Ho visto un cavallo blu con le cuffie

16 Marzo 2015
marco cavallo con le cuffie
Roberto Loddo

L’immagine di Marco Cavallo, un grande cavallo blu con le cuffie, ha accolto il 14 marzo nella Fabbrica del Vapore a Milano oltre centocinquanta dj e redattori della grande rete delle radio italiane della salute mentale. Un’assemblea seguita da Shareradio che ha tenuto le fila e ha aperto Radiodays Europe, il grande congresso internazionale delle radio di 60 paesi che si svolgerà il 16 e 17 marzo sempre a Milano e Radiocity, che ha messo insieme tutte le radio italiane, molte delle quali in queste ore stanno organizzando una delle più grandi dirette collettive mai trasmesse in Italia.
Le Radio della Salute Mentale si sono trovate tutte insieme un po’ di anni fa a Riva del Garda nei RadioIncontri e poi a Trieste, all’interno di Impazzire si può. Adesso sono cresciute, di numero ed in qualità e hanno deciso di partecipare con tutto il loro bagaglio di esperienze al «Radio Village» di Milano sostenute dal coordinamento di Donatella Fidanza, Paolo Diliberto e Massimo Cirri di Caterpillar, Radio2 e a Radio Popolare di Milano. Massimo Cirri ha collaborato per molti anni con La Terra è Blu, una trasmissione dove poteva andare in onda solo chi viveva l’esperienza della salute mentale.
Da molti anni e in molte città italiane, dentro, intorno e fuori dai Dipartimenti di Salute Mentale, ci sono cittadini e cittadine che prendono la parola davanti ad un microfono e dicono di sé, della sofferenza e della guarigione, del mondo di dentro e di quello di fuori. Fanno le radio della salute mentale con l’obbiettivo rivoluzionario di allontanare sempre di più l’immagine grigia del disagio e della solitudine nella sofferenza mentale, e creare momenti di allegria, intrattenimento e festa ma sopratutto lavoro, quello della redazione di una radio, dall’organizzazione tecnica all’organizzazione dei palinsesti. Per Massimo Cirri: “Le radio della salute mentale sono ognuna un po’ differente, tutte con molti punti in comune, dicono parole importanti, permettono alle persone di stare in un circuito di comunicazione. Comunicare è un diritto e un piacere”.
A La Fabbrica del Vapore c’era uno spazio per ogni radio della salute mentale, dove mettere in mostra i materiali prodotti, registrarne altri, raccontarsi e, per chi lo vuole, andare in onda. In mezzo a tutte le radio “normali” d’Italia, per insegnare qualcosa anche a loro: Conduttori, dj e personaggi che si sono alternati per tutta la durata dell’appuntamento tra dirette radiofoniche, incontri, dibattiti e workshop, fino alle feste della sera. Tutto in onda dal grande palco centrale o dai truck parcheggiati nel piazzale.
Lunga la lista dei partecipanti alla tre giorni: Radio2 Rai, Radio Italia, Radio Deejay, Radio Number One, Radio3 e Radio1 Rai, Radio Popolare, Virgin Radio, M2O, Radio Montecarlo, Radio24, Radio Capital, Radio 105, Radio Lombardia, affiancati dal Festival delle radio universitarie e dall’incontro con Helen Boaden, direttore di Bbc Radio per «Meet the Media Guru». Ed ecco alcuni degli ospiti di Radio City, voci e volti legati a doppio filo al mondo delle radio: Claudio Cecchetto, Ringo, Pif, Nicola Vitiello, La Pina e Diego, Francesco Cataldo, Frank&Sarah, Max Giusti, Selvaggia Lucarelli, Renzo Arbore e Teresa Mannino.
Pareva essere una sola, la riflessione collettiva che accompagnava l’esperienza delle varie radio nel dibattito dell’assemblea: Come si fa a restare semplici persone, alla pari, davanti ad un microfono, pur trovandosi in un rapporto di comunicazione con persone con sofferenza mentale? All’interno della redazione di una radio, esiste un confine tra la persona che vive la salute mentale e l’operatore?
Una riflessione importante, che ha messo in luce le buone pratiche di radio che considerano le differenze, che riconoscono la “diversità dell’altro” allontanando lo stigma prodotto dalle parole che si utilizzano nelle trasmissioni. Perché l’importanza delle parole è fondamentale, e per costruire una società nuova che rispetti la dignità delle persone servono buone parole. E servono buone parole per distruggere la tendenza istituzionalizzante di quei luoghi dell’annientamento delle persone e della negazione dello Stato di diritto, spesso annidati anche tra i nostri servizi di salute mentale.
Come in tutte le dimensioni della vita, anche l’esperienza radiofonica può produrre stigma attraverso l’utilizzo di cattive parole, come per esempio, nell’utilizzo del “noi” e del “loro”. L’utilizzo un po’ pietistico de “i nostri ragazzi, o dell’ancora più terrificante “i nostri utenti”. Dentro la redazione di una radio web della salute mentale una persona non è solo sana o malata, è anche una persona che fa cose, che lavora, che mette la musica, che conduce un programma e che intervista altre persone.
Questa dinamica delle cattive parole è stata analizzata nelle conclusioni dell’assemblea dallo psichiatra Peppe Dell’Acqua: “E’ come se esistessero solo due regni: il Regno dei sani e il Regno dei malati. Quando stiamo bene abbiamo il passaporto buono per il Regno dei sani, ma talvolta ci capita di stare male e ci ritirano il passaporto dandoci quello di un altro Paese, il Regno dei malati. Un luogo, da dove spesso, è difficile andare via”.

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