio fossero le donne stesse perché smettano di essere troppo deleganti.
Naturalmente il messaggio era indirizzato anche ai partiti del centro sinistra e della sinistra. C’è da augurarsi che venga raccolto e fatto proprio da tutti sin da subito, perché nei prossimi mesi ce ne sarà davvero bisogno.
Mentre scrivo sento che il gip di Milano ha deciso per il processo immediato su Berlusconi perché ‘esistono prove evidenti su concussione e prostituzione minorile’. Lo stesso Napolitano annuncia ‘tempi difficili tra frastuoni e motivi di ansietà’. Ciò che è opportuno ribadire in questo momento è mantenere vivo lo spirito del 13 febbraio.

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