Notti padane. Ragazzi di Teheran

16 Novembre 2012
Valeria Piasentà
Il 14 novembre gli studenti e i sindacati europei della scuola hanno scioperato contro le politiche di austerità che colpiscono istruzione, ricerca e cultura. La mobilitazione avrà il suo culmine il 16 nella Notte Bianca dell’Istruzione Pubblica, che precede la Giornata Internazionale dello Studente.
In Italia: il numero degli studenti, dalla materna alla secondaria superiore, è intorno ai 9milioni su 60milioni e mezzo di residenti; il 10,9% della popolazione è in possesso di un titolo universitario; nel 2009 sono arrivati alla laurea 294.977 studenti su un totale di 1.812.454 (-3,6% rispetto all’anno precedente), con percentuali in calo costante a partire dal 2004 ed elevata mobilità territoriale (Istat, Italia in cifre 2011). Nel 2010 4.200 liceali hanno frequentato scuole estere, il 70% usufruendo di borse di studio, nel 2011 erano 10.000. Il numero degli universitari italiani all’estero è in costante crescita, 38.691 nel 2005 e 42.433 nel 2011, cui si sommano 17.754 studenti col progetto Erasmus (VII Rapporto Italiani nel Mondo, 2011). Un decreto legge del settembre 2011 ha stabilito il numero massimo di visti in ingresso per motivi di studio, il tetto è di circa 50mila dei quali 6mila per il settore artistico-musicale, ma nel 2011 avevamo già 60mila studenti stranieri iscritti nei nostri atenei e 65mila nel 2012, pari al 3,8% della popolazione studentesca totale. Una percentuale molto bassa (le cause sono perlopiù legate alle difficoltà di ottenere borse di studio e visti) se si confronta con l’8,6 della media Ue, il 10,7 della Germania e il 21,6 della Gran Bretagna con dati in crescita, perché la presenza di studenti stranieri è considerata ovunque una risorsa culturale ma anche economica: il ritorno sull’economia locale è quantificato in 5 volte l’importo di ogni singola borsa di studio (European Migration Network). Quindi il bilancio fra gli studenti che vengono a specializzarsi in Italia e quello degli italiani che studiano all’estero, è pressoché in pareggio. Ma non solo viaggiano per studiare, i nostri giovani lasciano l’Italia specie dopo la laurea: nel 2011 27.616 giovani fra i 20 e i 40 anni hanno deciso di espatriare per cercare condizioni di vita e lavoro più favorevoli. Infatti, e sempre secondo lo studio di Italiani nel Mondo, per oltre il 40% dei giovani italiani: «vivere in Italia è una sfortuna».
Questi sono solo numeri. Però dietro i tagli alle politiche scolastiche non ci sono numeri ma persone, alle quali talvolta gli si cambia la vita.
Vi racconto una storia. Insegno a Torino e i miei studenti sono in maggioranza dei ‘fuori sede’, vengono dall’intera regione, da tante parti d’Italia e del mondo. Oltre agli scambi europei organizzati dal progetto Erasmus perlopiù con la Spagna, fra gli stranieri c’è una piccola colonia cinese – arrivata per imparare l’arte e la musica occidentali con un progetto internazionale – qualche sudamericano e un gruppo di iraniani. Gli iraniani in particolare, almeno nella mia esperienza, si distinguono dagli altri per alcune particolarità: si trasferiscono in Italia dopo aver compiuto oltre un percorso universitario completo di studio base della nostra lingua, esperienze artistiche qualificanti in patria, in particolare cinematografiche; e sono ragazzi con storie personali ‘pesanti’. Oggi 5 novembre, il giorno di presentazione del mio corso, uno di loro mi ha raccontato come dopo aver vinto una serie di premi col suo primo cortometraggio, il secondo sia stato bloccato dalla censura iraniana; come sia stato arrestato e poi finito in carcere per due mesi solo per aver partecipato a una manifestazione. Mi ha raccontato le difficoltà affrontate in seguito per ottenere il permesso di espatrio per motivi di studio. «Perché vuoi andare via dal Paese? Perché proprio in Italia?» e lui, giovane attore e regista, ha sbandierato il suo libretto universitario segnato da voti eccellenti e a settembre è finalmente approdato a Torino, una città conosciuta – più o meno a ragione – a livello internazionale come una patria del cinema giovane e indipendente. Ha sostenuto gli esami di ammissione ed è stato accettato. Ora è qui e forse non è opportuno per lui tornare a breve in Iran, ma a Torino non sa come mantenersi: non ha notizie della borsa di studio promessa alla partenza, non ha più casa, cerca un lavoro qualunque per sopravvivere. E poi c’è G. Ha già frequentato un anno del mio corso, oggi è venuto per dirmi che mercoledì torna in Iran, ha detto che tenterà di prepararsi individualmente per sostenere gli esami di febbraio. L’anno scorso ha ricevuto solo la prima rata della borsa di studio ed è incerto l’esborso per quest’anno, dopo i tagli della Regione Piemonte all’Ente regionale per il diritto allo studio. Adesso pure lui è senza casa: la mattina del 30 ottobre è stata sgombrata la residenza studentesca di via Verdi 15, in autogestione da gennaio, dove viveva. La polizia ha circondato l’isolato e chiuso le vie al traffico, sgombrato i locali gettando gli oggetti personali degli studenti dalle finestre fino a riempirne il cortile. Ha diviso il centinaio di studenti fra italiani e stranieri, e ne ha identificati 102. Gli stranieri sono stati schiacciati contro un muro del cortile, poi fotografati insieme ai loro documenti mentre i poliziotti chiedevano: «Perché siete venuti Italia? tornate al vostro Paese». Nel frattempo in strada si riunivano spontaneamente altri giovani che venivano caricati dalle forze di polizia fino al Palazzo della Regione, dove si è diretto il corteo. Da quella notte gli sgombrati da via Verdi hanno dormito in luoghi di fortuna, poi occupato uno spazio in centro. Guardate questa intervista ripresa con un cellulare ad un altro studente iraniano, dove si raccontano l’esperienza di autogestione e lo sgombro. E poi immaginate che sarebbe successo se uno studente italiano all’estero avesse ricevuto un analogo trattamento dalla polizia australiana, o tedesca.
L’Italia non è un paese per giovani, siano essi italiani o stranieri. La Nuova Sardegna del 3 novembre ha pubblicato la fotografia che sta diventando un simbolo degli universitari torinesi in lotta, tratta da un video di Youreporter. E’ ritratto il volto insanguinato di Lorenzo Sanna, universitario ventunenne di Nuoro residente a Torino con la famiglia, quindi non appartiene al centinaio di ragazzi di via Verdi 15. La colpa di Lorenzo? aver suonato il suo tamburo davanti al palazzo della Regione, nella manifestazione di solidarietà con gli studenti di via Verdi, molti dei quali, come i miei studenti iraniani, finiranno anzitempo la loro carriera universitaria a Torino.
Prima di andarsene G. mi ha detto: «i ragazzi italiani in Italia non stanno meglio dei ragazzi iraniani in Iran».

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