Sul Giorno della Memoria e il genocidio a Gaza

30 Gennaio 2024

[Graziano Pintori]

L’Anpi è un esercito di oltre 140 mila persone, tutte unite perché antifasciste, unite perché eredi del grande testamento scritto dalla Resistenza che è la Costituzione Repubblicana.

Parlo di quel documento giuridico, civile e democratico per il quale i nostri partigiani avevano combattuto e molti sacrificarono la propria vita. E oggi, più che mai, noi dell’Anpi siamo chiamati a difenderla da subdoli attacchi che tentano di scardinarne le fondamenta. Libertà, lavoro, uguaglianza, pace sono i principi fondamentali della nostra Carta costituzionale.

Con una immaginaria fascia del lutto al braccio e con le parole della Costituzione celebro il Giorno della Memoria inchinandomi davanti alla Shoah, ai 6 milioni di morti che il nazismo hitleriano perpetuò per il semplice fatto che fossero ebrei. Cioè, secondo la follia nazista, seguita da quella fascista, gli ebrei erano un’impurità della razza umana, come tali dovevano essere eliminati definitivamente dalla faccia della terra. Per questo la Shoah fu considerata un unicum nella storia delle tragedie umane; la Tempesta Devastante indica lo sterminio degli ebrei: chi nega questo terribile genocidio vuol dire che nega tutti gli altri genocidi ricordati dalla storia, compresi quelli ancora in atto.  

L’Anpi in un documento del Comitato Nazionale afferma, a proposito del Giorno della Memoria, di essere fedele al “Giuramento di Mauthausen”. Mauthausen fu un campo di concentramento dell’Austria, con una capienza di 190 mila internati: ebrei, oppositori politici (soprattutto tedeschi), antifascisti e partigiani italiani, testimoni di Geova, rom, sinti, omosessuali, disabili psichici e fisici, criminali comuni. Qui si moriva per denutrizione, malattie, fatica e uccisioni arbitrarie tramite camere a gas. Gli internati erano sottoposti ai lavori forzati in una cava di granito per ricavarne dei blocchi, i quali dovevano essere trasportati in spalla percorrendo 186 gradini.

Nei giorni successivi la liberazione dei prigionieri per merito degli alleati, avvenuta il 15 maggio 1945, altri 3 mila ex prigionieri morirono a causa degli stenti patiti in quel luogo. Il giorno dopo, il 16 maggio, nel piazzale dell’appello ci fu una manifestazione antinazista, in quella circostanza gli ex prigionieri sottoscrissero un documento, oggi noto come il “Giuramento di Mauthausen”. Si giurò che la libertà conquistata doveva essere un bene comune a tutti i popoli; la pace e la libertà dovranno essere garanzia della felicità dei popoli, per percorrere in comune la via del rispetto reciproco e collaborare per la ricostruzione di un mondo nuovo, giusto e libero per tutti. Sulle fondamenta sicure di una nuova società il Giuramento di Mauthausen prevedeva la costruzione del più bel monumento per i soldati caduti per la libertà: Il mondo dell’uomo libero.

A distanza di decenni ci rendiamo conto che il Giuramento di Mauthausen è stato tradito, la figura morale del Papa instancabilmente ci ricorda che oggi siamo immersi nella terza guerra mondiale, pur non dichiarata ufficialmente. Sul nostro pianeta sono in atto oltre 50 conflitti, che seminano miglia di vittime e distruzione tutti i giorni. Per questo ritengo che oggi abbia motivo di indossare un’altra fascia di lutto, per tutti i morti innocenti che le guerre stanno provocando nell’intero pianeta.

Prendo in prestito le parole di Moni Ovadia, ideatore della “Settimana della Memoria”, sette giorni in cui si rifiutano le gerarchie delle vittime, degli stermini e del dolore. In cui si dice che ogni genocidio è una tragedia a sé, con le proprie caratteristiche, e dobbiamo fare uno sforzo per evitare in queste tristi circostanze il “celebrativismo”.

Nelle giornate della memoria ideate da Ovadia, si ricordano oltre che gli ebrei, anche i curdi, i rom, i sinti, il popolo degli armeni, cosiddetto muto perché non gli era riconosciuto una appartenenza etnica. Di seguito saranno ricordati gli uiguri cinesi, i nativi delle americhe, le vittime del fascismo dalla Cirenaica all’Etiopia, le vittime di Stalin, i 26 milioni di soldati sovietici morti durante la Seconda guerra mondiale, nella cosiddetta operazione Barbarossa.

Per ultimo ricordo il sette ottobre 2023. Gli israeliani subiscono un attacco tanto vile quanto improvviso da parte del braccio armato di Hamas. È stato un atto terroristico che ha seminato centinaia di vittime, soprattutto giovani che vivevano una giornata di festa all’aperto, del tutto inconsapevoli di ciò che gli stava per accadere. Non portavano armi e pensavano solo a divertirsi.

Avevano subito un atto vile anche perché molti di loro furono rapiti e trasformati in ostaggi. All’orrendo attacco di Hamas Israele risponde con la guerra come atto di giustizia, ma la guerra non è, e mai potrà essere considerata un atto di giustizia.

Giustizia non è bombardare sulle teste dei bambini e di un intero popolo inerte. Giustizia non è causare in cento giorni di guerra oltre 25 mila vittime, di cui 10 mila bambini. La guerra che subisce Gaza per opera dell’esercito israeliano è l’ennesimo genocidio che insanguina l’umanità.

Sarà la terza fascia di lutto che porto sul mio braccio.

Intervento di Graziano Pintori, presidente Provinciale dell’Anpi di Nuoro e dell’Ogliastra all’evento “In Cammino su Binari della Memoria”, organizzato dall’ARCI regionale presso l’ISRE di Nuoro.

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