Per la cittadinanza sarda onoraria, ovvero per lo Ius Voluntatis

16 Novembre 2018
[Cristiano Sabino]

Il 18 Novembre 2018 a Bologna, presso il Vag61 di via Paolo Fabbri 110, l’attivissimo collettivo Zenti Arrubia, ha organizzato l’assemblea dell’emigrazione sarda in Italia e nel mondo. Era dai tempi di Sardigna Ruja e dal tentativo di organizzare gli emigrati sardi contro il G8 che si sarebbe dovuto tenere in Sardegna che l’emigrazione sarda non aveva altra rappresentanza se non quella al traino dei finanziamenti (e quindi delle direttrici politiche) regionali della FASI (Federazione associazioni sarde italiane).

L’iniziativa di Zenti Arrubia è coraggiosa ed è utile contribuire al dibattito da loro promosso perché l’assemblea non si disperda passato il 18. Ma perché le cose vadano a buon fine l’esperienza insegna che l’emigrazione ha bisogno di consolidarsi attorno a poche e ben indirizzate battaglie.

Bisogna però stare molto attenti perché alle domande legittime e ben centrate poste da Zenti Arrubia (è possibile rimettere al centro del dibattito pubblico sardo l’emigrazione? È possibile l’elaborazione di un piano politico efficace per il rientro degli emigrati sardi in Sardegna?) è possibile – come sempre accade nei processi di trasformazione – dare risposte rivoluzionarie o risposte gattopardesche.

Questo è quanto accaduto per esempio con l’adesione della FASI alla proposta lanciata dai Riformatori Sardi per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione Italiana. L’obiettivo dei promotori di tale proposta è annullare le differenze tra tutti i cittadini italiani, quelli residenti su terraferma e quelli residenti nelle isole. Invece di riconoscere le differenze, culturali ed economiche e porvi rimedio lavorando ad un progetto di emancipazione, si vuole passare una livella agitando lo specchietto delle allodole dei vantaggi economici compensativi che dall’inserimento del principio insulare dovrebbero meccanicamente discendere. In pratica siamo fermi all’ideologia della “perfetta fusione con gli stati di terraferma” del 1847 da cui la classe politica dirigente sarda non si è mai distaccata.

Sotto c’è sempre lo stesso principio di subalternità e inferiorità dei sardi colonizzati. Invece di partire con la rivendicazione delle differenze aspirando a costruire un processo di liberazione, i colonizzati tendono a rivendicare istericamente la loro uguaglianza con i colonizzatori mettendo in scena proposte come quella dell’insularità che si risolvono in un patetico piagnisteo fondato sulla retorica degli italiani di serie B.

Attenzione, non voglio negare che la questione dei trasporti sia strategica, ma questa si può e si deve affrontare attaccando gli speculatori dei trasporti e costruendo un movimento politico che imponga allo Stato italiano di garantirli smantellando i monopoli, non spostando furbescamente l’attenzione su lunghissimi iter di riforma costituzionale che non porteranno mai da nessuna parte e che servono solo ad alimentare la sopravvivenza di un ceto politico che fa della subalternità la sua fortuna.

Una battaglia che invece si potrebbe proporre all’emigrazione non subalterna e che vuole diventare parte attiva nel processo di ricostruzione della Sardegna è quello sulla cittadinanza onoraria sarda proposta dal soggetto-progetto politico Caminera Noa e subito appoggiata dai Radicales Sardos, dall’associazione Don Chisciotte e da Rifondazione Comunista. La proposta rappresenta in effetti l’esatto contrario di quella dell’insularità in Costituzione, perché parte dalla conquista di nuovi diritti e non dalla ratificazione di una condizione di inferiorità.

Oggi il godimento dei diritti politici di cittadinanza in Sardegna passa attraverso l’unico canale della cittadinanza italiana. In altre parole oggi la cittadinanza di cui godono i sardi è quella concessa da uno stato e che assume le fattezze di un diritto-dovere elargito dall’alto. I sardi hanno uno statuto speciale che però non garantisce in nulla le specificità culturali, linguistiche, politiche ed economiche del nostro popolo e si rende necessario quindi lavorare ad una nuova idea di cittadinanza basata non più sulla concessione che lo stato elargisce per sangue o per nascita ai propri appartenenti, ma una cittadinanza volontaria basata sulla libera adesione ad un progetto di libera comunità nazionale.

Ovviamente la Regione Autonoma Sardegna non può dare cittadinanza, perché questa è una prerogativa dello Stato, però sia la RAS che i comuni possono iniziare a lavorare ad una breccia utilizzando e rovesciando lo strumento di “cittadinanza onoraria” facendo così passare il concetto di una cittadinanza aperta a chiunque decida di stabilire un legame stabile con la Sardegna, con la sua cultura, con la sua lingua.

