Governo: la tentazione del potere assoluto

16 Febbraio 2019
[Ottavio Olita]

Superficialità, distrazione, approssimazione o, peggio, connivenza e complicità? Ossessionati quotidianamente dagli slogan di Salvini e Di Maio reagiamo da tifosi, piuttosto che da cittadini di una Repubblica Democratica e Rappresentativa. Chi li ama accetta qualunque cosa dicano; chi li detesta dà valutazioni scettiche o ironiche.

Accade così che neppure sulle cose più gravi su cui costruiscono la loro strategia di potere si determini un immediato e diffuso allarme. La proposta renziana di riforma costituzionale venne democraticamente sconfitta perché il progetto, articolato, affrontò un giudizio popolare che fu senza appello. L’attacco alla Costituzione di Lega e Cinque Stelle passa esclusivamente attraverso i banchi su cui siedono, con una netta maggioranza, i loro parlamentari.

L’episodio più grave contro cui, credo, ci dovrebbe essere una netta e forte levata di scudi, è quello che vede Salvini alle prese con la decisione del Tribunale dei Ministri di Catania di volerlo giudicare per il sequestro della nave Diciotti e dei tanti migranti che si trovavano a bordo. La prima reazione, da ‘sbertidori, del Ministro dell’Interno fu ch’egli non aveva paura di nulla, che avrebbe chiesto alla Giunta Parlamentare per le Autorizzazioni a Procedere di esprimersi a favore della richiesta giudiziaria. Che se si fosse trovato in futuro in situazioni analoghe avrebbe fatto la stessa scelta.

Trascorsa una sola notte, il suo giudizio cambiò completamente. Non più in camicia dal suo studio, ma con indosso l’irrinunciabile giubbotto della Polizia, affermò che nessuno avrebbe avuto il diritto di processarlo perché aveva agito nell’interesse dello Stato, a ‘protezione dei sacri confini della Patria’. E per affermare questo principio, eversivo rispetto al dettato costituzionale, fece sottoscrivere un suo memoriale difensivo anche al presidente del Consiglio, al suo omologo Di Maio e al ministro Toninelli.

A una decisione così estrema non arrivò mai neppure Berlusconi che pure avrebbe potuto indicare, a propria difesa, la necessità che il Primo Ministro avesse il diritto di essere tutelato, come organo istitutivo della Stato, nella propria esuberante salute sessuale  per poter governare al meglio. In buona sostanza, quella decisione del Governo, presa con quelle motivazioni, andava al di sopra delle leggi: singolare che un docente di diritto come Giuseppe Conte non abbia avuto coscienza del fatto che in quel modo stava riproponendo uno schema di potere che già le prime monarchie costituzionali di tre secoli fa avevano smontato.

E che Lega e Cinque Stelle amino tanto il ‘potere assoluto’ – termine che, derivato direttamente dal latino ab solutus, indica la totale mancanza di controllo da parte di altri soggetti istituzionali – lo si capisce anche da come gestiscono il loro rapporto con Camera e Senato. Ma dov’è finito quel movimento iper garantista costruito da Casaleggio e Grillo? Possibile che pur di portare avanti un’alleanza innaturale accettino di essere sovrastati da un ‘capitano’ che detta continuamente la linea politica?

I risultati di queste scelte cominciano ad evidenziarsi: i sondaggi indicano il netto sorpasso da parte del Carroccio come partito di maggioranza e, ancor di più, l’esito del voto in Abruzzo, con i consensi dimezzati, per i Pentastellati, rispetto alle politiche di soli undici mesi fa. Domenica 24 febbraio si voterà in Sardegna. Non è difficile immaginare come andrà a finire, visto quello che accade quotidianamente.

Perché, prima di quella data, non si fa sentire, almeno sui temi più urgenti della rigorosa difesa della Costituzione, una qualche voce dei parlamentari Cinque Stelle scelti dagli elettori sardi? Potrebbero dare una motivazione ai loro tanti sostenitori della prima ora che, delusi e amareggiati, hanno scelto e sceglieranno di disertare le urne.

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