Un bilancio del 2013

1 Gennaio 2014
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Nicola Imbimbo

Cosa è accaduto di memorabile in Sardegna nell’anno che è appena finito?  I consueti bilanci di fine anno possono avere un qualche valore. Quasi mai quello dell’obiettività. Per Enrico Letta il 2013 è caratterizzato dall’età, quarantenni lui dice, dei nuovi vertici di partiti e di governo! Dall’ingresso sulla scena politica di primo piano di una nuova generazione.
Di uno di questi, Angelino Alfano, vice presidente del Consiglio dei Ministri, Vittorio Sgarbi, già suo collega nella maggioranza di centro destra e in qualche governo presieduto da Berlusconi, dice che “è un totale cretino” che nulla capisce e nulla intende, sinteticamente “una capra” .
Da sinistra i giudizi sugli eredi di PCI e DC non sono altrettanto espliciti e rudi, ma non sono meno severi sul piano politico
Il 2013 in realtà, potrebbe essere anche caratterizzato dalla fine del “trucco” dei cosiddetti esponenti della società civile spesso “cooptati” dai politici con la promessa di portare competenze e aria nuova, per una finta apertura alla società. In realtà era un trucco per nascondere divisioni tra i gruppi dirigenti, inadeguatezze e impopolarità: il governo Monti e lo stesso già superlodato professore hanno fatto una fine ingloriosa assumendo tutte le caratteristiche dei consumati impopolari politici di “professione”.
E’ stato anche l’anno in cui si è infranto il tentativo della destra più autoritaria, di avere leggi che assicurassero maggioranze autosufficienti. Si è infranta l’illusione,
dei vari Veltroni e dei DS PD, del “sogno americano” del bipolarismo o se possibile del bipartitismo con finalità non dissimili da quelle della destra: eliminare il fastidioso pluralismo culturale e politico soprattutto a sinistra.
La imprevista e strepitosa affermazione elettorale del M5S alle politiche del 2013 ha infranto speranze e sogni di entrambi i vecchi schieramenti che all’uopo avevano anche a lungo utilizzato una legge, “porcata” che finalmente la Corte costituzionale ha dichiarato fuori legge.
Ma per Letta questo nel 2013 non è avvenuto o a lui non interessa sottolinearlo.
Si potrebbe ancora mettere in bilancio lo squagliamento, nel senso di insignificanza ormai, degli eredi del PCI o la reiterata esperienza ai vertici dello stato (un bis di settennato per la prima volta nella storia repubblicana) di un esponente della destra (cosiddetta migliorista) la cui natura conservatrice e “controrivoluzionaria” , si sarebbe detto in passato , sta emergendo sempre più chiaramente. Ma questo Letta non poteva dirlo.

Per la Sardegna niente di politicamente significativo è accaduto nel 2013 che non fosse già accaduto negli anni precedenti e che si può riassumere nel decadimento della politica e nel dilettantismo politico e di governo emblematicamente impersonato da Cappellacci e da cui non si è distinto nel complesso lo stesso Consiglio Regionale, meno che mai l’opposizione. Di fatto è del tutto scomparsa la vita politica dei partiti soprattutto nel territorio, sostituita dall’ingannevole e inutile (ai fini di una democrazia partecipata) surrogato delle primarie da parte del PD.
Da ricordare in Sardegna , oggi e nell’immediato futuro, c’è un evento significativo non direttamente politico: il disastro del 18 novembre.
Una tempesta e alluvioni che hanno provocato 16 morti, un disperso, danni alle famiglie, alle persone e alle loro case, alle attività produttive e commerciali. Danni ingenti e non ancora compiutamente calcolati. In molti e diffusi casi vera e propria disperazione. Ne è conferma il suicidio di un imprenditore ad Orosei.
Un disastro che ha messo in luce ancora una volta lo scempio compiuto al territorio in nome di uno sviluppo subito e non governato, caotico in un’isola ridotta a “terra/spiaggia” “terra ciambella” “terra vacanza” come ha recitato Marcello Fois, accompagnato dal “pianto” dello strumento di un altro noto figlio della Sardegna Paolo Fresu, in TV il giorno dopo la tragedia.
E’ passato poco più di un mese e il rischio di dimenticare è già presente. La paura di rivivere ritardi, ingiustizie, sprechi e ruberie come solitamente avviene nel nostro paese dopo i disastri ambientali è molto forte.
Occorre fare di tutto per evitarlo partendo da quanto di positivo si è visto nei giorni successivi all’evento: la grande generosità della gente che ha raccolto inviato risorse materiali e danaro; il lavoro di tanti volontari e quello della protezione civile; le indagini della magistratura per individuare responsabilità di amministratori o privati per le cose omesse, per quelle fatte contro le regole e le leggi, per gli abusi che hanno reso il territorio più fragile aggravando i danni provocati dall’evento naturale.
Positiva è da considerarsi la manifestazione spontanea tenutasi già ad Olbia una decina di giorni fa per rivendicare più tempestività nella ricostruzione e consistenza negli stanziamenti. La mobilitazione continua della gente è un elemento fondamentale per sconfiggere il ripetersi del “già visto”.
Non delegare ad amministratori o a commissari anche se rispettabili, la ricostruzione. Occorrerebbe in questa occasione sperimentare e far vivere una democrazia non delegata ma diretta, partecipata con periodiche verifiche di assemblee popolari e comitati di vigilanza permanenti sugli amministratori.
C’è una manifesta volontà dei geologi di mettersi a disposizioni per risanare e rendere più sicuro il territorio. Se la loro disponibilità è accompagnata dalla rivendicazione del ricordato controllo dal basso la disponibilità dell’ordine dei geologi non correrà il rischio di apparire corporativo.
Gli intellettuali sardi per la loro visibilità darebbero un grosso contributo a non dimenticare se dessero continuità alla partecipazione dimostrata dopo il diciotto novembre e di due dei quali si è fatto cenno.
I programmi elettorali di vecchi, anche se screditati, e nuovi schieramenti, (sui quali è lecito sperare di più non essendo ancora compromessi con le pratiche della casta) dovrebbero avere al primo posto ricostruzione, indennizzi e risanamento del territorio e farne l’asse portante della loro attività amministrativa.

Il Manifesto sardo nel suo piccolo continuerà a sollecitare rigore e tempestività, e darà spazio a chiunque avrà e vorrà scrivere sull’argomento, per non dimenticare!

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