Il progetto ha subito destato l’opposizione di benaltristi e razzisti di varia natura, alcuni mascherati da indipendentisti e sovranisti isolani. Ma come – si legge qui e lì sui social – con tutte le cose importanti che ci sono vi occupate di queste cose? A scanso di equivoci va detto che non esiste nulla di più importante del diritto di cittadinanza e che questo è solo l’inizio di un percorso che va in piena controtendenza rispetto all’idea elitaria, suprematista e fondata sul privilegio della cittadinanza così come si è affermata nella visione di razzisti e fascisti e come viene comunemente intesa dalla quasi totalità delle forze politiche agenti all’interno dello stato italiano: la cittadinanza come bene concesso dall’alto di uno stato eterno, indivisibile, assoluto, armato a difesa dei propri privilegi e non come libera adesione ad un progetto di comunità nazionale libera e autodeterminata.

Agli slogan “prima gli italiani” e “prima i sardi” che sottendono una concezione della cittadinanza come privilegio, la nostra proposta contrappone l’idea della cittadinanza come progetto di vita volontario in una comunità finora non riconosciuta. Un’altra critica mossa è quella relativa al fatto che l’articolato proposto prevede il riconoscimento della cittadinanza onoraria a chiunque ne faccia richiesta. Quindi non “Ius soli” e neppure “Ius culturae” ma “Ius voluntatis”. Non si tratta di un caso e neppure di una svista, bensì di un progetto politico.

La Sardegna si sta dissanguando, ogni anno partono migliaia di giovani che spesso non fanno ritorno. Bisogna rifondare il nostro Paese a partire da chi vuole rendere esplicito il legame con la nostra terra, cioè a partire dalla volontà di ricostruirlo e di rilanciarlo che è la base minima per qualunque tipo di società non destinata alla distruzione. I cittadini onorari riceveranno gratuitamente il corso di lingua, cultura e istituzioni della Sardegna (cioè gli strumenti base per poter esercitare una cittadinanza attiva) e potranno affrontare un esame superato il quale gli si riconosceranno dei crediti formativi spendibili nel circuito scolastico e universitario. Inoltre potranno eleggere alcuni Consiglieri Onorari con diritto di tribuna nel Consiglio Regionale della Sardegna. Questo vuol dire che tutti i sardi che godono di cittadinanza italiana ma la cui specificità nazionale non è riconosciuta, gli emigrati sardi che ormai non risiedono più in Sardegna e quindi non possono incidere nel dibattito sardo e i migranti che risiedono in Sardegna ma che a causa delle restrittive leggi statali italiane non godono di alcun diritto, avranno finalmente una rappresentanza.

Cosa c’è di più importante? Presto nascerà un comitato di tutte le forze politiche, sociali, intellettuali che vorranno portare avanti questa fondamentale battaglia e c’è da augurarsi che anche gli emigranti riuniti a Bologna decideranno di sposarla appieno come volano per poter incidere finalmente nel dibattito politico della Sardegna.

Di seguito la prima bozza presentata pubblicamente che è ovviamente emendabile e migliorabile.

ART. 1 – CITTADINANZA ONORARIA

Sono Cittadini Onorari Sardi tutti coloro che, essendo maggiorenni, hanno fatto richiesta compilando la relativa modulistica in carta semplice.
Può fare richiesta sia chi gode del diritto di cittadinanza italiana sia chi non gode di tale diritto.

ART. 2 – IL CORSO DI CITTADINANZA ONORARIA

La Regione Autonoma della Sardegna invia, a titolo gratuito, a tutti i cittadini onorari un corso gratuito di lingua, storia, cultura e istituzioni autonome e istituisce un esame di Cittadinanza che valuta le conoscenze e le competenze dei candidati relativamente a
a) Lingua Sarda (riferimento di legge)
b) Storia e Geografia della Sardegna
c) Funzionamento delle istituzioni della Regione Autonoma della Sardegna.

La Regione Autonoma della Sardegna stipula intese con le scuole e le Università perché queste riconoscano crediti universitari o scolastici a chiunque superi l’esame di Cittadinanza.

ART. 3 – I CORSI PREPARATORI

La Regione Sardegna organizza ogni anno corsi preparatori sugli argomenti oggetto dell’esame di Cittadinanza.
I corsi preparatori sono online, gratuiti e accessibili a tutti i cittadini onorari.

ART. 4 – DISABILITÀ

I Corsi Preparatori sono accessibili anche a persone affette da sordità, cecità e altre disabilità. La Regione Sardegna può prevedere modalità di esame differenti in considerazione della sordità, cecità o altra disabilità del candidato.

ART. 5 – PLURILINGUISMO

I corsi preparatori saranno redatti in diverse lingue per garantire la fruibilità della loro frequenza al maggior numero di cittadini onorari possibile.
Allo stesso modo anche il modulo della domanda in carta semplice sarà tradotta in diversa lingue.

ART. 6 – Il Consigliere Onorario

I Cittadini Onorari Sardi che non possono partecipare alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale eleggono un Consigliere Onorario.
Il Consigliere Onorario:
a) Può esprimere pareri non vincolanti sugli atti del Consiglio Regionale e della Giunta Regionale
b) Può sollecitare il Consiglio Regionale o la Giunta Regionale sui bisogni e le istanze dei Cittadini Onorari che non possono partecipare al rinnovo del Consiglio Regionale

L’elezione del Consigliere Onorario avviene in concomitanza con quella per il rinnovo del Consiglio Regionale.
Possono candidarsi alla carica di Consigliere Onorario tutti i Cittadini Onorari Sardi.

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