La crisi e le alternative possibili

1 Ottobre 2011

Red

Davvero la manovra per fronteggiare la crisi non aveva alternative? Ecco alcune (solo alcune) proposte che avrebbero potuto essere accolte.
Simonetta Rubinato (PD): “Prima di ogni altra richiesta ai cittadini, alle imprese e alle famiglie deve essere stabilito un contributo di equità da chiedere, attraverso gli intermediari finanziari, a tutti coloro che hanno riportato in Italia i loro capitali sfruttando lo scudo fiscale. Considerato che l’aliquota minima Irpef è del 23%, dato atto che il 5% lo hanno già versato, chiediamo loro un contributo minimo pari al 18%, consentendo così allo Stato di incassare la somma di quasi 18 miliardi di euro” (dichiarazione rilasciata alfattoquotidiano).

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Tassa patrimoniale
In questa crisi i  ricchi non stanno pagando alcun prezzo. Anzi lo scudo fiscale e  l’allentamento della lotta all’evasione fiscale li hanno ancora di più premiati. Il peso della crisi ricade interamente sulle fasce più povere della popolazione. Proponiamo perciò una tassa patrimoniale del 5 per 1000 sui patrimoni oltre i  3 milioni di euro. In questo modo potrebbero entrare nelle casse dell’erario una somma intorno ai 10miliardi e 500milioni di euro.

Progressività
Il nostro sistema fiscale ha perso in questi anni un carattere di vera progressività. Non si tratta solo di raccogliere più risorse, quanto di dare un maggiore senso di giustizia fiscale. Per questo Sbilanciamoci! propone l’aliquota del 45% per i redditi al di sopra dei 70.000 euro e al 49% l’aliquota oltre i 200.000 euro. Si potrebbero recuperare così 1 miliardo e 200 milioni che sarebbero soprattutto (per il 77%) a carico dei contribuenti al di sopra dei 200.000 euro annui. La stima potrebbe aumentare a causa dell’espansione della classe oltre i 200.000 euro a seguito delle misure anti evasione realizzate dal Governo.

Rendite
Oggi gli interessi sui depositi bancari vengono tassati al 27%, mentre gli interessi sulle obbligazioni, le plusvalenze e i rendimenti delle gestioni individuali e collettive subiscono un prelievo di appena il 12,5%. L’unificazione delle rendite finanziarie ha rappresentato per anni una delle priorità di politica fiscale promossa da Sbilanciamoci! e rappresenterebbe un importante risultato per la giustizia fiscale nel nostro paese. E’ possibile portare la tassazione di tutte le rendite  al 23%, una soglia che ancora resta allineata con i grandi paesi europei e che non presenta quindi rischi di fughe di capitali. In questo modo sarebbe possibile ottenere almeno 2 miliardi di euro l’anno.

Riduzione della spesa pubblica
Riduzione stanziamenti grandi opere. Si propone l’abbandono della logica delle grandi opere a favore della ottimizzazione delle reti esistenti e del loro uso (con  i necessari adeguamenti e potenziamenti), logica che nel recente passato è stata spesso tralasciata a favore di nuove infrastrutture, più costose, più impattanti, più incerte sotto il profilo attuativo. Il miglioramento sostanziale della qualità della pianificazione e progettazione delle opere pubbliche, basate su indagini e studi di fattibilità economico-finanziaria che consentano di compiere, contestualmente, un raffronto comparativo costi/benefici tra le varie soluzioni per scegliere quelle più efficaci, a minor impatto ambientale, economico, sociale. Il superamento delle procedure speciali derivanti dalla Legge Obiettivo che non consentono di compiere una valutazione ambientale, economica e sociale comparativa tra le diverse ipotesi ed emarginano dai processi decisionali le popolazioni e gli enti locali. La campagna Sbilanciamoci! propone la riduzione degli stanziamenti previsti nei provvedimenti della manovra finanziaria per le infrastrutture. Si tratta di 3,850 miliardi in tre anni.

Ignazio Marino (PD): “Perché non si toccano le spese per gli armamenti militari? 29 miliardi di euro che potrebbero essere investiti in sanità e ricerca. Li abbiamo investiti in aerei da caccia, 131 F-35 caccia bombardieri, e cento H-90 che sono elicotteri da combattimento. Anche Angela Merkel ha tagliato gli investimenti su queste macchine da guerra, quindi perché non possiamo farlo anche noi e investire di più in sanità e ricerca? Si chiede ai cittadini di pagare una tassa in più quando vanno al pronto soccorso, mentre in un’altra area strategica della vita del nostro Paese, che è la difesa e il lavoro delle nostre truppe all’estero, spendiamo circa un miliardo e mezzo di euro all’anno” (Fonte: Peacereporter).

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