Tra Cappellacci e Barracciu

1 Gennaio 2014
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Marco Ligas

Alcune vicende importanti hanno caratterizzato questa fine d’anno: il messaggio di Cappellacci ai sardi e poi le dimissioni di Francesca Barracciu da candidata del Pd.

 Ho letto il messaggio del Presidente Cappellacci “Detto, Fatto”, col quale ha inteso ricordare l’efficienza e la bontà (proprio così!) della sua politica nel corso dell’ultimo quinquennio.

Inizialmente ho pensato fosse opportuno commentarlo, magari soffermandomi su alcuni aspetti fra i più significativi, per esempio quelli presentati con titoli ridondanti: “La Sardegna ai sardi”, “Tutelare il lavoro, sviluppare l’economia”, “Ambiente e territorio”.
Successivamente ho ritenuto che questa scelta avrebbe dato un’importanza immeritata al messaggio, trattandosi di un pamphlet elettorale, preparato dal suo staff col solo scopo di presentare il Presidente per quel che non è.
E poi, mi sono chiesto, perché esaminare per parti un programma che ha la pretesa di essere onnicomprensivo dell’azione del suo governo? È sempre difficile che un progetto, analizzato per sezioni, dia un’immagine esaustiva dei suoi contenuti e delle sue finalità. Meglio esaminarlo nella sua interezza e, soprattutto, consegnarlo ai lettori così come lo ha prodotto il suo autore
Non sarà difficile a nessuno cogliere il tentativo di Cappellacci di dare un rilievo particolare a espressioni che non trovano alcun riscontro nella sua azione di governo, anzi ne mettono in evidenza la totale inconcludenza sempre posta al riparo dalla demagogia e dalla falsificazione della realtà.
Questa dunque la ragione per cui il Manifesto sardo lo presenta nella sua versione originale, così come Cappelacci l’ha consegnato ai sardi e alla stampa, rivelando una stima di sé del tutto ingiustificata e tesa a raggirare ancora una volta un popolo, quello sardo, che ha bisogno di ben altri interventi, non di trovate pubblicitarie finalizzate alla sua rielezione e a quella della sua maggioranza, costantemente impegnati, l’uno e l’altra, nell’azione di governo ai limiti della legalità, in più di un’occasione persino oltre.
Infine ecco la notizia delle dimissioni (o licenziamento) di Francesca Barracciu da candidata Pd alle prossime elezioni regionali.
Non si è trattato di una decisione semplice e neppure condivisa. Non a caso la Barracciu l’ha definita un’imposizione portata avanti dai soliti capibastone del suo partito, altroché rinnovamento democratico!
Perciò, dopo questa esclusione, non intende mettersi da parte ma intervenire in prima persona sia nella formazione delle liste sia nella scelta del nuovo candidato governatore perché, ricorda la Barracciu, i suoi compagni di partito rinviati a giudizio non sono pochi, anzi a qualcuno di loro è stato già fissato il processo per i primi mesi del 2014.
Un tempo avrei detto che queste modalità di partecipazione alla vita di un partito di sinistra sarebbero state davvero singolari (o incredibili se vogliamo evitare i sofismi); oggi invece rappresentano una prassi diffusa al punto che appare persino ottimistica la previsione contenuta nella frase “non moriremo democristiani” che in passato abbiamo spesso pronunciato.
Ciò che colpisce in questa vicenda è la disinvoltura e l’arroganza con cui vengono vissute le indagini della magistratura dai diversi dirigenti di partito. Il discorso sulla questione morale è lontano, sembra appartenere anch’esso ad un’altra epoca. Non si capisce, o si finge di non capire, che l’uso del finanziamento pubblico per interessi personali è inaccettabile non solo perché i compensi dei consiglieri regionali sono già di per sé notevoli ma soprattutto perché demolisce un principio su cui la sinistra in passato si è battuta strenuamente e che riguarda la necessità della trasparenza dell’attività politica.
Ma non è bene chiudere l’anno con valutazioni pessimistiche.
Oltre quelli già presenti in apertura di questo numero, provo perciò ad esprimere un altro augurio, difficile ma possibile: sono molteplici le associazioni e i gruppi che vogliono il cambiamento (forse c’è anche qualche partito); operiamo senza la presunzione di essere gli unici a poterlo realizzare, confrontiamoci e decidiamo assieme: non facciamo come molti stanno facendo in questa campagna elettorale, un gruppo e una lista.

2 Commenti a “Tra Cappellacci e Barracciu”

  1. Lorena Melis scrive:

    Già cerchiamo davvero dei rappresentanti che comprendano il significato di autorevolezza e statura morale

  2. Anna Anedda scrive:

    Di fronte alla spregiudicatezza della classe politica fattasi classe dirigente senza badare ai mezzi, di fronte al degrado non solo etico ma ancor più culturale e alla totale mancanza di effettive capacità di governo della cosa pubblica, non ci resta che augurarci, come tanti, che raggiunto il fondo non si possa che risalire la china, senza soffermarci troppo sulle innegabili difficoltà dell’impresa.
    Ma dove è andato a sbattere l’anelito verso il sol dell’avvenire, che doveva illuminare i giorni di un irresistibile progresso?

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