Bianco vuoto di Alberto Marci e Veronica Paretta

8 Aprile 2019
[Ilaria Medda]

Bianco è un confine. Un luogo di ibridazione in cui la fine del tutto potenzialmente segna l’emergere di nuovi modelli e paradigmi creativi. Laddove il bianco rappresenta la purezza, il suo complementare, il nero, ostruisce la percezione. Da questa ostruzione nascono i segni, che affiorano dai confini del negativo al limite della loro riconoscibilità, scontrandosi con un concetto di vuoto in cui nulla esiste.

Il bianco vuoto di Alberto Marci e Veronica Paretta è il nero che raccoglie e accoglie le loro elucubrazioni visive in un dialogo aperto su dualismi universali che attanagliano l’animo umano da tempi immemorabili. L’assenza della luce è una peculiarità, quantomeno ideologica, di ogni fase di passaggio, ma è anche una condizione che provoca disagio e ambiguità. Il fondo nero delle tele allude a una parte oscura non più pura dell’adulto che pur mantenendo il gesto apparentemente puerile presenta una consapevolezza diversa, non ludica, ma in transizione. Le opere esposte dialogano intimamente esponendo il proprio sé (selbst) in un’androginia che presuppone la coesistenza di anima (il lato inconscio femminile di un uomo) e animus (il lato inconscio maschile di una donna).

La contrapposizione, o forse meglio dire la coesistenza, tra maschile e femminile è preponderante nelle opere in mostra, dove su fondo nero si raccontano le due tele di Veronica Paretta: Drowsy about: lui e lei. Negativi fotografici di un ricordo, che ci mostrano l’immagine confusa e irriconoscibile in forme leggibili dei pensieri inconsci che giacciono nella memoria di un rapporto. Un senso di solitudine pervade chi si ritrova davanti al riflesso di un passato comune, ed è quasi come osservare in controluce la pellicola di una vecchia fotografia, cercando di individuarne i profili. La memoria è un elemento consolatorio nei momenti di passaggio e l’uomo sovente ci si aggrappa nella sua fragilità, per combattere quel lutto che è la mancanza della luce.

Be my spouse è il titolo delle opere di Alberto Marci. Sii la mia sposa. Dal nero nascono unioni dal tono sommesso, in sottrazione, dove il segno emerge dallo sbiadimento della varechina che ne scioglie i contorni, ma nel contempo è rafforzato dall’uso sapiente delle tecniche di stampa e pittoriche in una stratificazione emozionale solida. Così il turbamento di una ipotetica relazione viene contrapposto all’idea del suo coronamento, a ricordarci che ogni sentimento o atteggiamento è contenitore del suo opposto.

Lo spettatore così si ritrova davanti a uno specchio che è ormai il negativo di quell’infanzia disegnata su una tela bianca. Sono racconti che ricalcano il percorso di un individuo che per tutta la vita non fa altro che passare da una condizione all’altra in un continuo confrontarsi con i passaggi, a volte oscuri a volte luminosi, che permeano le zone liminali: positivo e negativo, maschile e femminile, nero e bianco. Vuoto.

Ilaria Medda è la curatrice di Bianco vuoto, Bipersonale di Alberto Marci e Veronica Paretta in mostra dal 12 al 26 aprile 2019 nella galleria d’arte di @SpazioInvisibile in via Barcellona 75 a Cagliari. L’opening è previsto domani venerdì 12 aprile alle ore 19.00. Tele dal fondo nero in un intimo dialogo che esplora e indaga il sé nelle sue sfaccettature più recondite. La produzione più recente (2019) di Alberto Marci e Veronica Paretta esplora il complementare, il dualismo, la soglia di essi, in una ricerca sull’unione degli opposti.

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