Ecco come stanno distruggendo le zone interne della Sardegna

10 Maggio 2023

[Graziano Pintori]

Ho assistito il 28 aprile a Nuoro alla messa in scena di “Su Connottu” dell’indimenticato intellettuale nuorese Romano Ruju, molto bene interpretato dalle donne del Crogiuolo di Cagliari e dall’alta armonia del Coro di Nuoro.

Piazza “S. Satta” è stata l’invidiabile cornice che ha accolto la rappresentazione, la cui efficacia, dopo oltre un secolo e mezzo, sembra trovare continuità, sotto l’aspetto economico e sociale, con quanto la nostra provincia soffre da tempo. Certo, quelli erano tempi in cui gran parte dei sardi erano prede di esattori, printzipales, massoni e uomini di chiesa, vicere e piemontesi vari che impoverivano massajos e pastores riducendoli a catteddos in sutt ‘e mesa.

Ovviamente parliamo di un paesaggio culturale, economico e sociale ben diverso da quello odierno che naviga in pieno digitale. A mio parere, però, ciò che ci lega a quei tempi è il senso di abbandono da parte dei poteri centralizzati, un senso che sentiamo palpitare nelle diffuse nuove forme di povertà, comprese, indistintamente, le categorie produttive e imprenditoriali, ciascuna nelle dimensioni che gli sono proprie. Vediamo se quanto segue può trovare attinenza con il passato appena evocato.

In queste ultime settimane non sono mancati gli interventi sui giornali che hanno messo in luce lo stato comatoso in cui versa lo sviluppo economico della provincia Nuoro/Ogliastra, in particolare mi riferisco a quanto denunciato dal presidente degli industriali, dal sindaco di Gavoi, dalla segretaria provinciale della CGIL e altri interventi e punti di vista. Queste voci plurali hanno consegnato una fotografia del nostro territorio da cui si evince che, inequivocabilmente, è stato estromesso dalle funzioni economiche e, di conseguenza, da qualsiasi forma di sviluppo.

I dati parziali, di seguito riportati, sono incontestabili: 20 mila pensionati in più rispetto agli occupati (condizione che inesorabilmente avrebbe decretato il tracollo economico di qualsiasi azienda), i disoccupati sono il 7,7%, però, in realtà, non sono conteggiati il 41% di inattivi nella fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni (inattivi = i senza speranza rispetto al mercato del lavoro); il settore manifatturiero subisce il tracollo del -40% del suo valore aggiunto passando, negli ultimi 15 anni, da 800 a 340 milioni di euro.

Sfido qualsiasi imprenditore, o chi per lui, a “sollevare la china” con queste cifre da vero allarme sociale, al quale non si può che reagire con la mobilitazione generale di tutte le categorie: dagli imprenditori ai lavoratori, dagli studenti ai pensionati, dai giovani in prossimità di fuga ai lavoratori del terziario, dagli ospedalieri a tutto il personale scolastico, ecc. Nell’osservare le mappe delle infrastrutture presenti nei vari territori dell’isola risalta vergognosamente il vuoto che caratterizza la nostra provincia, e, più in generale, tutto il centro Sardegna; una visione spietata che mette in risalto “mezzo secolo di preoccupante isolamento che sta portando verso la desertificazione produttiva, industriale e conseguentemente anche sociale”.

Quindi, nel riflettere su quanto riportato, in modo spontaneo mi viene da pensare che tale condizione di povertà di servizi e infrastrutture sia frutto di un disegno politico /economico in cui sono necessarie sacche di sottosviluppo per favorire con più efficacia la crescita di altre realtà urbane che potrebbero essere identificate, pensando alla Sardegna, nelle città metropolitane di Cagliari e Sassari e, non di meno, la Gallura di Olbia. “Mors tua vita mea” direbbero i gladiatori in un ipotetico duello tra provincie, ma per fortuna non siamo a questi livelli di scontro, anzi dovremmo ricercare l’unità fra tutti i territori pensando che siamo tutti nella stessa barca.

Mors tua vita mea dicevo pensando anche alla nostra classe politica regionale, che preferisce tirare avanti trastullandosi con l’Autonomia Differenziata da una parte e con il concetto di Insularità dall’altra, nonostante rivelino di essere scatole vuote prive di contenuti attuativi e politicamente incongrue rispetto alle aspettative di cui stiamo parlando. Mors tua vita mea, ripeto, perché considero tali proposte armi di distrazione di massa, congrue alle strategie elettoralistiche per procrastinare il potere raggiunto, perché di fatto le “distrazioni” di cui trattasi dimostrano la dissonanza con l’urgenza degli interventi che la congiuntura economica del nostro territorio pone all’attenzione di chi esercita il potere politico e decisionale. Vedasi: Zone Economiche Speciali, Fiscalità di Vantaggio, Continuità Territoriale, Ferrovia, Spopolamento, Fuga dei Giovani, Sanità, Scuole, Disoccupazione e anche le Cavallette, di biblica memoria.

Per concludere, dovrebbe essere comune a tutti i sardi l’idea di sentirsi come un unico corpo che si muove in sincronia, per raggiungere un equilibrio in cui nessuna nota possa discostarsi dal denominatore comune quale è il generale riscatto dell’intera isola. Tutti i territori dovrebbero respingere la balzana idea di raggiungere livelli di sviluppo a scapito di altri, cioè favorire un meridione nel meridione con la complicità dell’attuale Presidente della regione sarda, il quale da l’idea di un vice re piemontese, chiedo scusa: lega lombardo, che adotta pedissequamente la proposta tutta in salsa leghista sull’Autonomia Differenziata, ossia una proposta sul regionalismo tesa a radicare, nel senso di rendere immodificabili, i rapporti tra regioni ricche e povere.

Per rendere più concreta l’idea sarebbe come allevare in un solo acquario pescecani e pesci più piccoli, lasciando a voi immaginare il destino riservato a questi ultimi.

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili

----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI