Il senso di Carola per la giustizia

29 Giugno 2019
[Alfonso Gianni]

La speranza più profonda è che mentre vado scrivendo queste righe, si possa concludere l’inumana odissea cui sono stati sottoposti 42 migranti raccolti in pericolo di naufragio dalla Sea-Watch 3 e trattenuti in mare davanti a Lampedusa dal feroce divieto governativo di attracco e sbarco. Ma poiché purtroppo il lieto fine non è frequente nelle traversie umane, specie di questi tempi, e soprattutto perché in ogni caso, qualsiasi sia la conclusione della vicenda, essa pone e porrà agli organi competenti l’obbligo di severi e impegnativi giudizi, è bene fin d’ora pronunciarsi su alcune questioni di fondo che essa solleva.

Il ministro della paura o della malavita, come lo volete chiamare, insomma Salvini ha come un disco rotto continuatamente ripetuto che la scelta della comandante Carola Rachete ha violato le leggi dello stato italiano, ponendosi in una condizione di totale illegalità. L’affermazione è stata condita da veri e propri insulti che qui non conta ripetere, quanto ribadire l’assoluta inadeguatezza – un eufemismo – dei comportamenti del ministro. Seppure con diversità di linguaggio, anche il presidente del Consiglio Conte dal lontano Giappone si è unito nella condanna della scelta della comandante della Sea-Watch 3.

Ma il punto da cui si dovrebbe partire in primo luogo è domandarsi se le leggi cui i rappresentanti del nostro governo fanno riferimento sono conformi alla nostra Costituzione o meno. Un esame del cd decreto sicurezza bis dimostra che esso si pone in contrasto in più punti con principi e articoli costituzionali, a cominciare da quello più semplice che stabilisce, all’ articolo 77, i criteri di straordinaria necessità e urgenza che il governo avrebbe dovuto rispettare per usare lo strumento della decretazione. Nel caso del fenomeno delle migrazioni, gli stessi dati portati a vanto dall’attuale governo, che indicano una consistente diminuzione degli sbarchi, basterebbe da solo a dimostrare l’inesistenza di quei requisiti che motiverebbero il ricorso al decreto –legge.

Ma vi è ben di peggio. Come ha giustamente sottolineato il giudice Andrea Natale del Tribunale di Torino in Questione Giustizia, l’organo di Magistratura Democratica (alla cui integrale lettura si rimanda chi ne volesse sapere di più e meglio: http://www.questionegiustizia.it/articolo/a-proposito-del-decreto-sicurezza-bis_20-06-019.php ) il decreto governativo introduce una serie di previsioni derogatorie rispetto alla disciplina generale del diritto punitivo. La norma viene modellata sulle caratteristiche di un “nemico” – nel nostro caso la nave di una Ong, ma il decreto parla anche del manifestante ritenuto violento o dell’ultras in uno stadio – cui si attribuisce un particolare disvalore e perciò lo si fa oggetto di sanzioni particolari. Si badi: non è un’invenzione di Salvini, ma è un’accentuazione e un aggravamento di una tendenza già assunta dalla legislazione penale negli ultimi anni, ovvero il tramonto dell’uguaglianza, con la progressiva sostituzione del diritto eguale con una sorta di diritto differenziato (come aveva osservato a suo tempo Livio Pepino). In realtà Questa distorsione proviene ancora da più lontano, dalla legislazione speciale degli anni di piombo. E contiene un pericolo che va ben al di là di ogni caso specifico, per quanto già in sé grave. Infatti, ebbe a scrivere Luigi Ferrajoli (2004) :”Queste ferite non si sono rimarginate. Esse hanno mutato, ben più che le leggi, la cultura dei giudici … e poiché le prassi sono sempre un gradino più in basso della legalità formale … lo sfascio giudiziario delle garanzie ha superato di gran lunga i guasti legislativi”.

L’atto di disubbidienza di Carola Rachete è quindi destinato ad assumere un valore paradigmatico che va al di là persino della salvaguardia, in queste ore decisiva, della vita e della sorte dei migranti. Il quesito che si porrà, o che si dovrebbe potere porsi, è precisamente quello che Gaetano Azzariti individua in un suo articolo su il Manifesto (28 giugno 2019). La Corte Costituzionale non potrà cavarsela limitando la portata della questione come ha fatto, male, la Corte di Strasburgo. Carola ha riconosciuto apertamente di agire contra legem, contestandola in nome di una legittimità superiore. Se vi sarà un giudizio si potrà sollevare la questione di legittimità costituzionale chiamando in causa la Corte, la quale potrà, qualora ravvisasse l’incostituzionalità del decreto, dichiarane la cessazione di qualunque efficacia. Insomma ha ragione Gustavo Zagreblesky “Il violatore apparirà, ma solo ex post o come un ‘fuorilegge’, oppure come un benemerito della Costituzione”.

In ogni caso Carola ha già posto una grande ed eterna questione di fronte alla coscienza della comunità internazionale. Se è cioè lecito in nome del controllo dei confini, dell’ordine pubblico, insomma di motivazioni securitarie, mettere in secondo piano il principio umanitario, che impone di non violare in nessun caso la dignità e l’integrità delle persone. E’ in gioco un principio fondante della civiltà, che potevamo credere di avere acquisito una volta per tutte in particolare dopo l’immane tragedia della Seconda guerra mondiale e che invece viene profondamente minato dalle politiche sovraniste, xenofobe e razziste dei governi populisti di destra, cui però la sinistra moderata, il liberalsocialismo come è stato definito, ha dato un via libera di non poco conto. Siamo felici che sulla Sea Watch 3 ci siano in questo momento anche dirigenti di primo piano di quel Pd che però non può dimenticare con Minniti, per citare solo l’ultimo, di avere arato il campo delle destre.

Il coraggio di Carola ci ripropone con la forza e con la semplicità di un atto di disubbidienza il tema di quale Europa vogliamo. Se quella di Maastricht e di Dublino o quella pensata a Ventotene e dai forum e movimenti che in questi anni si sono battuti per quegli ideali. E che oggi si sono stretti attorno alla Sea-Watch 3, anche con una raccolta di fondi che in poche ore ha raggiunto livelli di grande generosità.

Carola ha seguito quanto sta scritto nel celebre epitaffio kantiano “Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”.

Mentre Salvini e i governanti pentaleghisti ci hanno ricordato quanto avesse avuto ragione Michel de Montaigne scrivendo 450 anni fa  nei suoi celebri Essais :  “Ora le leggi mantengono il loro credito non perché sono giuste, ma perché sono leggi. E’ il fondamento mistico della loro autorità; non ne hanno altri. E torna a loro vantaggio. Sono fatte spesso da gente sciocca, più spesso da persone che, per odio dell’uguaglianza, mancano di equità, in ogni caso sempre da uomini, autori vani ed incerti. Non c’è nulla così gravemente e largamente né così frequentemente fallace come le leggi”.

 (Da Eccoci, rubrica settimanale di Jobsnews)

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