Chi specula sul debito?

16 ottobre 2012
Graziano Pintori
I sistemi economici occidentali sono in pieno rivoluzionamento. La fine della guerra fredda, i nuovi grandi mercati come Cina, Brasile, Sud Africa, India ecc. hanno cancellato i classici luoghi fisici in cui da sempre si promuovevano le strategie del capitalismo mondiale. Il modello globale si muove con visioni e schemi economici e finanziari  ben più ampi, più elastici e spregiudicati da quelli ereditati dal secolo breve. Il sistema bancario è il vero motore che spinge verso nuovi orizzonti, verso radicali cambiamenti non solo nelle società, ma anche nei luoghi del profitto finanziario, della speculazione e del potere in cui si consumano manovre sulla base del principio antico: “pesce grande divora pesce piccolo”. Manovre che hanno la necessità di un clima carico di tensione, timore, incertezza, disorientamento tra le fasce sociali per indurle, in modo particolare la classe media, a ritirarsi, a chiudersi in una sorta di egoismo. Infine, quando la paranoia dell’insicurezza domina le società tra una guerra e l’altra, una strage a destra e una a sinistra; quando si alimenta il giustizialismo con la spettacolarizzazione degli arresti per gli scandali farciti di politica, con le retate di polizia e mostri in prima pagina, in luoghi inaccessibili si svolgono solenni duelli all’arma bianca, fino all’ultima goccia di sangue. Sono quei contesti in cui la parabola del “pesce grande divora pesce piccolo” diventa fatto concreto, pur presentandolo in modo opposto a quello che solitamente si definisce un atto mafioso.  Infatti i mass media svolgono la loro influenza presentando con discrezione, in modo oleoso, le notizie di alta finanza come fioretti di francescana memoria, ben sapendo che in realtà si tratta di notizie che nascondono strategie finanziarie esenti da pregiudizi, in grado di condizionare le scelte economiche degli stati. Il tutto viene pontificato da testimoni attendibilissimi, il FMI e la BCE: fornitori delle armi ai duellanti che guardano il sangue scorrere. E’ nelle cose che l’aria liberista incoraggi gli speculatori  e i mercenari dell’alta finanza, assai attivi nel trafugamento di capitali all’estero e nell’organizzare la fuga di aziende e industrie verso luoghi più compatibili con i propri interessi. Di contro, in questi frangenti, qualsiasi cenno di protesta o semplici lamentele vengono stoppate con la parola, divenuta quasi magica, “crisi”: ovvero quel fenomeno derivante dal debito pubblico, il quale, per l’entità raggiunta, vuole dare ad intendere che gli operai, i disoccupati, le casalinghe, la sanità, le pensioni, la scuola, i giovani ecc. sono gli unici responsabili dello scialo che ha caratterizzato l’Italia in questi ultimi trent’anni. Spudoratamente queste categorie sono messe nelle condizioni di sentire i sensi di colpa,  nonostante il loro lavoro e i sacrifici sopportati, che hanno collocato il nostro paese fra le prime potenze del mondo. Mentre invece il sistema bancario è presentato sempre lindo e puro, ben sapendo che è l’idrovora che ha assorbito, e tuttora assorbe, dallo stato incalcolabili interessi dal debito pubblico, che oscillano fra il12% e il 20%, come denunciato da F. Gesualdi (1). Secondo il quale negli ultimi 30 anni sono stati pagati interessi per 2141 miliardi di euro, a fronte dei 140 impiegati nelle maggiori spese per servizi e investimenti. Come mai, si chiede Gesualdi, il debito pubblico è decuplicato in questi anni? Nonostante si siano operati risparmi sui servizi e investimenti per circa 633 miliardi? La questione si ferma  sulla cultura del capitalismo, definito straccione perchè pensa di reggersi speculando solo sul debito pubblico degli stati, anziché produrre nuova ricchezza. Infatti le banche tedesche e francesi, che detengono buone parti del debito italiano, non sono interessate ad ottenere indietro il capitale iniziale, per loro è più conveniente trarre profitto dagli interessi. L’oligarchia finanziaria europea aumenta la propria ricchezza con i sacrifici dei cittadini che subiscono, come in Italia, il Monti di turno; sono cittadini che guardano il cielo per capire cos’altro può cadere sulla loro testa, senza potersi scansare. Sono quei cittadini spogliati del lavoro, della casa, della sanità, della scuola ecc. che hanno il fiato sempre più corto, più pesante, affannati da una quotidianità in cui il grigiore piano-piano sta soccombendo davanti al buio totale. A questi rimane la fievole possibilità di poter mettere fine al governo Monti alle prossime elezioni politiche, il che significa poter contare su una coalizione solida e ben costituita, sul fronte della capacità elettorale. Una speranza non facile da concretizzare, forse inutile, visto che la sinistra non ha avuto il coraggio, o la capacità, di imporre una concreta alternativa al liberismo dei banchieri e all’Europa delle banche e delle finanze, che stanno agli antipodi dell’Europa dei popoli.
(1) F.Gesualdi: Il grande inganno del debito pubblico. (Effedieffe.com)

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