Un dialogo con l’attivista messicana Ana Valadez Ortega

16 Marzo 2019

Ana Valadez Ortega

[Alessia Etzi]

Il 22-24 febbraio scorso, nel corso di una tre giorni organizzata ad Orvieto da Re:common [1], abbiamo avuto la possibilità di incontrare e conoscere Ana Valedez Ortega.

Ana Valadez Ortega è un’attivista del Chapas (Messico), presidentessa dell’associazione DESMI (Desarrollo Económico y Social de los Mexicanos Indígenas), componente del Centro de Estudios para el Cambio en el Campo Mexicano (CECCAM) dal 2008, che si è sempre occupata di ricerca sull’impatto delle politiche socio-ambientali e estrattive sui territori di contadini e popoli orginari del Chapas. Lavora, insieme a diverse organizzazioni indigene e contadine, nella facilitazione della costruzione partecipata di dossier storico-ambientali sull’impatto di programmi e progetti relativi a biotecnologie, ad Aree Naturali Protette (ANP), a parchi naturali e a danni causati dallo sfruttamento minerario del territorio. Si è sempre occupata della difesa e della denuncia di pratiche che violano sistematicamente i diritti dei territori riguardo soprattuto alla sovranità alimentare e all’esercizio delle conoscenze e competenze della tradizione indigena e contadina e, come componente de La Vía Campesina in Nord America, è impegnata nella campagna “Per la fine della violenza sulle donne delle campagne”.

Abbiamo incontrato Ana in un contesto rurale, nella campagna di Orvieto, insieme ai componenti di Re:common, e di gruppi e movimenti attivi nel paese, come il No Tav, il No Tap, il collettivo Nodo solidale, i componenti del movimento contro l’inceneritore di Terni, e insieme abbiamo affrontato i temi di interesse nei vari territori: dal Piemonte,al Veneto, al Lazio,alla Basilicata, per arrivare alla Puglia e alla Sicilia, per parlare poi della nostra Sardegna, con le sue peculiarità.

Dai confronti e dall’ascolto reciproci abbiamo capito che parliamo la stessa lingua e affrontiamo gli stessi problemi, che si possono riassumere sinteticamente nel tentativo di contrasto alle pratiche di svilimento dell’ambiente in cui viviamo, di accapparramento di suolo, di sottrazione di porzioni di paese alla sovranità popolare e all’accesso e fruizione delle comunità, di estrattivismo come modus operandi ormai collaudato di impoverimento del territorio e delle sue risorse, a beneficio delle multinazionali.

Ana ci ha raccontato quello che accade in Messico, 14° economia mondiale, un paese distrutto e vessato dalla disuguaglianza e dal crescente spettro di una povertà diffusa e capillare, a causa dell’attacco sconsiderato ai territori e alle sue risorse. Il Messico, le cui comunità indigene sono perseguitate, controllate militarmente, tenute sotto scacco dalla ferocia della repressione. Un paese in cui le donne pagano il prezzo più alto, perché, ci racconta Ana, “è la donna a uscire in strada a cercare il figlio o il marito scomparso e che da sempre non ha paura e fa coraggio alla comunità affinché si ribelli”. Ma proprio per questo ogni giorno in Messico più di 10 donne vengono uccise senza che ottengano giustizia: i dati del femminicidio sono allucinanti e devono far riflettere.

I governi messicani non hanno mai avuto interesse a difendere la comunità, ma si sono sempre nascosti dietro l’autoritarismo poliziesco per facilitare di fatto il dilagare della criminalità organizzata, i Narcos, e il proliferare di multinazionali che devastano l’ambiente e il territorio. L’estrattivismo in Messico, ma non solo, ha molte facce: quella dello Stato, dei Narcos e delle multinazionali, i cui nemici sono solo una categoria, le comunità indigene.

Val la pena ricordare che il viaggio di Ana in Italia è iniziato il 21 febbraio, il giorno dopo l’assassinio di Samir Flores Soberanes, un attivista politico e leader comunitario in lotta da anni contro il PIM (Progetto Integrale Morelos), complesso di mega-opere, tra cui un gasdotto, che vede tra le imprese coinvolte anche l’italiana Bonatti. Quattro sicari hanno freddato Samir davanti alla porta di casa, scatenando le proteste delle popolazioni di Almicingo. Negli incontri che si sono susseguiti sono stati molti i temi toccati per far luce su questo momento oscuro del suo Paese.

Lo scenario descritto del Messico è terrificante e ci porta ancora con più determinazione a ritenere imprescindibile l’azione di difesa del territorio e dell’ambiente in cui viviamo. Per quanto ci compete, ad Ana abbiamo raccontato della Sardegna: servitù militari, metanodotto, importazione sino al 90% dei prodotti agricoli, centrali a biomasse, speculazione energetica, inquinamento che ammorba ambiente, uomini e animali, terra sottratta alla coltivazione di prodotti agricoli ad uso alimentare, politiche socio sanitarie sempre più sotto attacco, a causa di un modello neoliberista che divora e spolpa i territori.

Tanti similitudini e assonanze, che come un filo rosso attraversano i giorni trascorsi insieme. La conclusione dell’incontro è riassunta nelle parole della stessa Ana : “È allo stesso tempo piacevole e terribile constatare che abbiamo gli stessi problemi e le stesse lotte, in territori così differenti. Chi pianifica l’estrattivismo ha una visione così narcisista e semplice che a volte è disarmante. La cosa più importante è l’abbraccio solidale che ci diamo da territori così lontani.” L’incontro con Ana Valadez Ortega è stato per noi un abbraccio con tutte le persone che in Messico, nel mondo, e anche in Italia, lottano per la propria comunità e tutelano i diritti fondamentali dell’umanità.

 

[1] Re:common è un’ associazione che si occupa di inchieste e campagne contro la corruzione e la distruzione dei territori in Italia, in Europa e nel mondo e che ha come missione  il contrasto al consolidamento di un modello estrattivista di società, fondato sulla sottrazione sistematica di ricchezza dai territori, sullo spossessamento delle comunità che li vivono e il conseguente impoverimento di miliardi di persone in tutto il mondo. Re:common lo scorso aprile è stato ospite in Sardegna del Coordinamento dei Comitati Sardi a difesa dell’ambiente, in occasione della 5° tappa della Marcia per la nostra terra, che si tenne a Villacidro.

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