La legge sul biotestamento

1 settembre 2017

Walter Piludu

[Nicola Carboni e Carlo Loi]

La proposta di leggeNorme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l’accanimento terapeuticoè stata licenziata dalla camera e trasmessa al senato il 20 aprile 2017. Alla camera è stata approvata con 326 voti favorevoli, 37 contrari, 4 astenuti. Si tratta di un testo emerso da una faticosa mediazione politica ed approvato da PD, M5S, MdP e S.I. Anche fuori dalle aule parlamentari il dibattito sui contenuti della legge è stato molto acceso e sentito, come avviene sempre per le leggi su diritti civili fondamentali.

Oggi la proposta di legge giace al senato, minacciata da 3000 emendamenti, nessuno di questi ritirato nei termini utili. L’unica soluzione è che la legge vada in aula e che il Senato la voti senza alcuna modifica, con una maggioranza trasversale e aperta, basata sulle stesse forze politiche che l’hanno approvata alla camera, respingendo tutti i tremila emendamenti presentati.

A febbraio termina la legislatura. La proposta legge sul biotestamento sembra avviata verso lo stesso destino di molte altre leggi che intervengono su diritti civili: la proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis, quella sul jus soli, quella sulle norme anti omofobia. Tutte queste proposte di legge sono a costo zero. Il loro contenuto è condiviso dalla stragrande maggioranza degli Italiani. La legge sul biotestamento – ci piace chiamarla così in onore di Giorgio Welby che quel nome coniò – non è una legge come le altre, è costata dolore e infiniti sacrifici. Si pensi oltre a Piergiorgio Welby a Walter Piludu a Giovanni Nuvoli.

Alcune associazioni e movimenti politici, l’Associazione Luca Coscioni e Radicali Italiani, hanno raccolto e depositato una proposta di legge popolare sul fine vita, sottoscritta da 67 mila cittadini. La proposta che è stata approvata alla Camera è frutto di una lunga mediazione politica, un testo sul quale si è riusciti a fatica a trovare il consenso di diversi gruppi parlamentari. Ma per ottenere questo consenso sono state necessarie vicende come quella di DJ Fabo, che ha deciso di esporre se stesso e il suo corpo affinché la proposta di legge facesse un passo avanti, così che in futuro altri non abbiamo a patire ciò che lui ha patito. E’ triste dover constatare che il nostro legislatore trovi il tempo e la forza politica di legiferare solo se “costretto” da questi gesti coraggiosi e drammatici.

Il provvedimento aspetta di vedere la luce da otto anni dalla morte di Eluana Englaro e da undici da quella di Piergiorgio Welby. Da radicali avemmo voluto un altro testo di legge sul fine vita, con una diversa impostazione, ma oggi tutto ciò non ha molta importanza, non è questo il momento di discutere su quale legge vorremmo avere, la legge approvata dalla Camera è la nostra legge, la legge che vogliamo venga approvata.

Oggi qui non dobbiamo discutere dei contenuti della proposta di legge, ma bensì di quali iniziative possano essere realizzate perché “quella” proposta diventi legge. Perchè si riesca ad approvarla prima della fine della legislatura. Tuttavia è necessario ribadire alcuni punti. Questa non è una legge sull’eutanasia. Questa è una legge che ha come fine quello di evitare l’accanimento terapeutico, dando dignità giuridica alle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT), che ciascuno potrà dettare e revocare in ogni momento.

Questa è una legge che disciplina il consenso informato; garantisce i medici che non vogliono dar corso alle DAT di seguire il proprio convincimento professionale; è una legge sul diritto alla conoscenza sul nostro stato di salute, così da poter consapevolmente scegliere i trattamenti sanitari a cui sottoporci.

Si tratta di una legge non suggerita, ma bensì imposta dalla Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. L’Art. 32 della costituzione dispone che: «[…] Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana»

Il secondo comma dell’Art. 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea stabilisce che: «Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge […]» Non avere in Italia una legge come questa in approvazione, significa disattendere questi due capisaldi fondamentali che regolano la nostra civile convivenza quali cittadini italiani e cittadini europei.

Ci si è chiesti quali iniziative ciascuno di noi oggi può assumere perché quella proposta diventi legge. Le iniziative sono diverse, una di queste è partita a fine luglio; si tratta di una petizione al Consiglio Regionale, quale assemblea rappresentativa del popolo sardo, affinchè esprima l’auspicio che la legge sul biotestamento sia approvata entro questa legislatura. Il valore della petizione è con tutta evidenza un valore politico. Qualcuno sostiene che il Consiglio Regionale dovrebbe rispettare l’indipendenza e l’autonomia decisionale del Parlamento, per cui la petizione è un atto inopportuno.

Non è così, basti osservare che di recente il Presidente del Senato si è espresso a favore della immediata approvazione della proposta di legge. Eppure il Presidente del Senato è una figura istituzionale, super partes, ciò nonostante ha sentito forte l’esigenza di schierarsi apertamente a favore dell’approvazione della legge. Noi, chiediamo che la legge venga portata in aula, d in quell’aula, i senatori, ognuno rispondendo alla sua coscienza, dovranno esprimersi.

La petizione non è diretta a fare “pressione”, ma ad incoraggiare i senatori ad attivarsi al fine di consentire il riavvio dell’iter della proposta di legge. La petizione è presentata ai sensi del Capo XIII dell’art. 103 del vigente regolamento interno del Consiglio Regionale. Alla petizioni hanno aderito diversi Sindaci, dirigenti sindacali, associazioni, docenti universitari e numerosi cittadini. In tutto, al momento in cui scriviamo, sono state raccolte 290 firme, e contiamo di continuare a raccoglierle sino a quando la petizione non sarà discussa in Consiglio Regionale.

L’obiettivo è quello di ripetere l’iniziativa in altri Consigli Regionali. Sappiamo che l’impresa è difficile e disperata, ma abbiamo sufficienti speranze per andare avanti, e ciò anche nel nome di Welby, Piludu, Nuvoili, DJ Fabo e di tute le altre persone che hanno dato parte della loro vita e le loro sofferenze per vedere una legge come questa far parte del patrimonio di diritti civili di ciascun italiano.

Carlo Loi e Nicola Carboni fanno parte dell’associazione [email protected] Cagliari “Marco Sappia”

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