Il convegno di Alba

16 Ottobre 2012
Nicola Imbimbo
Promosso e organizzato da ALBA (Alleanza per il Lavoro Benicomuni Ambiente) si è tenuto,il fine settimana scorso a Torino, un convegno sul tema del LAVORO e dei diritti guardando all’Europa. Si è trattato di due giorni di dibattito e di “laboratorio” cui hanno partecipato alcune  centinaia di aderenti ad ALBA ,dirigenti della FIOM, esponenti politici oltre a esperti in materia di lavoro. di economia, di diritto, sociologi. Da Marco Revelli e Massimo Torelli che hanno svolto l’intervento conclusivo e d’apertura, a Paul Ginsborg,  Guido Viale, Ugo Mattei, Alberto Lucarelli tutti di ALBA, M.Landini, Rinaldini, Arnaudo della FIOM CGIL, Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista, Diego Novelli  e tanti altri.
Cosa accomuna queste persone appartenenti o meno a sigle ed esperienze diverse? La difesa e la diffusione nei singoli Paesi e in tutti i paesi del mondo dei diritti universali sanciti nel 1948 dall’ONU, ai diritti sanciti nella costituzione italiana da quello al lavoro, alla cultura e  istruzione, alla difesa della salute, ad un ambiente sano e sicuro. In sostanza quello che storicamente si è definito STATO SOCIALE.
Li accomuna la preoccupazione che lo stato sociale non solo non si è affermato in tutti i paesi del mondo ma seppur limitato e non ideale, quello  che i cittadini europei si sono guadagnati nel secondo dopoguerra, viene sottoposto ad attacchi spietati e cinici.
Lo ha messo in evidenza  in particolare Luciano Gallino che ha definito pretestuose e ingannevoli le scelte dei governi in nome del risanamento del bilancio dello stato. Si tratta di  “risparmi”  fatti con durissimi tagli alle  pensioni, agli ammortizzatori sociali, alla sanità,alla scuola pubblica, alle spese per la cultura, con un taglio reale alle retribuzioni e ai salari.
In realtà il debito, divenuto abnorme dal 2007, non è stato determinato dai costi dello stato sociale ma soprattutto per sanare i debiti degli enti finanziari. Il debito da questi accumulato è stato sanato con erogazione di 4,13 trilioni! di euro degli stati europei a partire dal Regno Unito e dalla Germania che allo scopo hanno impegnato il 33% del loro PIL. Una Europa spalleggiata dal Fondo Monetario che inganna i cittadini greci spagnoli, italiani imponendo – pena la bancarotta – tagli alle spese che difficilmente saneranno i bilanci ma certamente fanno arretrare hic et nunc le condizioni di vita della stragrande maggioranza dei cittadini e sbiadire la democrazia quasi sino a cancellarla.
Si prenda il tema del lavoro. In Sardegna conosciamo bene le difficoltà a vivere con la scarsità di lavoro, i rischi di perdere quello che c’è da  Porto Torres a Ottana al Sulcis. In Europa, sottolinea Gallino, ci sono 25 milioni di disoccupati senza contare il lavoro precario e l’alto numero di lavoratori che operano nel “sommerso” e quindi privi di diritti e di qualunque tutela.
Non si vede uno straccio di provvedimento né a livello europeo né del governo Monti, né, si potrebbe aggiungere, di Cappellacci, che provi ad innescare un circuito virtuoso che facendo fronte alla disoccupazione provi a risanare le zone industriali dismesse e inquinate, a mettere a norma e a costruire scuole, infrastrutture viarie ampiamente dissestate a livello locale, ammodernare la rete ferroviaria regionale e tante altre piccole e grandi opere facendo una scelta simile (e aggiornata ) a quelle del New Deal.
Ma i liberisti non vogliono che gli stati intervengano direttamente in economia. Potrebbero compromettere i profitti e la ricattabilità di chi lavora. La ricattabilità (sui salari, sui diritti)degli occupati  può essere mantenuta se  una massa di disoccupati  preme ai cancelli.
Non vuole il FMI che dopo avere fatto di tutto,per tenere i paesi del terzo mondo nel sottosviluppo ora cura gli interessi degli stati europei! “Rischio longevità”! questo è il titolo di un volume pubblicato da poco, ha ricordato Gallino, dal FMI. Roba da brividi. Proporrà agli stati indebitati di consentire non più di 3/5 anni di sopravvivenza a chi va in pensione?
Sulle questioni del lavoro hanno insistito molto i dirigenti FIOM. Maurizio Landini  ha sottolineato come l’attacco all’occupazione si accompagna con l’attacco ai diritti nei luoghi di lavoro, ai diritti sindacali, alla sicurezza del posto di lavoro che le scelte legislative prima di Sacconi o poi della Fornero hanno accentuato anticipando o assecondando anche il grande manager Marchionne. Perciò ha sollecitato l’impegno a sostenere i referendum sul lavoro per i quali il 13 ottobre  è iniziata la raccolta delle firme.
Il mondo del lavoro non ha voce e non ha rappresentanza nelle istituzioni. Come ha detto Revelli i partiti sono colpiti da un virus che li ha erosi e portati  ad  un bassissimo livello di credibilità: il virus dell’autoreferenzialità. I lavoratori devono arrampicarsi sulle torri o sprofondarsi a 400 metri sotto terra per avere un po’ di visibilità e di attenzione.
Che fare? Questa domanda ovviamente ha avuto diverse risposte nel corso del convegno i cui lavori sono visibili su “you tube” con un link da   www.soggettopoliticonuovo.it.
C’è una scadenza politica a cui il convegno né ALBA si sono sottratti. Una scadenza  può essere decisiva per il futuro su come si affronteranno i problemi esaminati: le imminenti elezioni politiche.
C’è una certezza al momento: non ci saranno liste targate ALBA. Questo non vuol dire che ALBA non parteciperà alla battaglia elettorale. Anzi la scadenza elettorale dovrà, potrà, essere  un momento costituente e unificante dei vari soggetti che nella società si è opposta alle scelte prima di Temonti, Sacconi, Gelmini e B. e ora a quelle di Monti Fornero Profumo. Quella galassia non minoritaria di associazioni, movimenti, giovani, donne, lavoratori  forze plurime insomma, che hanno organizzato negli ultimi anni grandi manifestazioni tipo “se non ora quando”, i grandi cortei viola, i ricercatori sui tetti, le lotte degli studenti.  Creare dal basso e democraticamente liste che contengano volti di donne e uomini nuovi. Con un obiettivo ambizioso e strategico di alternativa al sistema neoliberista imperante non per uscire dall’Europa ma per una Europa altra e con paradigmi diversi.

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