Le prossime scelte della RWM: non illudiamoci

1 Agosto 2019
[Marco Ligas]

Il direttore generale della RWM, la fabbrica di Domusnovas, ha informato che a partire dal 29 luglio sono stati presi dei provvedimenti per la sospensione delle licenze relative all’esportazioni di bombe. Tale decisione, precisa il direttore e già questa puntualizzazione è eloquente, non è dovuta a scelte aziendali ma alla valutazione e alle decisioni del nostro Parlamento e del nostro Governo.

Le bombe prodotte a Domusnovas dunque non saranno più dirette verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, ma verosimilmente verso altri paesi dove la guerra non dovrebbe aver effetti particolarmente devastanti(!). Chissà quali saranno questi paesi. La direzione della RWM non fornisce queste informazioni, così come non le ha fornite nel corso di questi anni quando la produzione e l’uso delle bombe ha alimentato devastazioni e morti in quei territori.

È evidente la provocazione che si coglie nelle dichiarazioni della RWM: dice di obbedire alle scelte del Governo ma al tempo stesso ribadisce con impudenza che si aprirà un periodo difficile per l’azienda perché non saranno più certi i destini dei lavoratori. Anzi è verosimile che verranno effettuati licenziamenti. E già si pensa agli aiuti e ai sostegni che ben presto verranno chiesti al potere pubblico per contenere questo fenomeno.

Tutto ciò non sorprende: diminuisce la produzione di bombe (se diminuirà) e già si ipotizzano le conseguenze devastanti sull’occupazione. Anche questo è un effetto che caratterizza la nostra epoca: gli investimenti non possono essere programmati per garantire innanzitutto il lavoro, anche attraverso le riconversioni industriali, ma preliminarmente devono tutelare gli interessi dei signori delle guerre e di chi intende consolidare le proprie ricchezze.

Nel corso di questa vicenda il Comitato per la Riconversione della RWM ha espresso un giudizio positivo ma parziale sulla decisione assunta dal nostro Parlamento. È del tutto comprensibile questo atteggiamento: deriva dall’impegno con cui lo stesso Comitato si è battuto, quasi da solo, perché la fabbrica di Domusnovas cambiasse indirizzi produttivi oppure chiudesse.

Non va sottovalutato però che la decisione del nostro Governo risponde solo in parte, per una piccola parte, alle richieste del Comitato. Appare necessario perciò che il lavoro politico culturale e sociale iniziato nel corso di questi anni continui e si estenda in tutta l’isola.

E non sarà facile intensificarlo perché in questo percorso sono ben poche le forze politiche e sindacali disponibili.

E qui bisogna affrontare una riflessione critica nei confronti dei partiti (almeno di ciò che rimane di loro) e dei sindacati sardi. Non si può più accettare che le imprese presenti nei nostri territori portino avanti politiche che non tutelano adeguatamente i diritti e i bisogni dei nostri cittadini. Bisogna promuovere e riflettere sui progetti di riconversione soprattutto quando ci rendiamo conto che le vecchie attività produttive non forniscono più prospettive ai nostri lavoratori e nel contempo neppure rispettano l’ambiente dove operano.

Solo così possiamo tutelare la nostra Autonomia regionale evitando che diventi una copertura degli interessi di chi lucra continuamente sulla crisi.

2 Commenti a “Le prossime scelte della RWM: non illudiamoci”

  1. Rosa Alba Meloni scrive:

    Come mai da parte della RWM tanta celerità nel rispettare una direttiva governativa? quali propositi e interessi ci possono essere dietro una esecuzione così celere? non certo il rallentamento dei bombardamenti sulla popolazione Yemenita, visto l’incremento della produzione che la stessa RWM ha portato avanti fino ad ora, nonostante i numerosi civili massacrati e la costante opposizione da parte di associazioni, comitati e singoli, con manifestazioni, dibattiti, sit in, ricorsi al TAR e denunce varie di illegalità, in Sardegna, Italia ed Europa. Che cosa sia stato concordato tra le parti non ci è dato sapere!
    Va benissimo che non vengano più vendute bombe all’ Arabia Saudita e che si attui finalmente una legge dello stato, la 185/90, dopo numerose sollecitazioni europee e internazionali all’ embargo. Ora si dovrebbe vigilare affinchè non vengano incrementate triangolazioni varie con altri stati che potrebbero bypassare la direttiva!
    C’è poi un altro aspetto: la fabbrica di bombe, e quindi di morte per altri popoli, rimane lì! Io credo che noi Sardi tutti non dovremmo più consentire questo! Non dovrebbe esserci altra alternativa alla chiusura, qualora non si volesse procedere subito nella riconversione. In questa direzione i sindacati confederali avrebbero dovuto muoversi per una vera tutela dei lavoratori e della loro dignità, coinvolgendoli in un processo di riconversione, anzichè sollecitarli a contrastare coloro che si opponevano e si oppongono alla fabbrica di bombe.

  2. andrea pubusa scrive:

    Cari Marco e Rosalba, non capisco perche’ svalutiate la decisione del governo. E’ una vittoria delle lotte in difesa dell”art. 11, della legge e delle risoluzioni Onu e Cons. Europa. E’ una ns. prima vittoria. Bisogna vigilare d’accordo, ma non vedere che la posizione dei Comitati e’ ora fatta propria dal governo, e’ un errore. Tenete conto che anche la giurisdizione non offre garanzie assolute. Al Tar si discetta sulla natura chimica o non dell’attivita’ della RWM, perche’ su tale presupposto la giunta Pigliaru e il sindaco PD di Iglesias hanno autorizzato il raddoppio dello stabilimento. Sulle implicazioni costituzionali e politiche neanche una parola, come i precedenti governi. Partiamo, dunque, da questo buon risultato per ottenere la riconversione. La parola d’ordine dev’essre: niente bombe, niente licenziamenti.

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