L’educazione civica di Salvini

16 Maggio 2019
[Graziano Pintori]

Fra le tante anomalie della politica italiana spicca l’eccezione di Salvini Matteo, il pluriministro multi felpato, che definisce “zecche” i suoi avversari e contestatori politici. E’ il ministro che si lascia fotografare con un mitra in mano, chiude i porti e terrorizza i migranti, visita i muri di sbarramento ungheresi e ordina sondaggi sulla castrazione chimica, per combattere pedofili e stupratori.

Promette galera in base al principio “chi sbaglia paga” e appare graniticamente convinto che il rispetto delle persone, il buon senso e la civiltà umana siano raggiungibili con il “tintinnar di manette” o castrando l’impulso sessuale dei maniaci, piuttosto che dare vigore all’impulso del sapere, alla consapevolezza delle relazioni umane che, stranamente per lui, possono essere anche pacifiche. Tra le quotidiane stravaganze verbose propone, a modo suo, il ripristino dell’educazione civica nelle scuole, una materia fondamentale per la formazione dei futuri adulti. Detta così, da Capitan Salvini, trova poca coerenza pedagogica, con gli argomenti e soliti metodi sbrigativi che caratterizzano il suo fare.

Le parole galera, respingimenti, castrazione, prima gli italiani ecc. costituiscono il vocabolario politicο/pedagogico del ministro leghista, un gergo che  poco ha da condividere con l’educazione civica, se diamo a questa materia lo scopo di formare cittadini educati alla tolleranza, al rispetto delle diversità, alla solidarietà, alla comprensione. Anche l’uso del grembiule, auspicato dal ministro, non sarebbe sufficiente per coprire i gesti e il significato delle sue parole, soprattutto se lo stesso scimmiotta, in quel di Forlì, affacciandosi dal balcone, per salutare l’astante folla, il ripugnante duce Mussolini. Da quale pulpito si parla di grembiuli scolastici per coprire felpe da settecento euro e/o di terza mano, quando lo stesso ministro consuma le felpe, certo non dozzinali, come un prodotto usa e getta? Cosa c’entra lo slogan sull’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole? Essendo, tale slogan, palesemente correlato a un’altra estemporanea dichiarazione: “…rispetto delle regole, ordine e disciplina vanno insegnati fin da piccoli altrimenti abbiamo generazioni che poi arrivano a vent’anni e fanno casino”.

Il ministro dell’interno, che respinge barconi con bambini e donne incinte, nelle vesti del buon papà e in quelle carpite di ministro dell’istruzione dimostra la sua estraneità al valore profondo della famiglia e alla scuola: non sa che l’educazione civica è materia curricolare. Infatti, è in corso di approvazione dal Parlamento un nuovo testo di legge, il cui contenuto (… spazi democratici per educare alla cittadinanza attiva e consapevole, per dare vigore alla cultura, alla solidarietà, al dialogo tra le diversità ecc.) non può essere travisato e falsato dalle dichiarazioni di chi è preda di una compulsiva ricerca del consenso. Il superministro se in modo serio volesse occuparsi di problematiche scolastiche, dovrebbe fermare la bramosia del consenso e riflettere sulla dispersione scolastica e sulla latitanza dei giovani dall’obbligo scolastico. Forse da quell’analisi capirebbe uno dei tanti motivi per cui molti giovani sono i manovali delle organizzazioni mafiose o vittime delle droghe o esecutori di atrocità; oppure capire perché i giovani, per non finire schiavi del lavoro nero, abbandonano l’Italia ecc. In concreto, non ci vogliono fumosi slogan sull’educazione civica o manette, galere o grembiulini obbligatori per questa disperata gioventù.

Non sproloqui quotidiani, ma ben altro. Potendo, suggerirei al ministro pro tempore Salvini Matteo di leggere la Costituzione, sulla quale ha prestato giuramento per svolgere fedelmente l’incarico che tuttora ricopre. Potendo, direi a Salvini Matteo di soffermarsi, fino alla nausea, sull’articolo tre, con la speranza di riuscire a fargli capire quanto sia vuota la vita di chi non riconosce dignità ai suoi simili. Se mi fosse possibile, lo aiuterei per fargli comprendere, pur sapendo che sarebbe dura tale impresa, la pericolosità di certi slogan o frasi, le cui ambiguità fanno correre seri pericoli alla democrazia della nostra Repubblica. Inizialmente gli indicherei di rileggere, se mai l’avesse letta, l’ultima intervista di P.P.Pasolini che fra le altre cose affermò : “Siamo tutti in pericolo – Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e in soggiogatori forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai più poveri. Il potere per imporsi usa anche la spranga, faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio”.

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