Sardegna e Miniere

16 Ottobre 2016
Miniera di Monteponi a Iglesias - Foto di Riccardo Diana

Miniera di Monteponi a Iglesias – Foto di Riccardo Diana

Roberto Vacca

Si è tenuta venerdi 7 ottobre presso l’aula magna di ingegneria la Conferenza tematica “Sardegna e Miniere – tra passato e futuro”, iniziativa promossa dall’associazione studentesca UniCa 2.0 con il contributo dell’Università degli Studi di Cagliari.

La conferenza ha avuto un carattere fortemente multidisciplinare. I relatori che si sono confrontati sono stati Prof. Franco Frau del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche, Prof. Aldo Muntoni del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e architettura, Dott. Francesco Bachis, antropologo del Dipartimento di storia, beni culturali e territorio e Franco Saba di Legambiente Sardegna e Consulta delle associazioni di volontariato del Parco Geominerario.

Dal punto di vista strettamente tecnico si è rimarcata la necessità fondamentale di una adeguata caratterizzazione geochimica dei siti inquinati, imprescindibile per programmare correttamente gli interventi, così come quella di valutarli anche dal punto di vista economico: in assenza di precise responsabilità, come nel caso delle attività mineraria, tali costi ricadono sulla collettività, ed essendo il tipo di inquinamento minerario non puntuale e circoscritto, gli interventi di bonifica devono essere talmente imponenti che i costi delle operazioni sono quasi sempre antieconomici. Per questo, nella maggior parte dei casi, più che bonificare nel senso stretto del termine, è meglio optare per interventi di messa in sicurezza del sito.

Altro aspetto fondamentale della questione e che si sposa perfettamente con quello tecnico, è che i siti minerari riconosciuti come fonti di inquinamento sono diventati patrimonio culturale collettivo, ambienti antropizzati che hanno il loro ruolo nella definizione dell’identità delle persone che vivono in quei territori, per cui interventi di bonifica che cancellino questi tratti distintivi del territorio nell’ottica di una loro “rinaturalizzazione” possono avere effetti deleteri.

Franco Saba, membro di Legambiente ha ripercorso la storia della nascita del parco geominerario storico e ambientale della Sardegna. Un ente che ha attraversato diverse vicissitudini, emblematico il fatto che il suo commissariamento si protragga ormai da diversi mandati, partendo dai primi anni di vita. Ancora tanto bisogna fare affinché il parco centri il suo obiettivo di promotore ai fini turistici e culturali del patrimonio di storia, di archeologia industriale, di saperi racchiusi nella tradizione mineraria, promozione troppo spesso rimasta sulla carta.

In conclusione appare fondamentale rompere una retorica che vede nelle bonifiche la panacea di tutti i mali, fonte di lavoro e di rilancio per le popolazioni dei territori orfani dell’industria mineraria ed estrattiva. Gli interventi di bonifica necessitano di finanziamenti immensi, e anche qualora venissero trovati i fondi non è corretto pensare che possano dare lavoro a migliaia di addetti per decine di anni. Più ragionevole pensare concretamente alla messa in sicurezza del territorio, presupposto irrinunciabile nell’ottica di una conservazione e tramandamento dei saperi, delle tecnologie minerarie, di un rilancio del patrimonio culturale e archeologico di un territorio che, fin dagli albori della storia, ha intrecciato i suoi destini con l’attività mineraria.

La scelta di organizzare la conferenza in uno spazio universitario e di coinvolgervi diverse personalità accademiche non è casuale. Questa si basa sulla convinzione che se l’Università è inserita correttamente e coerentemente nel territorio in cui vive, possa rappresentare un valore aggiunto, sia dal punto di vista formativo per il corpo studentesco, sia per l’intero territorio dal punto di vista sociale, economico e culturale. Inoltre parte delle possibilità di rilancio dell’università in Sardegna dipenderanno essenzialmente dalla capacità che avrà l’università stessa di innovarsi coerentemente con il contesto territoriale in cui è inserita, a partire dall’offerta formativa e dagli insegnamenti dei suoi corsi, fino agli indirizzi di ricerca.

1 Commento a “Sardegna e Miniere”

  1. Rinaldo Sorgenti scrive:

    Interessante questa ricostruzione della situazione in essere.

    Sarebbe opportuno approfondire ed esaminare la possibilità di un recupero di tale enorme massa di detriti e scarti di lavorazione che consenta di “Bonificare” tali aree e, contemporaneamente, “Recuperare” almeno parte del contenuto in termine di elementi presenti in tali residui.

    Una parallela riflessione dovrebbe riguardare hli enormi depositi di 2Fanghi Rossi” residui della lavorazione della Bauxite e presenti nell’area intorno a Portovesme. Pare che tali residui assommino a circa 30 Milioni di tonn..

    Ora, grazie ad un’innovativa tecnologia che si basa sulla “disgregazione della materia”, potrebbe essere possibile trattare tali residui per:
    – recuperare gli elementi minerali ancora utilizzabili, riducendo drasticamente le quantità di tali residui;
    – vetrificare i residui rimanenti che sarebbero quindi posti a dimora permanente, ma rendendoli “neutri” rispetto all’ambiente.

    Se la cosa interessa gli Organi Regionali, sarei lieto di poter approfondire l’argomento ed introdurre tale innovativa tecnologia, che potrebbe inizialmente essere fatta oggetto di un lavoro preventivo di messa a punto e sperimentazione su un quantitativo ragionevolmente limitato di tali residui per dimostrarne l’efficacia.
    Dopo di che se la cosa funziona come auspicabile, sarebbe facile estenderne la sua portata, con evidenti benefici per tutti e la creazione di occupazione il cui costo potrebbe in parte essere compensato dal recupero.

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