Confronto a sinistra

1 Novembre 2011

Red

Si intensifica il confronto fra le formazioni della sinistra. Il precipitare della crisi impone questo approfondimento nel tentativo di definire un impegno unitario teso a contrastare la grave crisi che attanaglia il paese. In questo numero pubblichiamo un’intervista di Daniela Preziosi a Niki Vendola e la risposta di Diliberto e Ferrero. Entrambe sono apparse sul Manifesto del 29 e 30 ottobre.

Daniela Preziosi

Io non ho paura dei centristi
«Bersani conferma il Nuovo Ulivo, ora è più praticabile l’idea di allargare le alleanze. Non solo a Casini, soprattutto ai movimenti». «Ci chiedono un vincolo di maggioranza? Ci stiamo» «Guerra e diritti civili, così faremo compromessi al rialzo. Renzi è di destra, ma bravo Bersani a ammetterlo alle primarie. Unità a sinistra? Non ci interessa»

Presidente Vendola, Bersani, con un’intervista al Messaggero, propone un patto di legislatura con i moderati. È d’accordo?
Il fatto assolutamente positivo delle ultime parole di Bersani è la necessità di far partire il cantiere del Nuovo Ulivo, un punto restato incerto per troppo tempo. Sciogliere questo nodo oggi rende più praticabile l’idea dell’allargamento della coalizione. Ma allargamento non è solo discutere con altre forze, ma soprattutto aprire porte e finestre ai movimenti sociali, che hanno animato più di chiunque la lotta contro il berlusconismo, dalle donne di ‘Se non ora quando’ ai precari dell’università, dagli indignati alle cento vertenze operaie. L’alternativa c’è se siamo in grado di scrivere un patto con la generazione che si è vista scippare il futuro. Secondo fatto positivo, Bersani ha sciolto il nodo delle primarie: per cominciare a uscire dall’egemonia della destra serve un processo di partecipazione democratica.

Per Casini però la condizione per le alleanze è condividere i principi Bce.
Mi meraviglia che un uomo come Casini, sempre attento a rivendicare il primato della politica, inciampi sulla lettera della Bce. Dobbiamo sottrarci all’idea che si possa salvare l’Italia uccidendola, curare il malato estendendo la malattia. I tagli non hanno contenuto il debito. Se non mettiamo al centro un modello sostenibile di crescita economica e la redistribuzione della ricchezza e del carico fiscale non diamo significato alla parola alternativa.

Bersani agli alleati chiede di stringere un ‘vincolo di maggioranza’. Accetterete di essere disciplinati anche sui temi che non condividete?
Dobbiamo condividere una carta di intenti per risanare l’Italia. Le primarie non devono decidere qual è il leader più telegenico. Con le primarie c’è l’esposizione nel dettaglio di un’impostazione politico-culturale. Un candidato vince su un programma che poi impegna tutta la maggioranza. Il passato centrosinistra conteneva elementi di conflittualità permanente, e noi dobbiamo porci il tema dell’affidabilità di una coalizione che governa. Ma se si profila la giusta direzione di marcia, non ho alcun problema a sentirmi dentro un vincolo di maggioranza.

Anche sui temi etici?
Si tratta di discutere nel merito questioni che chiedono all’Italia un avanzamento. In Europa siamo fra gli ultimi sui diritti di civiltà. Nel passato si è perseguito il compromesso al ribasso. Dobbiamo alzare il livello del confronto, raccogliere la sfida per far crescere i diritti in questo paese.

Anche sulle missioni di guerra?
Dobbiamo mettere al centro del programma la pace, quella che si pratica nei giorni feriali, non il valore da affermare in quelli festivi. Abbiamo esperienze positive: la missione in Libano è un modello. Avremmo dovuto avere qualche affare di meno con Mubarak e Gheddafi, e qualche attenzione in più sulla società civile. Ci siamo trovati con la primavera araba, e non ci eravamo accorti del loro lungo inverno.

