Meccanica arroganza

1 Agosto 2012

Mariano Carboni
Durante i circa 25 anni di militanza sindacale pensavo di aver imparato le regole elementari per intraprendere una trattativa e di aver conosciuto le spinte più retrograde della parte peggiore del capitalismo di questo paese. L’analisi della lettera d’intenti elaborata dalla sezione Federmeccanica, riferita al rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, è l’ennesima sorpresa negativa, messa in atto da un gruppo dirigente che, a mio modesto avviso, sta conducendo il settore alla deriva.
In quella lettera si dice che:
1. il contratto nazionale di lavoro non deve essere rinnovato a tutti i costi, ma solo se in grado di dare risposte positive al sistema delle imprese, perché non bisogna dimenticare che è dal successo delle imprese che dipende l’occupazione ed il benessere dei lavoratori;
2. gli aspetti salariali devono perseguire un obbiettivo di coerenza tra oneri economici a carico delle imprese senza mai prescindere dalla condizioni produttive e dalle dinamiche del mercato. Per questa ragione occorrerebbe superare i residui automatismi salariali e riconoscere gli incrementi retributivi solo dove possibile;
3. le ore di lavoro straordinario, attualmente previste dal Contratto Nazionale ( 200 / 250 ore annue a seconda della dimensione dell’impresa ) dovrebbero essere effettivamente disponibili ed i datori di lavoro non dovrebbero essere costretti a defatiganti trattative per avere la disponibilità al lavoro nella giornata di sabato e nei giorni festivi, che vuol dire che i dipendenti dovrebbero essere sempre a disposizione del proprio datore di lavoro;
4. si dovrebbero recepire tutte le nuove norme che disciplinano il mercato del lavoro ed applicare le normative che consentono la derogabilità in peggio del Contratto Nazionale;
5. bisognerebbe avvicinare le ore di prestazione effettiva a quella contrattuale, penalizzando l’assenteismo e le malattie brevi. Per questa ragione sarebbe necessario rivedere il trattamento relativo ai primi tre giorni di malattia, la così detta carenza, che come è noto, è a carico delle imprese, e tale condizione è prevista dal Contratto Nazionale e non da disposizioni normative in materia.
L’elenco delle cose succitate mettono in evidenza che la Federmeccanica ha voluto presentare una vera piattaforma rivendicativa. Le parole d’ordine, in essa contenute, sono perfettamente in linea con le teorie di Sergio Marchionne. In realtà la maggioranza di Federmeccanica ha deciso di estendere il Modello Fiat al resto delle imprese metalmeccaniche di questo paese.
Per questa ragione non è giustificabile l’ennesimo cedimento della Fim e della Uilm! A questo punto il  problema non è la nostra reazione e o il tentativo di isolamento della Fiom e della Cgil. Il problema è di milioni di lavoratori di questo paese che rischiano di subire l’effetto contagio. Si pensa davvero che tale disarticolazione possa rimanere confinata nell’ambito del settore metalmeccanico?
Ancora: dove sono finite le  teorie secondo cui in questo paese sarebbe presente una vera e propria questione salariale? Vi ricordate le chiacchiere sulla sindrome della 2° settimana?  Come si pensa di salvaguardare il potere d’acquisto delle retribuzioni del settore metalmeccanico se gli aumenti possono variare a seconda del contesto economico, dell’andamento del comparto, della regione e dell’azienda? È corretto ragionare solo ed esclusivamente in funzione dell’impresa e non tenere conto dell’esigenza dei lavoratori in merito al tema dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale? Si deve rimanere sempre a disposizione del proprio datore di lavoro, di sabato, di domenica e nei giorni festivi?
Ha senso continuare a definire Contratto Nazionale un qualcosa che può essere derogato in peggio, regione per regione, azienda per azienda, senza troppe difficoltà? È corretto privare di una parte della retribuzione quelle persone che hanno una salute precaria e sono costrette a ricorrere frequentemente alle cure mediche? Chi decide sé la malattia e strategica oppure è reale?
Su tutti questi argomenti la Fim e la Uilm, che rappresentano una parte minoritaria del settore metalmeccanico, possono firmare accordi collettivi peggiorativi, che riguardano l’intero settore metalmeccanico, con il pericolo dell’effetto contagio ad altri settori? I lavoratori metalmeccanici che sono destinatari di queste nuove regole possono esprimere la loro opinione? Quanto conta il loro punto di vista? Come si certificano i referendum? Che fine ha fatto l’impegno di Cisl e Uil sul rispetto delle regole democratiche per la validazione delle piattaforme e degli accordi? Dov’è finito l’impegno di Confindustria a non applicare l’art. 8, norma intrusa dell’ultima legge finanziaria del governo Berlusconi?  
Io credo che a queste domande sia necessario dare una risposta sé si vuole evitare di balcanizzare le relazioni industriali di questo paese. Non vorrei che la stessa maggioranza di Federmeccanica utilizzasse il rinnovo del Contratto Nazionale per cercare le rivincite in casa confindustriale e per marcare le differenze con il nuovo corso della Confindustria, diretta da Squinzi. Sappiamo quanto sia stato complicato ritrovare gli equilibri per sostituire Emma Marcegaglia.
E poi il Sindacato Confederale deve recuperare linearità nel rapporto con le Persone e con gli Iscritti e non può essere terrorizzato dalle regole democratiche. La mia esperienza mi fa dire che quando si sbaglia, nell’immaginario collettivo, è il Sindacato Confederale che ha sbagliato, senza distinzione alcuna.
Anche l’arretramento della condizione nel settore metalmeccanico rischia di essere percepito come un errore collettivo di tutto il Sindacato di Categoria. Per questa ragione abbiamo il dovere del confronto, dobbiamo rispettare la democrazia ed essere rispettosi dell’opinione dei destinatari degli accordi sindacali. Devono essere loro a pronunciare l’ultima parola! Io penso sia questo il modo per mettere tutti d’accordo!

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