Presidio di solidarietà con i combattenti internazionalisti

3 Aprile 2019
[red]

Il 18 aprile il Tribunale di Cagliari riprenderà l’esame della richiesta di Sorveglianza Speciale, presentata dalla Questura di Nuoro a danno di Pierluigi Caria, pubblichiamo il comunicato stampa della Rete Kurdistan della Sardegna che ha indetto un presidio di solidarietà alle ore 9.00 di giovedì 18 aprile di fronte al Palazzo di Giustizia di Cagliari in Piazza Repubblica.

Luisi Caria è stato attenzionato dalla Digos, prima a causa della sua solidarietà con la resistenza del popolo kurdo, poi perchè è un antimilitarista e un indipendentista solidale con la lotta dei pastori sardi.

Nel Medio Oriente, scosso dalle brutali politiche colonialiste occidentali, dai terrorismi degli Stati neofeudali e dalle bande prezzolate dell’ISIS, avanza la resistenza di un intero popolo, quello kurdo, che lotta per la civiltà di tutto il mondo, resiste, combatte e sconfigge il terrorismo in Siria. In Italia e in Sardegna, chi solidarizza con quella resistenza viene criminalizzato. In Sardegna, chi si oppone al colonialismo dello Stato italiano e si batte per l’autodeterminazione del popolo sardo, chi si oppone alle basi militari e all’avvelenamento del territorio, chi contesta le politiche colonialiste e rivendica i diritti dei sardi, viene anch’esso criminalizzato e represso.

Anche in questo caso l’attacco a tutto il movimento indipendentista e di lotta in Sardegna è chiaro. Non a caso, cadute le ridicole accuse iniziali di collaborare col terrorismo, Caria è accusato di “aver imbrattato un muro di La Caletta con la scritta -sozialismu e indipendenzia-, di aver sostenuto l’antimilitarismo e l’anticolonialismo con manifesti e volantini e l’aver partecipato attivamente ad una manifestazione di solidarietà con i pastori, con un blocco stradale a Lula” a cui parteciparono migliaia di persone, sindaci con la fascia tricolore ed avvenne due mesi dopo, la richiesta della sorveglianza speciale e che quindi non avrebbe potuto motivarla.

E’ evidente anche il “favore” fatto al despota turco Erdoğan. La Turchia, oltre a reprimere con ogni mezzo gli oltre 15 milioni di suoi cittadini di etnia kurda, attaccare il PKK (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan guida della resistenza), bombardare i kurdi resistenti, invadendo periodicamente anche i confini con l’Iraq, è interessato a giustificare la minacciata invasione del nord della Siria la cui popolazione è prevalentemente kurda nonchè impegnata a realizzare un modello di società basata sulla convivenza pacifica e ugualitaria, sull’ecologismo e il femminismo, libera dalla violenza patriarcale e feudale. Per tutte queste buone ragioni, Giovedì 18 Aprile saremo ancora di fronte al Tribunale di Cagliari.

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