La sconfitta della patella

1 Agosto 2007

Ignazio Camarda

Che l’Arcipelago della Maddalena sia uno tra i luoghi più belli del mondo è universalmente riconosciuto, ma la “bellezza” resta pur sempre un aspetto soggettivo ed emozionale, non disgiunto da un particolare contesto storico e sociale; cento anni or sono non era molto diverso da oggigiorno, ma non godeva delle stesse attenzione speculative. Non esiste la stessa visione tra chi nel passato ricavava da vivere dalle risorse del mare, non sempre calmo e non sempre azzurro, e tra chi oggi lo vive nella canicola estiva consumando bibite fresche o altro, in megayacht forniti di ogni comfort, in cui il luogo assume un risvolto del tutto marginale o di semplice contorno al battello che si sposta nei quattro angoli del mondo.
Si è scritto tanto della visione dei luoghi da parte dei locali (a Maddalena si parla di patella, per indicare il radicamento dei sentimenti e delle persone alle stesse rocce) e di chi, venendo da lontano, coglie solo la superficie dei luoghi. Non è semplice e non è facile, in effetti, comprendere e apprezzare, se non li si è vissuti, se non sono entrati a far parte del proprio essere nei momenti fondanti della propria esistenza, luoghi che non ci appartengono, anche perché significherebbe rinunciare ad altri luoghi e ad altre esperienze che, in qualche modo, ci hanno plasmato e non è possibile eradicare. Il turista, anche quando ci consideriamo sensibili e rispettosi dell’ambiente e delle culture locali, resta sostanzialmente un estraneo, ben distinto e diverso, considerato soprattutto per quanto potrebbe lasciare e diffidando per quanto potrebbe prendere.
Se la bellezza ha aspetti di soggettività, esiste tuttavia un modo per valutare l’interesse e l’importanza di un determinato luogo, su basi che possiamo ritenere oggettive, nel momento in cui diamo valore ad elementi concreti rappresentati dagli ecosistemi nelle loro componenti fisiche e biologiche. Ciò può essere fatto attraverso lo studio e la ricerca che, anche in questo caso, devono andare oltre la visione superficiale, per individuare i componenti specifici e i processi di lunga durata che governano gli ecosistemi e che hanno retto per millenni l’economia e la vita delle comunità locali. E su questo campo, la flora e la fauna esclusiva o meno, la storia geologica della terra, le morfologie straordinarie dei graniti, gli adattamenti dei ginepri alle rocce, al vento e alla salsedine, le biocenosi marine, e il complesso di isole e isolotti in un susseguirsi di tonalità di colori dal verde cupo al blu cobalto, non lasciano dubbi che si è di fronte ad un luogo che merita di avere la più grande attenzione, rispetto e tutela.
Ma i tempi, come si suol dire, sono cambiati e sono cambiati velocemente in modo tumultuoso, così come le regole, imposte e governate da nuovi modelli con dinamiche estranee ai luoghi; è cambiata l’economia, i rapporti economici e sociali. Nel tumulto che ha coinvolto e sconvolto le coste la monocoltura turistica appare la stella polare a cui fare riferimento. E i locali diventano, spesso, complici e vittime allo stesso tempo di interessi e di faccende altrui.
La stella polare sono le stelline billionarie, le mega-ville smeralde e rosate, i monumenti pseudo-antichi di Berlusconi, i mega-alberghi a cinque, meglio sei, stelle nei quali fare riposare e svagare le persone che si sentono appagate nel momento in cui possono spendere almeno mille euro al giorno.
Non ci si chiede chi costruirà e chi gestirà gli alberghi a cinque stelle, a chi andranno i benefici, se saranno pieni di mega-abbienti solo in estate o per tutto l’anno, quale impatto ambientale ed economico avranno sui delicati equilibri dell’arcipelago.
Siccome tutto deve essere mega, ecco che l’Arsenale, un luogo fondante della storia di La Maddalena, dovrà essere trasformato in un cantiere per mega-yacht, e chi potrà farlo meglio di un mega-principe? Si dimentica, però, che gli uomini d’affari nelle coste della Sardegna fanno soprattutto affari, e quando non possono fare più affari, con molta cordialità e disinvoltura salutano e se ne vanno. Le esperienze in questo senso non mancano. Lo stesso Principe della Costa Smeralda, nel momento in cui la Regione sarda negò gli ulteriori milioni di metri cubi, a quanto ne sappiamo, ha venduto tutto o quasi ad altri che ugualmente professano grande amore e rispetto per l’ambiente. Anche il più sportivo Briatore e il velinista Mora hanno minacciato di andare via, poi purtroppo sono rimasti.
Corre voce che il sistema di fortificazioni che vanno dal Settecento al Novecento, con esempi tra i più significativi del Mediterraneo e una delle caratteristiche peculiari dell’Arcipelago di La Maddalena, dovrebbe essere trasformato in alberghi di lusso per ospitare il mega-evento del G8. Sarebbe interessante sapere perché giornalisti e governanti non potrebbero andare in alberghi a tre stelle come i comuni mortali. Ma forse noi comuni mortali non siamo in grado di comprendere tutto ciò. E’ interessante sapere se questo sia compatibile con la legge istitutiva del Parco Nazionale, e se sia questo uno dei motivi per cui se ne chiede l’abolizione. Non dimentico che fu la decisa e pubblica opposizione del parco, quando ebbi l’onore di essere Presidente di questa istituzione, ad impedire la cementificazione delle isole di Spargi, Razzoli, Budelli e Santo Stefano, ad avviare il recupero di numerose e importanti strutture.
Vi è da chiedersi se una radicale modifica e cambiamento di destinazione di queste strutture storiche possa ancora rafforzare la richiesta di iscrizione dell’arcipelago nei siti del patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. La prima richiesta, formulata come parco nel 2000, nonostante il parere favorevole dello studioso incaricato del controllo dell’istruttoria, inspiegabilmente, non andò a buon fine. A questo forse non fu estranea la presenza di una base nucleare americana, oggi, salvo clamorosi ripensamenti, in via di dismissione, ma non di cambiamento di destinazione militare.
Eppure, le enormi risorse, ambientali e storiche dell’arcipelago consentirebbero di costruire un sistema per l’accoglienza da tutto il mondo di persone dai più vasti interessi, a partire dalle scuole di ogni ordine e grado, alle persone anziane, ai disabili, a quanti credono davvero nel turismo come occasione di crescita culturale; con la creazione di un grande sistema museale che il Parco Nazionale ha avviato, mettendo in valore a partire dalla grotta neolitica di Spargi, ai relitti romani, al sistema dei forti e all’immenso patrimonio ancora presente nell’Arsenale. Ma forse sono cose troppo facili da realizzare in tempi nei quali tutto deve essere pensato in modo più complesso e complicato.
Caprera, tu sarai il mio parco, incise sul granito Garibaldi, certamente non avrebbe mai pensato che sarebbe potuta diventare l’isola dei mega-alberghi.

1 Commento a “La sconfitta della patella”

  1. Stefano Deliperi scrive:

    Le grandi manovre edilizie sul G 8 e sul futuro dell’Arcipelago sono già iniziate. Pesantemente. Curiosamente (quasi) nessuno ne parla. Potete leggere qualche informazione in merito su gruppodinterventogiuridico. Buon lavoro !

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