Da Gerico alla Sardegna: lo sport come ponte tra la Palestina e il mondo

16 Settembre 2016
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Omar Suboh

La Comunità Palestinese in Sardegna, in occasione dell’inaugurazione della nuova Associazione Pauly a Monserrato, con il fondamentale sostegno dell’Associazione Ponti non Muri e l’Associazione Sardegna Palestina, ha creato un ponte diretto tra la Palestina e il mondo, da Gerico a Sassari, passando per Cagliari e Monserrato, attraverso lo sport.

Una delegazione sportiva di giovanissimi atleti palestinesi rappresentata dall’allenatore Maamon Bali, 26 anni, della squadra di atletica leggera, ha dato voce alle proprie testimonianze, confrontandosi attivamente con il pubblico sardo e mettendosi in gioco con varie attività sportive sul territorio.

Nelle parole di Maamon Bali emerge forte, da subito, la volontà di affermare il diritto allo sport come veicolo per l’esaltazione della vita. Maamon, laureato in scienze sportive, dagli anni 2000 è professionista e partecipante attivo della nazionale palestinese, detiene da 12 anni il titolo di maratoneta per i 5 mila metri piani..

Murad Moghrabi, 19 anni fondista, fa parte della nazionale palestinese da 4 anni, specializzato nelle distanze medie, tra gli 800 e i 1500 metri. Rimarrà a Sassari per altri 3 mesi per continuare a studiare; della delegazione fanno parte inoltre i fondisti Tareq Samarat, 19 anni, e Mohammed Dweedar, 15 anni. La presenza delle donne è fortissima: Sara Barakat, 14 anni, velocista, Manar Barahma, 15 anni mezzofondista, Natali Shaheen, 21 anni, calciatrice nella nazionale palestinese femminile, laureata in scienze sportive.

Sono giovanissimi, il loro sogno è portare in alto la bandiera della Palestina, come alle Olimpiadi. Maamon Bali racconta della difficile situazione dello sport in Palestina: l’occupazione condiziona tutte le attività, minando il loro regolare svolgimento. Nonostante questo, è proprio attraverso lo sport che si vuole ribaltare la situazione presente per “affermare il diritto di vivere in pace nella nostra terra”.

Israele, attraverso le sue politiche neocoloniali e neofasciste, vuole soffocare la Palestina, vuole isolarla dal mondo rendendo difficile anche la pratica sportiva. Il racconto di Maamon prosegue con la testimonianza delle difficoltà incontrate per via dei checkpoint disseminati lungo le varie province palestinesi, volti ad impedire la coesione con tutte le aree della Palestina. Quelli stessi chekpoint che consentono gli arresti sommari dei giudici di gara, impedendo lo svolgimento delle competizioni sportive.

In questo passaggio mi tornano alla mente le parole di Wiam Erikat, responsabile delle relazioni culturali del comune di Gerico, ospite della Comunità Palestinese in Sardegna presso il Comune di Monserrato il 16 giugno di quest’anno. Erikat ci racconta di come la Palestina comprendesse 16 province caratterizzate da una continuità territoriale invidiabile, non solo tra di loro, ma con tutti i paesi confinanti, attraverso una rete di collegamenti tra autobus, treni e aerei.

La Palestina storica si caratterizzava per la fabbricazione di autobus, e vantava una rete ferroviaria che collegava la Palestina con l’Egitto, la Siria e la Transgiordania. Basti pensare alla ricchezza delle sue attività culturali, gli aranci di Jaffa, il sapone di Nablus (famoso in tutto il mondo arabo).

Una terra che riveste un ruolo fondamentale anche per la sua posizione geografica: la Palestina collega 3 continenti (Asia, Africa ed Europa) attraverso la presenza di tre porti (Haifa, Jaffa e Gaza); tutto questo ha contribuito a un grande sviluppo economico e commerciale, collegando il nord con il sud e l’est con l’ovest.

Tutto questo prima della grande diaspora. Degli 11,8 milioni di palestinesi stando all’ultimo censimento, più della metà vive come profughi fuori dalla Palestina. In Cisgiordania 2,8 milioni, e a Gaza 1,7 milioni, e nella Linea Verde 1,4 milioni. Il resto è sparso nel mondo.

Come ha dichiarato Lavinia di Ponti non Muri, è necessario ora più che mai, riunire tutte le energie per creare un forte movimento di sostegno e mobilitazione per la Palestina, al di là dei settarismi, degli scontri tra fazioni, e delle rispettive divisioni religiose o politiche.

La Palestina ha fame di vita.

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