L’indifferenza al potere

16 aprile 2018
[Amedeo Spagnuolo]

“Odio gl’indifferenti” diceva lo straordinario Antonio Gramsci, figlio di questa terra e guida politica e morale di tutte le terre che ambiscono a essere libere e giuste. Oggi più che mai il monito di Antonio Gramsci è di un’attualità sconvolgente. L’attualità di Gramsci di cui si parla, si riferisce, in questo contesto, all’indifferenza dei politici sardi ai quali abbiamo affidato dal 2014, me compreso, la responsabilità politica di governare la Sardegna, di governare tutta la Sardegna, non solo una parte. Odio l’indifferenza politica di questa casta politica che, nonostante le ipocrite promesse di cambiamento epocale preelettorali, ha mostrato tutta la sua cinica indifferenza per i territori dell’interno dell’isola, per le terre aride e dure, ma ricche di storia e di cultura del centro Sardegna che tra mito e realtà hanno sempre rappresentato nell’immaginario collettivo la forza e l’orgoglio, lo spirito combattivo di chi non si arrese neanche di fronte allo strapotere delle legioni romane. Il governatore Pigliaru, per ovvie ragioni, conosce bene la realtà socio – economica della Sardegna centrale, eppure in questi anni da governatore ha mostrato un’imbarazzante indifferenza per quei territori e ha preferito subordinarsi, lui che fino a quel momento era un accademico stimato, alla ridicola “comparsata” politica di Matteo Renzi, un burattino nelle mani dei poteri forti e avidi che avevano bisogno di lui per devastare definitivamente la sinistra italiana, un tempo argine solido e orgoglioso al capitalismo cinico e arrogante. Odio l’indifferenza di quest’amministrazione regionale che osserva cinicamente, senza far nulla, senza voler far nulla, la lenta agonia di questa terra nella quale, da napoletano orgoglioso delle proprie origini, ho vissuto negli ultimi vent’anni imparando a conoscerla, amarla e criticarla. Non appartengo a quella categoria di persone che pur di conquistarsi un qualche consenso rinnegano le proprie origini e si abituano a esprimersi in maniera imbarazzante utilizzando male l’idioma della regione che li ha accolti, troppi meridionali, sardi inclusi, emigrati al nord, ho ascoltato rinnegare se stessi in maniera indegna nella vana speranza di riscattarsi economicamente e socialmente. Conosco bene vizi e virtù di Napoli, la città nella quale sono nato e mi sono formato culturalmente e politicamente, così come conosco vizi e virtù del capoluogo barbaricino, la città nella quale vivo e opero attualmente. L’ipocrisia è sempre deleteria, bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno e denunciarle, solo così potremo ripartire con la “ricostruzione”. Amo Nuoro quanto Napoli, lavoro in questa piccola città con gratificazione, ho trovato la compagna della mia vita, qui è nato mio figlio, come faccio a non essere grato a questa terra seducente, dura e sospettosa. Di Nuoro però non mi piace il “nuorocentrismo” a tratti esibito in maniera irritante, non mi piacciono certi “corvi” di sattiana memoria, non mi piace una certa autoreferenzialità che si compiace di essere tale; non mi piace quella categoria d’intellettuali che pensa che piazza Satta sia il centro del mondo. Allo stesso tempo però quando rifletto sul rapporto che c’è tra il numero di abitanti di questa piccola città e la sua notevole produzione culturale a tutto tondo, non posso non farmi rapire dal fascino di questa terra. E allora, carissimo Antonio Gramsci, grazie per avermi fornito le parole giuste: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”.
Anch’io odio l’indifferenza di questa classe politica che non ha voluto essere “partigiana” così come aveva promesso nel 2014, che non ha voluto schierarsi dalla parte di chi aveva più bisogno e che, nelle zone dell’interno dell’isola, contribuisce in maniera determinante nel chiudere scuole, presidi ospedalieri, uffici pubblici, attività produttive. Così facendo sta volutamente “spopolando” il Centro Sardegna e spazzando via secoli di civiltà per far posto alla barbarie!
Non tutto però è perduto, proprio ora che la sinistra in Italia sembra essersi definitivamente estinta, abbiamo la possibilità di cominciare a ricostruirla e non abbiamo bisogno di andare a cercare la nostra guida in luoghi lontani, essa è qui tra noi da sempre, con la sua stupefacente attualità, dobbiamo solo ridargli la parola ed è ciò che umilmente faccio: “L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

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