La scuola al tempo dell’Autonomia Regionale Differenziata

16 Marzo 2019

Albert Anker, la scuola del villaggio

[Amedeo Spagnuolo]

Lavoro nel mondo della scuola ormai da oltre 25 anni e tutto questo tempo mi ha aiutato a trovare tante conferme all’idea che ho sempre avuto relativamente al ruolo e alla funzione della scuola pubblica italiana intesa come una fondamentale istituzione dello Stato che, tra le altre cose, ha avuto il grande merito di contribuire non poco alla sopravvivenza democratica del nostro paese che negli ultimi 20 anni si è dovuto difendere dai continui attacchi di chi ha cercato e sta ancora cercando, a partire da Berlusconi, passando per Renzi e approdando infine al duo Salvini – di Maio, di smantellare la struttura democratica del nostro paese faticosamente costruita sulle fondamenta della Resistenza e materializzatasi nella nostra, purtroppo, inapplicata

Costituzione. Siccome, però, fino a questo punto, i tentativi antidemocratici attuati non hanno ancora sortito completamente l’effetto desiderato, i nuovi protagonisti della nostra scena governativa hanno abilmente e sciaguratamente cambiato strategia cercando, in maniera diversa, di demolire la scuola pubblica unitaria e inclusiva, autentica spina dorsale di questa nostra fragile democrazia. La scuola è la spina dorsale della nostra e di qualsiasi altra democrazia poiché al suo interno vengono formati i nostri giovani e il nucleo centrale di tale formazione, almeno finora, è stato proprio la costruzione di una cittadinanza critica e consapevole e, dunque, democratica. I recenti governi che si sono succeduti negli ultimi anni, hanno cercato, anche grazie alla nostra stampa succube, di convincere gl’italiani che la nostra scuola avesse bisogno di una riforma radicale per poter competere con le strutture formative degli altri paesi europei, salvo poi rendersi conto che la scuola italiana non fosse poi così male, anzi, per non pochi aspetti, fosse anche superiore alle altre.

Per rendersi conto di ciò è sufficiente partecipare, come ho fatto io, qualche anno fa, a un progetto finanziato dall’Unione Europea finalizzato allo scambio culturale tra diverse realtà scolastiche europee. Nello specifico si trattava di un progetto basato sullo scambio culturale tra alcune scuole tedesche e italiane, ebbene, durante la simulazione di una delle tante lezioni organizzate dai colleghi tedeschi alle quali io e i miei alunni assistevamo, ad un certo punto mi sentii disorientato poiché mi sembrava di essere stato improvvisamente catapultato in una di quelle trasmissioni televisive a quiz di qualche anno fa, tipo “La ruota della fortuna” nella quale eccelleva il nostro ex capo del governo Matteo Renzi. Si trattava in buona sostanza del modello educativo inventato nei paesi anglosassoni ossessionati, fino a poco tempo fa, dall’idea di standardizzare e uniformare ciò che è impossibile inquadrare in tali categorie, cioè l’unicità indiscutibile dell’individuo.

Negli ultimi anni gli stessi anglosassoni hanno messo in discussione il suddetto modello, ma in Italia, come purtroppo accade molto spesso, la spinta masochistica dei nostri dirigenti dell’istruzione ha fatto si che gl’indovinelli ridicoli dei test d’oltralpe confluissero in maniera ancora più ridicola in quel carrozzone politico chiamato INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione) che proprio in questi giorni sta costringendo gli alunni delle classi quinte dei nostri istituti a impegnare il proprio tempo a rispondere a quesiti tipo “di quanti giorni è composta una settimana” piuttosto che stare in classe e lavorare seriamente. Cosa si è inventato dunque l’attuale governo per trasformare la nostra scuola e renderla più competitiva? Meraviglia delle meraviglie, dal cilindro è fuoriuscita l’idea fantastica della cosiddetta Autonomia Regionale Differenziata ovvero come abbattere in maniera definitiva la struttura unitaria e inclusiva del nostro paese e del nostro sistema scolastico.

C’è stato qualcuno che, commentando un mio articolo dedicato al governo legastellato, precedentemente pubblicato sul manifestosardo, mi ha sostanzialmente definito un “agitatore”, uno di quelli che si diverte a creare allarmi ingiustificati. Tenuto conto di ciò, in questa occasione voglio farmi aiutare da un altro “agitatore”, il prof. Viesti dell’Università di Bari, autore di un interessante saggio intitolato Verso la secessione dei ricchi? – Autonomie regionali e unità nazionale che in relazione alla scellerata autonomia regionale differenziata afferma: “Si tratterebbe di una sostanziale secessione. Ma conservando, comodamente, tutti i benefici dell’appartenere all’Italia e all’Europa. Ai giuristi stabilirne la costituzionalità; ma la sostanza è chiarissima.

La modalità di decisione taglierebbe completamente fuori il Parlamento, i rappresentanti di tutti i cittadini italiani, dalla valutazione delle funzioni e delle risorse da trasferire e quindi dal ridisegno dell’intera amministrazione del paese; delegando il potere ad una commissione mista, come fra due stati sovrani. Implicherebbe la rottura della programmazione unitaria di tutte le infrastrutture e del funzionamento di tutti i grandi servizi nazionali. Renderebbe vacuo il ruolo strategico, di indirizzo e di coordinamento del governo nazionale; puramente rappresentativo il ruolo della Capitale. Determinerebbe meccanismi di calcolo delle risorse regionali caso per caso; e quindi la formalizzazione di gruppi di italiani di serie A e B (e C e D), con diversi diritti e diversi servizi”.

Lo ripeto, lavoro nel mondo della scuola da oltre 25 anni, ho insegnato in realtà socio – economiche molto diverse, Napoli, Milano, Centro Sardegna, ho conosciuto decine di colleghi e centinaia di studenti e fino a ad ora posso dire che è stata un’esperienza molto gratificante dal punto di vista professionale e umano e posso testimoniare che la qualità dei colleghi che ho incontrato e sempre stata, Tranne rari casi, di alto livello. Tenuto conto di tutto ciò, mi sembra semplicemente vergognoso che invece di affrontare finalmente il tema delle ridicole risorse economiche investite nella scuola si progetti, in linea con l’ideologia sovranista e, per non trascurabili aspetti, neofascista di questo governo, di dare vita alla sciagurata autonomia regionale differenziata che, per quanto riguarda la scuola pubblica, sortirebbe effetti devastanti.

Una scuola regionale, informata principalmente da un’ideologia egoista e aziendalista, è organica al progetto governativo dei legastellati che intendono trasformare la nostra democrazia parlamentare in un’oligarchia sovranista che per realizzare i propri obbiettivi ha bisogno anche di una scuola formata da docenti privi di autonomia didattica e da discenti sprovvisti di autonomia di pensiero e spirito critico.

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