Legge Merlin, prostituzione e dignità umana

16 Marzo 2019

Lina Merlin, 1927

[Gianfranca Fois]

Se non conoscessimo la mancanza di cultura del nostro governo potremmo pensare che nella proposta della riapertura delle “case chiuse” in Italia aleggino immagini e miti storici, letterari e cinematografici. E invece no, si tratta di un tassello all’interno del massiccio attacco contro le donne e i loro diritti portato avanti dalla destra nel nostro paese ma comunque presente, con varie sfumature, anche in altre parti del mondo.

Era il 1958 quando la deputata socialista ed ex partigiana Lina Merlin riuscì, dopo una lunga battaglia, a far approvare dal Parlamento italiano una legge che metteva fuorilegge le case chiuse dove le donne esercitavano la prostituzione. È la legge valida ancora oggi, anche se proprio in questi giorni la Corte Costituzionale è intervenuta in seguito alla richiesta della corte d’Appello di Bari e ha rigettato come non fondate le questioni di legittimità costituzionale che erano state poste sulla legge Merlin che vieta il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione.

Nel corso della storia si sono alternati modi diversi da parte dei governi e della Chiesa di rapportarsi col fenomeno della prostituzione, ad esempio nel periodo medievale, ci racconta lo storico francese Jacques Le Goff, la prostituzione era considerata un mestiere, quasi un pubblico ufficio, mentre la morale della Chiesa la tollerava come il male minore.

In Francia al tempo si avevano i bordelli comunali pubblici, le “stufe”, che erano case di piacere private riconosciute, e infine i “bordelages” privati, di livello inferiore. L’arrivo della Grande Peste determinò la fine di questa situazione e favorì l’attacco alla libertà sessuale.

Non è per niente nuovo quindi il tentativo dello stato di regolamentare la prostituzione, infatti gli stati si sono mossi e si muovono tutt’ora tra il lasciar fare e l’introduzione di regolamenti per rendere legali le case chiuse con la scusa di proteggere le donne e la loro salute.

In Europa attualmente abbiamo due modelli: quello così detto nordico (Svezia, Norvegia, Irlanda del Nord, Austria, Francia) e il modello tedesco presente, pur con diverse distinzioni, oltre che in Germania, in Olanda, in Nuova Zelanda e negli USA nello stato del Nevada.

Nel primo caso i clienti sono criminalizzati, mentre le donne che lo desiderino possono liberamente essere pagate in cambio di atti sessuali, come prevede anche in Italia la legge Merlin, vengono organizzati inoltre programmi di uscita e politiche di protezione e sostegno per le prostitute vittime della tratta. Nello stesso tempo passa un messaggio importante, un vero e proprio cambiamento culturale: le donne non sono in vendita.

Nel secondo caso i bordelli vengono riconosciuti dallo stato, non esiste più il reato di sfruttamento perché aprire e gestire un bordello diventa legale, lo sfruttamento viene così riconosciuto dallo stato. Una conseguenza inaspettata è che in questi paesi sono aumentate le uccisioni di donne e la tratta. Non solo ma la crescente perversione dei clienti, l’aumento della brutalità e della violenza determinano un sempre minore rispetto nei confronti delle donne, mancanza di rispetto che si sposta anche fuori dai quartieri a luci rosse e investe i rapporti tra gli uomini e le donne e le loro relazioni sentimentali.

Una forte lobby che comprende tenutari di bordelli, mascherati da uomini d’affari, e trafficanti di donne e bambine è favorevole ai bordelli regolamentati. Ma come ha dimostrato Julie Bindel in una ricerca durata due anni e svoltasi in 40 paesi le case chiuse nate con l’intento di fermare lo sfruttamento, la tratta e la criminalità organizzata sono fallite. Infatti, la tratta continua alimentata dalle mafie, le donne vengono abusate, spesso senza nessuna regola, in una relazione diseguale di sopraffazione mentre accumulano enormi profitti i papponi, i trafficanti, i gestori dei bordelli, una vera e propria industria del sesso.

Bisogna anche sottolineare che studi e testimonianze indicano che le conseguenze fisiche e psicologiche dei ripetuti atti sessuali non desiderati sono disturbi simili a quelli di chi è vittima di violenza e di tortura: sindrome da stress post-traumatico, depressione, suicidio, dissociazione traumatica.

La stragrande maggioranza delle donne, spesso minorenni, che finisce nel giro della prostituzione proviene o da paesi poveri, o da situazioni di miseria e vulnerabilità, o è stata vittima di abusi sessuali durante l’infanzia, insomma si tratta della parte più debole della società. Suonano quindi poco convincenti le parole di chi giustifica anche in Italia la presenza delle case chiuse e parla di sex work e sex worker come se la prostituzione fosse un lavoro come un altro.

Ma come è stato recentemente affermato si tratta di lavoro in condizione di disuguaglianza e discriminazione. Infatti, l’idea e la realtà che i corpi delle donne possano essere comprati, e venduti, dagli uomini, e per gli uomini, allo stesso tempo, crea relazioni gerarchiche tra donne e uomini e le perpetua. Si tratta di imprese che vanno anche contro l’articolo 41 della Costituzione che recita: L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

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