Bersani si candida alle primarie, ma in sostanza dice sì anche alla candidatura di Matteo Renzi. Che pensa del sindaco di Firenze?
Di Renzi penso che incarna un’idea di uscita a destra dal berlusconismo. In lui c’è un fenomeno politico e mediatico interessante, che mescola il civismo con i precetti della rivoluzione liberista. Non si può partire dall’assunto che, visto che ci sono i garantiti e i non, bisogna infierire sui garantiti anziché allargare le garanzie a chi non ce l’ha. Ma è un bene che le primarie siano un processo aperto, ed è intelligente da parte di Bersani non affrontarle con atteggiamento burocratico.

Sel ha sostenuto il referendum per il ritorno al Mattarellum. Ma ormai è probabile che si voti con il porcellum. Se l’Ulivo vincerà, il suo governo dovrà riformare la legge elettorale. Lei quale modello sosterrà?
Su questo tema siamo nemici di discussioni feticistiche. Per anni si è parlato del sistema elettorale come fosse catartico, salvifico. Abbiamo sostenuto il referendum che vuole cancellare il porcellum e ripristinare il Mattarellum perché in questa stagione per me era importante ragionare sulla coalizione. E perché la partita che ho voluto giocare è quella del rimescolamento delle carte. Lavoro per la prospettiva di una sinistra larga, popolare, unitaria, plurale, curiosa, senza le ipoteche della nostalgia e la coazione alla subalternità.

A proposito, il Pdci invita Sel nella Federazione della sinistra. Accetta?
Il loro è un discorso rivolto al Prc. Diliberto ha una prospettiva governista, Ferrero pensa che il governo sia il maligno. Rispetto il dibattito dei partiti della sinistra estrema, ma non sono interessato a rimettere insieme i cocci di una vecchia storia. Ho fondato un partito perché voglio portare un pezzo della sinistra italiana in una storia nuova.

I comunisti si apparenteranno nella coalizione di centrosinistra?
È un problema che non posso pormi io, sono loro a essere spaccati.

Se lei fosse in parlamento parteciperebbe ai summit di Pd, Idv e Terzo Polo sul governo tecnico?
No. Il governo tecnico è una prospettiva non fondata e non sensata. I problemi che sono sul tappeto sono politici. Il tema è chi paga il prezzo della crisi: e non è un tecnico che può rispondere. È la politica. La destra ha deciso che la crisi la pagano i ceti medi e quelli popolari e le giovani generazioni. Un governo di alternativa deve capovolgere questa prospettiva. Iniziando da una parola chiave: patrimoniale.

Fausto Bertinotti, nel suo ultimo saggio, sconsiglia la strada dei governi di una sinistra ormai ridotta a «ente inutile». Sembra una sconfessione della linea di Sel. È così?
Tengo in gran conto l’impianto analitico che ci offre Fausto Bertinotti. E sento il dovere di una ricognizione lucida e spietata dei rapporti di forza, orientata dal gramsciano pessimismo dell’intelligenza. Ma su questo tema c’è un dissenso di fondo. Un dissenso che non vuole essere lacerazione né separazione, che sono malattie della nostra cultura. Da parte mia non cambia nulla verso chi ha segnato così intensamente la mia vita. Però Fausto mi ha educato all’esercizio dell’autonomia intellettuale.

Oliviero Diliberto, Paolo Ferrero

Ieri sul manifesto il presidente di Sel Nichi Vendola ha risposto così alla domanda se i comunisti si apparenteranno nella coalizione di centrosinistra:
«È un problema che non posso pormi io, sono loro a essere spaccati».

Oggi pubblichiamo una lettera aperta a Vendola, dei due segretari dei due partiti comunisti della Federazione della sinistra (Prc e Pdci), a proposito di questa risposta.

Ci dispiace che Vendola risponda alle proposte unitarie creando divisioni che non esistono. Noi unitariamente proponiamo la costruzione di un fronte democratico per battere le destre, ricercando elementi di convergenza programmatica, pur non ravvisando la possibilità di fare un accordo di governo con il centrosinistra. Bersani ha detto di essere d’accordo con questa proposta. Vendola cosa ne pensa? Parimenti unitariamente rivolgiamo a Sinistra ecologia e libertà l’appello per unire la sinistra. Sel cosa ne pensa? Vendola farebbe bene a rispondere a queste semplici domande invece di inventarsi divisioni là dove non esistono.

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