Salvini e il 25 aprile

16 Aprile 2019
[Marco Ligas]

Salvini non parteciperà alle iniziative del 25 aprile. Non sorprende questa decisione, è una conferma delle posizioni conservatrici e reazionarie che manifesta ripetutamente.

È noto come sia lontano dalle idealità e dai valori che hanno consentito la liberazione del paese dalla dittatura fascista. Piuttosto che rispettarne i valori si mostra più interessato a chiudere i nostri porti ai migranti e ad allontanare i Rom dalle nostre città anche con la violenza e col sostegno di organizzazioni neofasciste come CasaPound.

Nel tentativo di mostrarsi un uomo forte ha persino legittimato l’uso delle armi come risoluzione dei conflitti tra singoli cittadini.

Si potrebbe continuare a lungo per sottolineare come l’arroganza e la demagogia facciano parte del suo stile di lavoro e le manifesti anche con l’utilizzo di divise uguali a quelle che usano alcune categorie di lavoratori nel corso di incontri da lui stesso programmati (ora con i carabinieri, o le guardie forestali o i pastori sardi o le forze di polizia).

Come ultima iniziativa ha deciso di recarsi a Corleone proprio il 25 aprile per dare al paese un segnale di italianità più efficace rispetto alle solite manifestazioni che si ripetono stancamente in questa ricorrenza. Ha scelto Corleone come città simbolo per combattere la mafia e le altre organizzazioni malavitose. Peccato che la mafia e più in generale la criminalità organizzata non abbia più Corleone come epicentro ma si estenda sino ai territori della Padania diventati anch’essi, purtroppo e in misura rilevante, estremamente pericolosi. Salvini strumentalmente è rimasto legato ai vecchi convincimenti secondo cui i problemi reali del nostro paese nascono e si perpetuano ancora nel Mezzogiorno.

Ciò che colpisce nella scelta di Salvini è il convincimento di essere diventato la nuova espressione e perciò il vero rappresentante degli orientamenti del paese. Assume queste posizioni non solo a causa della debolezza dei suoi alleati di governo ma anche perché i diversi rappresentanti delle nostre istituzioni non lo contrastano adeguatamente quando manifesta posizioni che poco hanno a che fare con la nostra Costituzione.

Non dobbiamo però sottovalutare altri aspetti importanti che coinvolgono larghi strati sociali del nostro paese. In questi anni, forse decenni, si sono consolidati processi estremamente pericolosi come il razzismo, l’intolleranza e il disprezzo degli altri. È probabile che la crisi economica che stiamo attraversando spieghi almeno parzialmente questi processi.

La concentrazione ulteriore della ricchezza a favore di pochi e la diffusione dell’impoverimento di altri non favoriscono certo atteggiamenti finalizzati all’accettazione dei nuovi equilibri sociali.

Probabilmente è corretto il riferimento che Marco Revelli, citando Piero Gobetti, fa sulla debolezza politica degli italiani. Sostiene Revelli che sia il fascismo che le cadute successive mettono in luce la tendenza degli italiani di consegnarsi di volta in volta a un salvatore della patria. Oggi sembra che sia arrivata l’ora di Salvini.

Questi processi mettono ancora una volta in evidenza la fragilità delle forze politiche che nel nostro paese si sono alternate nella gestione del governo. E le stesse componenti democratiche e di sinistra non sono certo esenti da responsabilità.

L’interesse spesso finalizzato alla sola presenza nelle istituzioni senza una linea politica capace di tutelare innanzitutto la nostra Costituzione ha provocato la crisi odierna. Se non si riesce a imporre una discontinuità col passato anche le sigle di recente formazione non potranno favorire l’uscita dalla crisi.

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