Fridays For Future: Giustizia ambientale e giustizia sociale

23 Maggio 2019
[Samed Ismail]

Tutti conoscete Fridays For Future, il movimento globale che negli ultimi mesi ha richiamato l’attenzione del pianeta sulla catastrofe climatica in corso, ma soprattutto sulla necessità di fare qualcosa per contrastarlo, per salvare la casa in fiamme e chi la abita.

Molti di voi avranno sicuramente pensato “non sono i primi che ci provano”. Effettivamente il problema del clima e dell’ambiente non esiste da oggi, quindi FFF potrebbe essere l’ennesimo gruppo che si occupa del tema perché va di moda, per poi estinguersi proprio come si sta estinguendo il nostro pianeta.

Allora dove sta la novità?

Il riscaldamento globale non è una catastrofe naturale, non è una casualità, ma è dovuto all’azione umana. All’azione mia o tua che leggi quest’articolo? No, all’azione di questa società umana, allo sviluppo economico attuale, della produzione e dei consumi nel sistema capitalistico. I movimenti ambientalisti finora hanno affrontato il rapporto tra inquinamento e società molto superficialmente, come se dovessimo necessariamente vivere inquinando, come se la lotta per l’ambiente fosse una lotta tra la natura buona e l’umanità cattiva e sporcacciona. Mettere sotto accusa o appellarsi all’umanità così genericamente intesa non ha mai portato a nulla, occorre invece risalire alla radice e attaccare la particolare organizzazione che l’umanità si è data.

Per Fridays For Future il cambiamento climatico non è un fatto isolato, ma presuppone una presa di posizione netta rispetto al sistema economico in cui viviamo: i motivi per cui l’attuale sistema è ambientalmente ingiusto sono gli stessi per cui è socialmente e umanamente ingiusto, si tratta di due facce delle stessa medaglia.

Così a Cagliari l’adesione al Secondo Sciopero Globale del 24 maggio diremo anche no alla metanizzazione della Sardegna. Le scelte imposte alle persone sono le stesse imposte alla terra: alla politica e al potere economico non interessano né le singole persone né i singoli territori, ciò che conta è unicamente il guadagno. Perché altrimenti riprendere un progetto obsoleto e inadeguato per la nostra isola, che comporterebbe un cambio radicale del sistema energetico a tutti i livelli senza un adeguato beneficio? Perché si sceglie di adottare il metano, che al contrario di quanto si pensa è un clima alterante peggiore della CO2, nel momento in cui il mondo va, o dovrebbe andare, verso la decarbonizzazione e la dismissione del fossile? Perché se la Sardegna ha già una produzione pari a tre volte il proprio fabbisogno energetico dobbiamo produrre ancora, chiaramente non per noi, e diventare un enorme deposito di metano per altri? Perché ancora una volta si investe sul vecchio e non sulle alternative?

Solo legando il cambiamento climatico all’attuale sistema economico possiamo capire perché la politica e le istituzioni, a dispetto dei proclami e degli applausi per Greta, non spostano la rotta di un millimetro e propongono soluzioni fasulle.

Non è solo questione di me e di te che dobbiamo consumare meno e produrre meno rifiuti, si tratta di cambiare il volto di un’intera società, si tratta di attuare una rivoluzione ambientale e sociale, non solo di parlare, ma di agire in modo che la politica sia costretta a rispettare la natura e le persone.

Per questo il 24 maggio vi invitiamo alla manifestazione di Cagliari, Piazza Giovanni XXIII ore 9.00.

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