Appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR Sardegna sulla RWM

28 Febbraio 2021

[red]

Campagna stop-RWM: Pubblichiamo una nota stampa congiunta di Italia Nostra Sardegna, Unione Sindacale di Base USB, Assotziu Consumadoris Sardigna con la quale si informa di aver presentato appello al Consiglio di Stato avverso la sentenza n. n. 422/2020 del TAR Sardegna dello scorso luglio che ha rigettato le numerose ipotesi di illegittimità sollevate sull’ampliamento dello stabilimento dell’azienda RWM Italia Spa, la fabbrica di esplosivi e ordigni per uso militare di Domusnovas-Iglesias.

Lo scorso 25 febbraio, lo studio legale degli avvocati Andrea e Paolo Pubusa ha impugnato, davanti al Consiglio di Stato, la sentenza n. 422/2020 del TAR Sardegna dello scorso luglio che ha rigettato le numerose ipotesi di illegittimità, sollevate dai ricorrenti, relative all’ampliamento dello stabilimento dell’azienda RWM Italia Spa, la fabbrica di esplosivi e ordigni per uso militare di Domusnovas-Iglesias.

La presentazione del ricorso è stata possibile grazie al sostegno di numerosi cittadini, associazioni, comitati e gruppi che, nonostante le continue intimidazioni, si sono mobilitati e hanno partecipato attivamente alla “campagna Stop-RWM”, organizzando incontri e iniziative informative, nazionali e internazionali, finalizzate alla sensibilizzazione sull’argomento e alla raccolta dei fondi necessari per coprire le spese legali. 

La richiesta di annullamento della decisione di primo grado ripercorre tutti i 43 punti in cui è articolata la sentenza, rilevandone l’illogicità, la lacunosità e l’eccessiva carenza nelle motivazioni, che non giustificano le conclusioni alle quali sono arrivati i giudici della I sezione del TAR Sardegna.

L’aver liquidato come irrilevanti i richiami dei ricorrenti alla Costituzione, alla normativa vigente che impedisce il commercio di armi con i paesi in guerra (legge 185/90 e trattato per la limitazione del commercio delle armi dell’ONU), e alla risoluzione del Parlamento Europeo del 4 ottobre 2018 sulla guerra in Yemen, contrasta con le norme di diritto costituzionale e internazionale. Lo conferma la stessa decisione del governo italiano di annullare le licenze di esportazione di RWM verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti e quella del Giudice delle indagini preliminari di Roma che, respingendo le richieste di archiviazione, consente alla Procura di proseguire le indagini sull’azienda RWM e sull’agenzia UAMA, che ha autorizzato le esportazioni di armi da guerra verso quei paesi.

Le altre questioni sollevate nel ricorso riguardano in particolare la modalità del rilascio dell’autorizzazione all’ampliamento dello stabilimento, “furbescamente” suddiviso in oltre 20 richieste scorrelate tra loro, così da evitare una valutazione cumulativa dell’intero progetto; e questo nonostante si tratti della costruzione di imponenti edifici con sbancamento di interi rilievi, e della realizzazione di enormi terrapieni, alcuni dei quali ricadono anche nell’area golenale tutelata del Rio Gutturu Mannu (Rio Figu), che attraversa lo stabilimento ed è riconosciuta come “area di pericolosità idraulica” dalla stessa Direzione Generale dell’Agenzia Regionale del Distretto Idrografico della Sardegna.  

Insomma, un enorme impianto industriale che beneficia di un’autorizzazione ambientale semplificata e che invade una zona adibita ad agricoltura e pascolo, classificata come “zona ricoperta da bosco” nel Piano Paesaggistico Regionale e prossima alla zona naturalistica protetta SIC del Monte Linas – Marganai. Nonostante la vicinanza ad un’area protetta, nonostante in quello stabilimento si producano e si testino esplosivi, il TAR Sardegna non ha ritenuto necessaria la valutazione di impatto ambientale delle intere opere autorizzate.

La sentenza impugnata ha ignorato, inoltre, l’intera normativa italiana ed europea sulla partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse alle scelte che li riguardano.

Questo fatto è ancora più grave, perché l’occultamente delle informazioni riguarda la realizzazione di uno stabilimento ad elevato rischio di incidente rilevante (d.lgs 105/2015 e d.lgs 334/1999). Il Piano di Emergenza per le Aree Esterne (PEE), obbligatorio per gli stabilimenti come quello di RWM a Domusnovas-Iglesias, è infatti abbondantemente scaduto e non più rinnovato, nonostante le trasformazioni radicali avvenute nello stabilimento e nella stessa quantità e qualità della produzione in corso. Non esiste perciò alcuna garanzia per la sicurezza della popolazione, che viene tenuta all’oscuro perfino dei piani di sicurezza e degli eventuali rischi a cui potrebbe andare incontro.

Il ricorso al Consiglio di Stato si inserisce all’interno di un’ampia mobilitazione, che vede la comunità impegnata a difesa della propria salute, del proprio territorio e dell’ambiente e affinché venga garantito un lavoro dignitoso e moralmente accettabile a tutti i cittadini, compresi gli attuali dipendenti della RWM; mentre le istituzioni locali appaiono meno interessate alle tematiche ambientali e alla sicurezza dei cittadini e molto più attente agli interessi della multinazionale Rheinmetall. L’ultimo fatto sul quale si è chiesto l’intervento della Procura della Repubblica, riguarda il caso del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (presentato a dicembre 2019) contro l’autorizzazione per la realizzazione del nuovo poligono per test esplosivi, il Campo prove R140, di cui si sono perse le tracce nel comune di Iglesias.

Nella foto: Murale contro la RWM del collettivo FX

Il testo integrale del ricorso sarà a breve consultabile al link https://stoprwm.wordpress.com/

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili

----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI