Sviluppo insostenibile

16 giugno 2008

Sviluppo insostenibile
Marcello Madau

Energia, alimentazione, grandi opere e gestione dei rifiuti sono al centro della scena politica per via della loro importanza nell’attuale produzione di profitti del capitalismo: è già possibile vedere, e facile pronosticare, un deciso attacco a limiti pesanti come quelli delle regole della tutela ambientale.
Non sarà un caso che la forte vittoria della destra esprima da subito gli interessi dominanti in quei settori, e che la sinistra abbia – nella sua accezione più vasta – ancora assenze, incertezze e divisioni. Il capitalismo nazionale e multinazionale ha anche una bella occasione per realizzare in Italia ciò che non sarebbe così facile altrove: utili assai elevati con tecnologie poco affidabili, o altrove superate se non decisamente abbandonate. Politiche che rischiano di imporsi per la scarsa incisività complessiva della sinistra, la grave debolezza del controllo democratico nelle fabbriche e nel paese.
La voglia della destra al governo di passare, in maniera arrogante, all’incasso, è evidenziata dal dispregio di elementari principi di democrazia come la volontà popolare che nel referendum che nel 1987 bocciò il nucleare, e quelli della sicurezza, subordinati alle superiori esigenze dell’economia e di (in genere presunti) posti di lavoro. Il Partito Democratico, più che al conflitto degli interessi sembra interessato ad una loro discutibile composizione: ne è per certi versi esempio interessante la nuova proprietà del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, l’Unità, che vede, accanto a Renato Soru, il Presidente di quell’Impregilo nota nella costruzione di termovalorizzatori – a quanto pare con qualche difficoltà di realizzazione, come in Campania -, e a suo tempo vincitrice della gara per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.
A sinistra il ritardo politico sembra grave: a fronte di un fittissimo calendario per discutere mozioni, costituire gruppi, definire statuti e regole, firmare appelli, tutti per ‘unire’.
Perché non si prova invece ad unire la c.d. sinistra plurale impostando subito fra la gente decise battaglie anticapitalistiche legate al modello di ambiente? Come quelle a favore delle energie rinnovabili e contro il nucleare, che incombe pericolosamente anche sulla nostra isola; o verso modelli sostenibili di smaltimento dei rifiuti senza ‘appiattirsi’ sugli incineritori , magari conducendo verso di essi (anche se ripuliti nel più rassicurante termine di termovalorizzatori) una critica serrata perché, se non appare affatto dimostrata la sicurezza sul versante salute, sembra certa un’economicità inversamente proporzionale alla crescita virtuosa della raccolta differenziata e di corretti processi di riuso e riciclaggio.

Ugualmente appaiono attuali, e sentite, le battaglie a favore di un’alimentazione corretta e pulita, con rifiuto delle produzioni alimentari geneticamente modificate sino ad un più generale discorso sulla sicurezza e genuinità degli alimenti: questo è uno dei punti dove, non casualmente, la gente manifesta forti preoccupazioni e marca una resistenza al confine estremo della violazione dei corpi realizzata da cibi sperimentali e di ignota provenienza. E’ uno dei settori nevralgici della produzione di utili, se si pensa che le unità di prodotto potenzialmente vendibili possono contarsi nell’ordine dei miliardi, equivalendo alle bocche umane.

Ma le incertezze a sinistra non spiegano le evidenti possibilità che le politiche ambientali della destra possano, con grave danno del pianeta, prevalere: vi è una difficoltà reale a collegarsi alla gente, perché essa è attraversata dalla povertà e da una mercificazione sempre più ampia di gesti, culture, esistenze, corpi e desideri, che chiudono donne ed uomini nella prospettiva di una sola traiettoria esistenziale, la propria, assai precaria e non prevedibile. Pensare di trasferire alle moltitudini l’idea di una battaglia ambientale per sé e le ‘generazioni future’ è un compito davvero arduo, se non si combatte, costruendo presa di coscienza e ribellione (quindi con la critica e la politica), l’essenza stessa della vita-merce e della precarietà (che l’ideologia liberista cerca di trasformare in valore positivo).

La tensione fra sviluppo e ambiente, dunque, è una delle principali sulla quale impostare una battaglia che ora chiamiamo di opposizione. Sta a noi evidenziarla, denunciando inganni, errori e contraddizioni: a partire dai territori sardi, che per molte ragioni si trovano al centro dell’attenzione. Renato Soru vuole parlare di impegno ambientale e presentare le sue credenziali di vincitore del ‘premio Kyoto’ ad una banda di dubbia legalità come il G8; capeggiata da quegli Usa che hanno affossato il protocollo di Kyoto, sono disposti a riciclare nucleare obsoleto al terzo Mondo (compresa l’Italia), che cercano di imporre OGM, carne agli ormoni e polli lavati in varechina.
Non sarebbe male percepire uno scatto di autonomia e ragionevolezza contro una politica che vede di nuovo la Sardegna in pole position per la costruzione di centrali e l’allocazione di scorie nucleari. O sentir parlare di genuinità e qualità ambientale puntando ad un serio sviluppo qualitativo di agricoltura e pastorizia sarda ogm free, capace peraltro di garantire una nicchia vantaggiosa nel mercato.
Su questi temi, a sinistra, è bene lavorare ed agire con molta energia politica e competenze: cercando di essere, come si diceva con fortunata metafora, ‘rossi ed esperti’.
In questo numero, oltre ad alcuni documenti/dossiers da noi proposti, ecco perciò la conversazione con un ricercatore del CNR su rifiuti, salute e inceneritori. E ci piacerebbe che nelle città e nei paesi nascessero da subito impegni contro lo sviluppo insostenibile della destra al governo, vero banco di prova unitario a sinistra.

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